Arte

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La Galleria Meštrović a Spalato

Il mondo artistico croato è rappresentato all’interno di un luogo, stiamo parlando della celeberrima Galleria Meštrović a Spalato.

Quest’ultima è dedicata proprio a uno dei personaggi più eminenti del mondo artistico croato del Novecento, quale fu al secolo Ivan Meštrović.

Le creazioni scultoree del maestro sono, per l’appunto, disseminate in diversi punti della città di Spalato. Le più celebri sono rappresentate, per esempio, dalla statua che raffigura il vescovo Gregorio di Nona. L’opera è collocata di fronte alla Porta d’Oro del Palazzo di Diocleziano

La fortuna dell’opera è dovuta anche alla leggenda che l’alluce dorato della statua porti fortuna a chi riesce a toccarla. Se nel vostro giro di Spalato e del Palazzo di Diocleziano vedete turisti e abitanti della città che toccano l’alluce dorato del vescovo, sapete che il motivo è quello di assicurarsi buona fortuna.

Ma ritorniamo alla nostra Galleria e scopriamo perché è uno dei luoghi più amati dai turisti che amano spostarsi per motivi culturali.

I tesori della Galleria Meštrović 

La Galleria Meštrović si trova ai piedi del colle Marjan e con una meravigliosa vista sul mare. Il museo fu fondato nel 1952 in quella che fu la residenza privata del maestro.

L’edificio si contraddistingue per il pregio architettonico che ne fa a sua volta un’opera d’arte. La galleria è strutturata su tre livelli. Nelle sue sale è possibile ammirare l’ampia collezione dello scultore.

Nella villa si possono ammirare anche le statue e i bronzi. Inoltre, alcune delle sale sono ancora arredate con i mobili e oggetti dell’epoca, che ripropongono i fasti e la bellezza originaria del luogo.

Oltre alle meravigliose opere presenti all’interno della Galleria Meštrović una menzione spetta ai giardini. Quest’ultimi costituiscono un angolo dove la bellezza della natura incontra il pregio delle sculture dell’artista coato.

Accanto alla Galleria c’è il Kastelet. Quest’ultima è una fortezza acquistata e restaurata dallo stesso Meštrović, che oggi custodisce ben 28 bassorilievi realizzati in legno che raffigurano i momenti salienti della Vita di Cristo.

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Museo del Bardo a Tunisi

Il Museo Nazionale del Bardo a Tunisi è situato nella periferia occidentale della città. Il museo archeologico è noto perché raccoglie la più ampia collezione di mosaici romani, tutti in perfetto stato di conservazione che raffigurano i principali racconti mitologici.

Il Museo del Bardo si trova all’interno della fastosa residenza del bey del XIX. La struttura, infatti,è circondata da un lussureggiante giardino decorato con essenze locali. I locali del museo sono distribuiti su tre piani. Le condizioni di luce naturale sono tali da esaltare i reperti esposti.

Il Bardo è la struttura più antica del mondo arabo e dell’Africa, la sua inaugurazione, infatti, avvenne il 7 maggio 1888. All’inizio il era chiamato Museo Alawi, ma dopo l’indipendenza della Tunisia prese il nome di Bardo, dalla località in cui si trova.

Nel 1899 la struttura subì un ampliamento, con l’aggiunta del Piccolo Palazzo, i cui locali furono destinati ad accogliere le collezioni di arte islamica.

Il museo è organizzato in sei dipartimenti, ognuno dei quali accoglie reperti del periodo preistorico, punico, romano, cristiano, arabo-islamico e un ultimo dipartimento destinato ai reperti provenienti da scoperte archeologiche sottomarine.

L’esposizione riveste i pavimenti, le pareti e tavolta anche i soffitti con lo scopo di valorizzare l’arte mosaicale e integrandola perfettamente nell’edificio in maniera molto naturale, così da dare l’effetto che quelle opere siano state concepite proprio per quella sede.

Non a caso la collezione più importante del museo è costituita proprio da un’enorme quantità di mosaici romani del II-IV secolo, tutti contraddistinti da un’eccezionale fattura e conservazione, che di fatto sono il simbolo del museo stesso.

Oltre alle migliaia di metri quadrati di mosaici vi sono opere scultoree di particolare bellezza, così come i reperti punici e le sale arabo-islamiche, risultano particolarmente rilevanti sotto l’aspetto storico.

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Andy Warhol a Napoli

Dal 26 settembre 2019 fino al 23 febbraio 2020 la Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum ospiterà la mostra dedicata a Andy Warhol. Questo evento sarà un modo per scoprire uno dei geni dell’arte contemporanea attraverso un percorso che si snoda attraverso 200 opere.

