Sospiri: dolci sardi

Sospiri: dolci sardi

La Sardegna è terra di una cucina dai sapori decisi e intensi: con piatti di mare e di terra, questa luogo stupisce per la complessità dei sapori e la capacità di sedurre il palato con l’armonico abbinamento di spezie, odori e profumi.

La Sardegna è nota anche per i suoi dolci, infatti, oggi presentiamo i sospiri sardi, una ricetta abbastanza semplice da elaborare, con un sapore dolce e delicato.

Per preparare i sospiri sardi occorrono:

300 g mandorle

5 mandorle amare

200 g zucchero

la scorza di un limone

60 ml acqua

Per la copertura dei sospiri bisogna realizzare una glassa all’acqua con i seguenti ingredienti:

200 g zucchero a velo

40 ml acqua

Iniziamo la preparazione dei sospiri, mettendo le mandorle dolci e le mandorle amare unite con metà dello zucchero e frullare il tutto. Bisogna ottenere una farina abbastanza liscia. Questo processo può essere saltato utilizzando la farina di mandorle già pronta e sostituendo le mandorle amare con la fialetta aromatica.

Procedere prendendo una pentola in cui versare i 100 g di zucchero restanti, l’acqua e la scorza di limone, prestano attenzione a prelevare dal limone solo la parte gialla della buccia, perché la parte bianca conferirebbe un sapore amaro al composto.

Portare all’ebollizione l’acqua e lo zucchero. Abbassare la fiamma e unire la farina di mandorle. Cuocere il tutto fino a ottenere un composto omogeneo e denso. Una volta tolto il composto dal pentolino, basterà creare delle piccole sfere, schiacciandole leggermente con le mani. così da creare una base.

Infornare i sospiri a 120° per 15 minuti così da fare in modo che si asciughino. Una volta pronti, fateli raffreddare totalmente. Per rifinire i sospiri basterà unire lo zucchero a velo all’acqua e mescolare fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Effettuare l’operazione in un pentolino, in quanto la glassa va cotta a fuoco basso per 5 minuti.

Una volta raffreddata decorate i sospiri con la glassa. Una volta asciugata la glassa potrai gustare questi deliziosi dolcetti. Ma attenzione: l’uno tira l’altro!

Christiane Lohr a Capodimonte

Tra gli eventi da non perdere in programma nella stagione autunnale al Museo di Capodimonte di Napoli segnaliamo sicuramente la mostra di Christiane Löhr, che si terrà dal 26 settembre 2020 al 10 gennaio 2021. 

L’evento è curato da Sylvain Bellenger e Laura Trisorio, e vede la collaborazione di Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea. La mostra va a inserirsi nel ciclo di eventi denominato Incontri Sensibili, incentrato sul dialogo tra arte contemporanea e le collezioni storiche del Museo di Capodimonte.

L’arte di Christiane Löhr si fonda su un rapporto molto stretto con la natura, della quale vuole essere anzitutto una forma di rappresentazione, nel solco di una tradizione millenaria che affonda le proprie origini addirittura nella pittura rupestre e nell’arte parietale di età preistorica.

Appropriarsi della natura attraverso il linguaggio artistico sembra essere la poetica dell’artista tedesca, che ci propone sculture, dipinti e installazioni realizzati con materiali organici forniti direttamente dalla natura stessa: peli di animali, crine di cavallo, fili d’erba, semi. Il risultato è una creatività tesa a evocare con forza e vigore la vitalità insita nella natura, ma al tempo stesso anche la sua stessa fragilità.

Tutti coloro che volessero maggiori informazioni in merito alla mostra di Christiane Löhr al Museo di Capodimonte possono collegarsi al sito ufficiale http://www.museocapodimonte.beniculturali.it per conoscere orari di accesso e chiusura ed eventuali disposizioni dettate dall’emergenza COVID-19 tutt’ora in corso.

Ponza storia di Anna P.

Tra i romanzi ambientati a Ponza non possiamo non annoverare “The Story of Anna P. as told by herself”, del 2014, scritto da Penny Bussetto, autrice sudafricana nata a Durban e vissuta per alcuni anni in Italia prima di tornare a Città del Capo.