Attraverso la sua personale concezione dell’arte Andy Warhol ha sicuramente rivoluzionato il concetto di opera artistica, proprio attraverso un modo di sentire visionario e pop. Le sue opere, ritratti, polaroid e disegni, hanno reso soggetti iconici e impressi nell’immaginario collettivo. Fra tutte queste opere non possiamo non citare il ritratto serigrafato di Marlyn Monroe, derivato da un fotogramma la cui autorialità e riconosciuta a Gene Korman.

Focus della mostra sarà anche il rapporto che lega Andy Warhol all’Itala e in particolare alla città di Napoli, rappresentata attraverso la ben nota opera Vesuvius, risalente al 1985. La mostra dedicata a Andy Warhol prende vita da un’iniziativa del Gruppo Arthemisia e Eugenio Falcioni, in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus e Art Motors. Il curatore della mostra è Matteo Bellenghi.

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni dalle 10.00 fino alle 20.00. La biglietteria sarà chiusa dalle 19.00. Sarà possibile godere della mostra anche nel corso delle festività natalizie con orari ridotti il 24 dicembre e il 31 dicembre, quando il museo chiuderà alle 17.00.

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Volcano Extravaganza 2017

Cosa hanno in comune SNAV e l’arte contemporanea? La risposta è Volcano Extravaganza!

Il festival d’arte contemporanea presentato da Fiorucci Art Trust, arrivato alla sua settima edizione, si terrà dal 13 al 16 luglio 2017. L’artistic leader di quest’anno sarà Eddie Peake, che ha intitolato l’edizione I Polpi”. L’ingresso è gratuito.

L’evento è curato da Milovan Farronato e si svolgerà in partnership con The Vinyl Factory di Londra. Il festival presenta una sostanziale differenza rispetto agli anni precedenti, quando la manifestazione era circoscritta all’isola di Stromboli. Quest’anno, invece, alcuni eventi si svolgeranno a Napoli e durante l’itinerario effettuato dai mezzi veloci SNAV sulla rotta che collega Napoli a Stromboli; infine sull’isola di Stromboli.

Gli eventi napoletani si svolgeranno in collaborazione con la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee / Madre·museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli, nell’ambito di Progetto XXI ed. 2017, Itinerari del Contemporaneo e Confronti.

L’evento, unico nel suo genere, è un vero e proprio strumento per dare vita a performance artistiche che uniscono personaggi del panorama artistico contemporaneo con altre figure creative, che quest’anno vengono dal mondo della poesia e della musica. Grazie a questo intreccio interdisciplinare si potrà assistere a una serie di performance che esalteranno le visioni artistiche dei singoli compositori, così come quella di Eddie Peake.

Tra le figure creative che interverranno alla manifestazione possiamo annoverare l’electronic producer Actress, il musicista Gwilym Gold, gli artisti interdisciplinari Evan Ifekoya con Victoria Sin e la poetessa e scrittrice Holly Pester. Questi artisti saranno attivi nel reinterpretare la performance To Corpse di Peake, proposta in 5 variazioni. Ciascuna ripetizione della performance durerà circa 20 minuti, per cui per godere pienamente del senso e della bellezza di ogni atto performativo è consigliabile presentarsi in orario a ogni appuntamento.

Luoghi della manifestazione saranno il vulcano Solfatara, Casa Morra, Le Scalze e il museo MADRE. Inoltre, sabato 15 luglio SNAV sarà lieta di ospitare la performance Fox, concepita nel 2005 da Peake e Sam Hacking. Durante la traversata la performance sarà ripetuta 4 volte, così da dare la possibilità a tutti partecipanti di godere dell’evento.

Non perdere l’occasione di vivere un’esperienza artistica unica: partecipa a Volcano Extravaganza 2017. Il programma del festival può essere visualizzato cliccando qui.

Arte alla Certosa di S.Giacomo

La Certosa di San Giacomo a Capri è un complesso che vanta un’antica storia. Fondata nella seconda metà del Trecento, due secoli dopo fu sottoposta a importanti lavori di restauro, dovuti ai danni riportati a seguito delle incursioni piratesche avvenute nel 1563. L’architettura del luogo presenta quindi diverse stratificazioni, in quanto la struttura fu ampliata anche nel corso del Settecento. Durante il corso dell’Ottocento la Certosa fu soppressa e messa a disposizione per varie destinazioni d’uso: caserma prima, ospizio per invalidi poi. Dal 1860 al 1898 fu sede della V Compagnia di Disciplina, dove venivano confinati anarchici e militari di cattiva condotta.