L’isola di Ponza fa da sfondo alle vicende di Anna, insegnante di inglese trasferitasi in quei luoghi per motivi di lavoro. La sua vita scorre tranquilla fino a quando l’ispettore di polizia Lupo non inizia a convocarla ripetutamente ad Anzio, in centrale. La narrazione segue i ritmi di vita di Anna, apparentemente docili e blandi, fatti di giri in solitaria per l’isola e frequenti picnic. 

Il lettore inizialmente non capisce il motivo dell’insistenza dell’ispettore Lupo, fino a quando la scrittrice non svela un inquietante retroscena sulla vita della protagonista, ovvero il fatto di frequentare una prostituta in quel di Anzio. Quali sono i motivi? Volontà di evadere dalla monotonia quotidiana? Di sottrarsi a una solitudine così marcata? Oppure c’è dell’altro?

L’evolversi della trama consiste nell’analisi di Penny Bussetto all’interno della psicologia della protagonista Anna, alla scoperta dei meccanismi mentali che possono portare una persona ad assumere condotte di vita tanto lontane da quella che è l’apparenza percepita dagli altri. Naturalmente non è nostra intenzione quella di fornirvi spoiler, per cui anzi vi consigliamo la lettura di questo interessante romanzo che saprà fornirvi una prospettiva diversa dell’isola di Ponza, filtrata attraverso lo sguardo e la memoria di un’autrice che proviene dall’altra parte del mondo.

Una visita nei luoghi in cui è ambientata la storia, poi, è d’obbligo, ma a questo ci pensa SNAV! Prenotate online il vostro viaggio da Napoli a Ponza a bordo dei nostri aliscafi collegandovi al sito web www.snav.it

Capri: la campanella di San Michele

Avete mai sentito parlare delle cosiddette “campanelle di Capri”? Siete stati in vacanza sull’Isola Azzurra e vi è capitato di trovare questo oggetto portafortuna in vendita nei negozi di souvenir o sulle bancarelle, ma non ne conoscete l’origine o il significato? Bene, ci pensiamo noi di SNAV magazine a fugare ogni dubbio circa questo tipico manufatto caprese!

Tutto parte da una leggenda, il cui protagonista è un pastorello rimasto orfano del padre, la cui unica ricchezza era rappresentata da una pecorella. Tuttavia accadde che una sera il ragazzo perse la sua pecora ma, proprio nel momento di massimo sconforto dallo sconforto, ebbe come la sensazione di udire il suono di una campanella in lontananza. A quel punto per lui fu spontaneo e naturale dirigersi verso il luogo dal quale proveniva quello strano tintinnio.

Giunto sull’orlo di un precipizio, il giovane pastore ebbe una visione: gli apparve San Michele sul suo cavallo bianco, che gli regalò la campanella che aveva al collo, promettendogli che lo avrebbe tenuto al riparo da ogni sorta di pericolo. Il bambino prese la campanella e la portò a sua madre, che da quel momento in poi visse in completa felicità e con l’appagamento di qualsiasi desiderio.

Quel luogo è poi diventato famoso grazie alla celebre Villa San Michele, fatta edificare dallo svedese Axel Munthe. La leggenda vive ancora oggi sotto forma di una campanella artigianale da dare in regalo a tutte le persone amate a cui si voglia dedicare buona fortuna nella vita: ecco perché ogni anno, la campanella di San Michele rappresenta uno dei souvenir più acquistati dai turisti che vengono a Capri, addirittura esistono dei gioielli che si ispirano a questo iconico oggetto.

Quante sono le persone a cui vorresti regalare una campanella di San Michele? Siamo certi che la tua lista è ben nutrita: non ti resta che visitare Capri e regalare questo prezioso portafortuna a chi ami di più! Parti con SNAV alla volta dell’Isola Azzurra: aliscafi giornalieri con partenza da Napoli. Prenota online il tuo viaggio sul sito www.snav.it.

Napoli: pasta e cocozza

Avremmo potuto chiamarla “pasta e zucca”, e invece no: perché a Napoli questo ortaggio tipicamente autunnale prende il nome di “cocozza” (specialmente nella sua variante allungata), e a noi di SNAV magazine sembrava più caratteristico attribuire a questa ricetta un sapore spiccatamente local. 

Ecco dunque alcuni consigli pratici per cucinare una gustosissima pasta e cocozza alla napoletana: con pochi e semplici passaggi potrete dare vita a un piatto povero ma genuino, che farà la felicità del palato di chiunque lo assaggerà!