Oggi la Certosa  rappresenta non solo uno dei monumenti più suggestivi dell’isola di Capri, ma è diventato un vero e proprio centro culturale, dedicato all’arte e alla musica. In particolare, il Refettorio ospita dal 1975 il Museo Diefenbach, che conserva le opere dell’omonimo pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach, che proprio a Capri finì i suoi giorni.

Come abbiamo accennato attualmente gli ambienti della Certosa sono destinanti allo svolgimento di congressi, convegni e mostre temporanee. La Certosa ospiterà fino all’11 dicembre 2016 la mostra di arte contemporanea Capri Orient Express. La mostra è stata curata da Sergio Risaliti, supportato dal coordinamento tecnico scientifico di Patrizia Di Maggio, la quale si occupa della direzione della Certosa.

La mostra si svolge all’interno della manifestazione Capri – The Island of Art, giunta alla sua seconda edizione e che ha lo scopo di trasformare l’isola in un “museo a cielo aperto”, caratterizzando con le opere d’arte i luoghi culto dell’isola.

La mostra di arte contemporanea si focalizza principalmente su tre figure: Marco Bagnoli, Domenico Bianchi e Remo Salvadori. Le opere di questi artisti sottolineano il rapporto tra antico e moderno e si caratterizzano per elementi simbolici di chiara ispirazione orientale e mediorientale.

Le opere scelte per l’esposizione sono un chiaro esempio di dialogo con le culture del Mediterraneo e del lontano Oriente, mostrando la personale visione di ogni singolo artista. I richiami orientali sono presenti anche nell’architettura della Certosa: in tal senso rileviamo una sorta di continuità tra interno ed esterno che costituisce per il visitatore un filo conduttore.

L’arte contemporanea in questo caso assolve anche a un’altra funzione, cioè quella di calamitare l’attenzione verso luoghi simbolo dell’isola, che hanno contribuito a rendere immortale l’identità e la cultura di Capri.

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Associazione culturale Le Due Sirene: progetti di restauro a Napoli

L’associazione culturale Le Due Sirene, fondata il 1° giugno 2014, si batte contro l’abbandono dei monumenti del rione Porta Capuana di Napoli.

È la forza d’animo di due sorelle, Valeria e Simona Iodice, che come due sirene vegliano sulle bellezze del loro luogo di nascita, a dar vita all’associazione. L’obiettivo è valorizzare il territorio e non lasciare abbandonati a loro stessi monumenti di estremo valore e di enorme bellezza.

Purtroppo dopo solo un mese dalla fondazione dell’associazione, Ilaria (27 anni) scopre di avere un male incurabile che, due mesi dopo, la porta via dalla sorella.

Il lutto però non ferma Valeria né tantomeno l’operato dell’associazione, che persegue nel suo obiettivo più viva e motivata che mai.

I prossimi obiettivi dell’Associazione Culturale Le Due Sirene riguardano il restauro della Fontana del Formiello (eretta nel 1573) e dell’Edicola di San Gennaro (completata nel 1708). Entrambi i monumenti sono ubicati in piazza Enrico De Nicola.

Un immenso amore per la propria città e per le sue bellezza, la voglia di non vederla trascurata e maltrattata, la speranza di una Napoli diversa, di una Napoli radiosa e orgogliosa della propria storia e delle proprie origini: questi i sentimenti che guidano l’associazione, e questi dovrebbero essere i sentimenti nutriti da ogni cittadino per la propria città.

Valorizzare i monumenti per creare una consapevolezza storico-artistica e culturale del territorio: è questo il macro obiettivo dell’associazione Le Due Sirene, perché solo con la cultura si può sconfiggere l’ignoranza. Abbandonare i monumenti o vandalizzarli, del resto, è senz’altro sinonimo di ignoranza.

Le battaglie purtroppo non si vincono solo con gli ideali ma servono anche fondi, ed è per questo che l’associazione invita i cittadini a contribuire al restauro della Fontana del Formiello e dell’Edicola di San Gennaro.

Per effettuare una donazione segui le modalità riportate sul sito leduesirene.it.

Napoli: chiesa di San Domenico Maggiore

Nel cuore del centro storico di Napoli domina una delle più importanti basiliche partenopee: la chiesa di San Domenico Maggiore.

Il sacro edificio fu costruito inizialmente in stile gotico per volere di Carlo II d’Angiò, nel 1283, per un voto fatto alla Maddalena durante la prigionia patita nel periodo dei vespri siciliani.
La chiesa, in seguito, divenne il principale centro dell’ordine domenicano nel regno di Napoli.