Partiamo innanzitutto dagli ingredienti (per 4 persone):

  • 300 grammi di pasta – preferibilmente tubetti grandi, o al massimo pasta mista -,
  • 500 grammi di zucca,
  • 2 spicchi d’aglio,
  • prezzemolo tritato,
  • olio extravergine di oliva e un po’ di peperoncino

Per prima cosa, l’aglio va fatto soffriggere in un pentola con un filo di olio e il peperoncino; una volta che l’aglio è imbiondito, può essere rimosso: è il momento di “calare” la zucca nel tegame. La zucca va chiaramente ripulita della buccia e dei semi, poi viene tagliata a cubetti e versata in pentola insieme a una discreta quantità d’acqua: portare il tutto a bollore e continuare a cuocere per altri 15 minuti.

Aggiungere il prezzemolo triturato. Per avere un effetto più sorprendente, il consiglio è quello di schiacciare parte della zucca, lasciando intatto altri cubetti: in questo modo si otterrà un giusto mix tra cremosità e consistenza più croccante che darà ancora più gioia al palato. A questo punto è possibile calare la pasta, che dovrà essere cotta nel tegame insieme alla zucca; in caso di secchezza, aggiungere di volta in volta piccole quantità di acqua.

Meglio girare e rigirare la pasta in continuazione in fase di cottura, per evitare che possa attaccarsi alle pareti della pentola. Una volta cotta la pasta, si può procedere con l’impiattamento: all’occorrenza, se lo si vuole, è possibile versare qualche goccia di olio a crudo per aumentare l’effetto di fluidità del piatto.

Grazie alla ricetta della pasta e cocozza alla napoletana potrete accogliere l’autunno facendo il pieno di sapore, sfruttando nella sua essenza più autentica questo ortaggio così caratteristico. Zuppa o minestra? Quel che conta è il gusto!

Sicilia: l’isola di Mozia

Mozia è un’isoletta della Sicilia Occidentale che sorge esattamente di fronte alla città di Marsala. Raggiungibile con una breve navigazione in battello, è un piccolo capolavoro di storia e bellezza paesaggistica: una vegetazione folta e rigogliosa è il biglietto da visita che accoglie ogni turista, per un’escursione che non può prescindere dal Museo di Mozia. Qui è possibile ammirare numerosi reperti archeologici risalenti all’epoca dei Fenici, che disseminarono l’isola di manufatti di ogni tipo all’interno dei loro antichi insediamenti.

Ma il vero fiore all’occhiello di quest’angolo di Sicilia è senza dubbio rappresentato dalle Saline della Laguna dello Stagnone, esperienza da non perdere per tutti gli amanti del saliturismo. Difficilmente si potrà trovare un altro luogo capace di coniugare in modo così perfetto storia, natura e archeologia. 

Le Saline si trovano lungo il tratto di costa che collega Trapani con Marsala, in un punto che storicamente veniva definito la “via del sale” proprio grazie alla produzione caratteristica di questo luogo. Visitarle equivale a calarsi nella cultura di queste zone, alla scoperta di un prodotto d’eccellenza quale è il sale IGP prodotto nelle Saline Ettore e Infersa, che ancora oggi viene raccolto a mano secondo un metodo di lavorazione antichissimo e che si tramanda intatto di generazione in generazione.

D’obbligo, poi, è una visita al Mulino d’Infersa, ancora oggi perfettamente funzionante, nel quale sono ospitati il Museo e la Bottega del Sale. Da non perdere anche l’escursione su Isola Lunga, interessante per via delle varie esperienze che è possibile fare, tra cui giro dell’isola in bici, photo safari e percorso benessere).

In definitiva, una vacanza alle Saline può rappresentare un’idea divertente e soprattutto originale, specialmente per le famiglie con bambini, alla scoperta dei metodi di produzione di un ingrediente imprescindibile per la nostra cultura e soprattutto per la nostra cucina!

Procida in autunno

Ormai ci siamo: è settembre, la bella stagione ci ha ufficialmente salutato dandoci appuntamento all’anno prossimo, i primi freddi iniziano a fare capolino, gli abiti corti pian piano trovano alloggio negli scaffali o nei cassetti meno usati dei nostri armadi.