All’interno della chiesa di San Domenico Maggiore sono conservate numerose opere d’arte, tra le quali l’altare maggiore di Fanzago, affreschi e dipinti di Francesco Solimena e Andrea Vaccaro e, inoltre, monumenti funebri e altari scolpiti nelle cappelle ad opera di Girolamo Santacroce, Tommaso Malvito e Giovanni da Nola.

Nel ‘600 lo stile barocco prese il posto del gotico, tra le opere citiamo la sagrestia decorata su disegno di Giovan Battista Nauclerio. Dalla chiesa provengono due importanti dipinti: l’Annunciazione di Tiziano e la Flagellazione di Caravaggio, oggi ospitati dal museo di Capodimonte.

I turisti che volessero visitare la chiesa di San Domenico Maggiore possono raggiungere Napoli partendo da tutte le destinazioni servite dai traghetti e dagli aliscafi Snav.

Sicilia: il rinascimento siciliano

Il rinascimento siciliano fece la sua comparsa nell’isola tra il 1460 e il 1470 grazie alle presenze di Antonello da Messina, Francesco Laurana e Domenico Gagini.

Il principale artista che aiutò quest’arte ad affermarsi in Sicilia fu sicuramente Messina, il quale dopo essere entrato in contatto con artisti veneziani e fiamminghi, perfezionò la tecnica del colore, grazie al metodo della pittura ad olio.

La scultura rinascimentale fu introdotta nell’isola grazie a Francesco Laurana, il quale aprì una florente bottega e influenzò artisti come Domenico Pellegrino e Pietro de Bonitate. Le maggiori opere vennero realizzate in marmo di Carrara e non più in tufo calcareo.

Il classicismo rinascimentale in architettura fu operato da Matteo Carnivali che inserì elementi gotici e catalani nella Chiesa di Santa Maria della Catena a Palermo; nel 1517, invece, si affacciò sull’isola la pittura rinascimentale in cui Vincenzo degli Anzani fu il primo artista siciliano ad interpretarla.

I turisti desiderosi di visitare opere di rinascimento siciliano, possono approdare sull’isola imbarcandosi a Napoli sui traghetti per Palermo Snav.

Il Rinascimento napoletano

Il rinascimento napoletano si è sviluppato nel capoluogo partenopeo tra il 15° e il 16° secolo.

Le prime opere sono state ispirate dalle culture franco-fiamminghe, in cui numerosi artisti stranieri fecero della corte napoletana l’epicentro di questa nuova contaminazione artistica, che interessava una gran parte del bacino Mediterraneo occidentale.

Nelle corti di Renato d’Angiò fecero capolino il pittore Barthélemy d’Eyck e gli spagnoli Guillém Sagrera e Jaime Baço.
Inoltre, Francesco Laurana, scultore e architetto, si occupò insieme ad altri artisti al rimodernamento del castello napoletano, apportando un’arte figurativa rinascimentale di gran lunga più innovativa che nelle altre città d’Italia.

Nella bottega del pittore d’Eyck si formò anche un grande personaggio che ha dato tanto al Rinascimento Napoletano: Antonello da Messina. Le sue opere si ispiravano alle esperienze fiamminghe e alla monumentalità pierfrancescana (tra i suoi capolavori ricordiamo San Gerolamo nello studio).

Napoli, raffinata culla del rinascimento, è raggiungibile imbarcandosi da tutte le destinazioni servite dalle navi Snav.

Sicilia: il Sarcofago di Raffadali

Il Sarcofago di Raffadali, risalente all’epoca romana, raffigura il ratto di Proserpina, uno dei più famosi miti della tradizione pagana siciliana.

Il sepolcro fu rinvenuto nel 1500 sul monte Grotticelle, una delle alture che circondano la cittadina Raffadali in provincia di Agrigento, insieme ad altre tombe, appartenenti a una necropoli romano-bizantina, scavate nella roccia.

Il sarcofago ritrovato, di notevole interesse artistico e archeologico, è stato dapprima consevato nel palazzo dei principi di Montaperto e successivamente venne donato alla chiesa madre del paese, dove si trova tuttora.

Il Sarcofago di Raffadali raffigura il momento in cui Proserpina viene rapita da Plutone, mentre la parte finale rappresenta mercurio che con una mano tiene i cavalli infernali e con l’altra lo scettro.

La parte alta vede Venere che riceve una corona di ghirlande da un amorino, mentre la parte bassa è rappresentata da due figure che interpretano la terra e l’oceano.

Informiamo i turisti desiderosi di approdare in Sicilia, che possono raggiungerla imbarcandosi a Napoli sui traghetti per Palermo Snav.