Tutto ciò sembrerebbe suggerire un’idea di tristezza, o quantomeno di malinconia, eppure per l’isola di Procida non funziona esattamente così: al contrario, scegliere di visitarla durante i mesi autunnali potrebbe rappresentare un’idea originale e vincente, anche a costo di rinunciare al pensiero di un tuffo rigenerante nelle acque cristalline che la caratterizzano (ma per questo non c’è problema, si può sempre scegliere di tornare da queste parti la prossima estate!).

Già, perché Procida in autunno rappresenterà una scoperta tanto piacevole quanto inaspettata per tutti gli amanti della Bellezza in quanto tale, specialmente quella variante che assume le forme e i connotati di un borgo dal fascino senza tempo, umile nel suo splendore, che reca in sé i tratti di un passato che sembra cristallizzarsi in un perenne presente, da perpetuarsi in futuro fino alla fine dei tempi.

Da premettere che la natura clamorosamente mediterranea del luogo garantisce un clima mite e sereno per larga parte del periodo autunnale, rendendo così possibile, senza preoccuparsi eccessivamente delle condizioni meteo, una piacevole escursione di 1 o 2 giorni (o perché no, una fuga d’amore, o magari una breve vacanza rigenerante che elimini le scorie e le tossine nocive di un mondo che ci impone sempre di viaggiare alla massima velocità).

Già, perché slow sembra essere l’aggettivo che meglio descrive l’essenza di Procida in autunno: il turismo di massa è ormai alle spalle, i giorni caotici e frenetici degli arrivi e delle partenze estive sono un lontano ricordo, la natura si è riappropriata dei suoi ritmi compassati e tutto concorre alla creazione di un’atmosfera rilassata e rilassante, nella quale immergersi a fondo, respirare a pieni polmoni e riscoprire il Senso della parola “pace”. 

E così, tra un tramonto con vista mare a Terra Murata e un aperitivo sul porto, tra un giro dell’isola in scooter e una visita ai luoghi del Postino, interpretato dal compianto Massimo Troisi, tra l’odore della brezza marina sulla spiaggia della Chiaiolella e una capatina tra le mille casette colorate della Corricella, fino a una romantica serata al lume di candela in uno dei tipici ristoranti di pesce presenti sull’ “isola di Arturo”, Procida saprà stupirvi e regalarvi emozioni forse sopite da tanto tempo, mostrandosi in tutta la sua immortale bellezza anche nei mesi di ottobre, novembre e dicembre.

Se ritenete che siamo stati abbastanza convincenti, regalatevi dunque l’esperienza di scoprire Procida in autunno e prenotate subito un aliscafo sul sito ufficiale www.snav.it. I mezzi veloci SNAV effettuano partenze tutti i giorni da Napoli, e con una navigazione veloce e piacevole vi condurranno a destinazione, alla scoperta delle infinite meraviglie di questa fantastica isola!

Il Torrione di Forio

Tra le attrazioni meno conosciute di Ischia (ma non per questo meno accattivanti o interessanti), una menzione speciale va fatta per il Torrione di Forio, l’edificio storico più alto di tutto il Comune, per l’appunto, di Forio, che si trova sul versante occidentale dell’isola. Fiera e possente, questa torre sovrasta tutto l’abitato circostante, del quale si erge come vero e proprio simbolo. 

Il Torrione di Forio, in passato, veniva utilizzato come strumento di difesa contro Turchi e Saraceni, che non di rado facevano capolino da queste parti per compiere incursioni e scorribande. La sua costruzione risale alla parte finale del XV secolo: da lassù era possibile avvistare in anticipo l’arrivo del nemico, dando la possibilità alla popolazione di mettersi al riparo dagli attacchi. 

La sua struttura è interamente realizzata in tufo, mentre la pianta mostra un andamento circolare. Sulla parte più elevata troviamo una caratteristica merlatura, ed è proprio qui che generalmente trovavano alloggio i soldati che erano di vedetta; al livello inferiore, invece, venivano stoccate le scorte e conservati i pezzi di artiglieria.

Oggi il Torrione di Forio ospita un importante museo civico, famoso soprattutto per il fatto di custodire le opere di Giovanni Maltese, artista locale che soggiornò proprio all’interno della struttura negli ultimi anni del XIX secolo, la cui opera è visibile ancora oggi. Per chi volesse visitare il Torrione, è possibile effettuare escursioni tutti i giorni dalle 10 alle 12.30, oppure dalle 17 alle 19. 

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