Celebrità

Attrici napoletane: Serena Rossi

Tra le protagoniste del piccolo (ma anche del grande) schermo più amate degli ultimi anni, sicuramente un posto d’onore spetta a Serena Rossi, l’attrice e cantante partenopea che ha conquistato il cuore dei fan attraverso una lunga serie di interpretazioni di grande successo.

Nata a Napoli nel 1985, Serena Rossi proviene da una famiglia di musicisti, ambiente nel quale il suo talento canoro ha avuto la possibilità di esprimersi sin dalla tenera età: la scoperta del musical tuttavia avviene durante l’adolescenza, per poi materializzarsi in un vero e proprio esordio nel 2002, anno in cui partecipa allo spettacolo “C’era una volta…Scugnizzi” di Claudio Mattone ed Enrico Vaime in veste di cantante.

Ma è la soap opera in salsa partenopea “Un posto al sole” che la proietta verso il grande pubblico televisivo: qui interpreta il ruolo di Carmen Catalano per quasi una decina d’anni, acquistando una enorme fama su scala nazionale. Da questo momento in poi, si aprono per Serena le porte del teatro e della fiction televisiva. Numerose sono le produzioni a cui l’attrice prende parte: tra queste possiamo ricordare “Salvo d’Acquisto”, “Virginia, la monaca di Monza”, “Il commissario Montalbano”, “L’ispettore Coliandro” e “Che Dio ci aiuti”.

Naturalmente, anche il mondo del cinema si accorge del suo talento, e infatti iniziano a fioccare le sue partecipazioni, spesso come protagonista, in numerosi film di successo: “Song ‘e Napule” e “Ammore e malavita” dei Manetti Bros, “7 ore per farti innamorare” e molte altre pellicole famose.

Una curiosità: per chi non lo sapesse, Serena è anche la doppiatrice della principessa Anna nel film Disney “Frozen” e anche nel sequel “Frozen Fever”, a testimonianza di una personalità artistica dalle mille sfaccettature e multiforme. Ad oggi, senza alcun dubbio Serena Rossi è una delle attrici napoletane più seguite e stimate in Italia.

 

Photo credit: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Serena_Rossi,_2014.jpg

Autore: Margherita Verde

La musica di Pino Daniele

Era il 2011, più precisamente il mese di aprile, quando noi di Snav Magazine dedicavamo al genio e all’estro di Pino Daniele questo articolo: da allora sono passati più di 9 anni e purtroppo, come tutti sappiamo, nel frattempo Pino è venuto a mancare, privando il mondo del suo incredibile talento e di chissà quante altre perle che avrebbe potuto creare e condividere con tutti noi se fosse in vita ancora oggi.

Non è tuttavia scontato dire – non questa volta – che la sua musica e le sue composizioni ci accompagneranno ancora per tanto tempo, sopravvivendo alle leggi dello spazio e del tempo, perché l’eredità artistica e culturale lasciata da Pino Daniele sembra davvero destinata all’Olimpo dell’immortalità, andando a toccare sfere che di solito sono destinate soltanto alle leggende assolute.

Probabilmente in Italia nessuno meglio di lui, negli ultimi 40 anni, ha saputo fondere alla perfezione la musica di stampo popolare (laddove l’accezione è proprio quella tipicamente del “pop”) con i gusti di uno stile raffinato, frutto di una continua ricerca musicale che è riuscita ad esplorare territori talvolta agli antipodi, come quelli del jazz, del blues, della bossa nova e della world music a tinte afro e arabeggianti.

Anche lo switch linguistico, dal napoletano degli esordi all’italiano dei suoi lavori più recenti, segna un percorso artistico che partendo dai vicoli di Partenope ha saputo poi collocarsi su di un piano universale, dando voce con semplicità e incisività al tempo stesso a stati d’animo, emozioni e sentimenti che caratterizzano la vita di tutte le persone, qualunque sia latitudine. Testimonianza di ciò sono le numerose collaborazioni con tanti “mostri sacri” del panorama musicale internazionale, che hanno saputo cogliere lo spessore dell’arte di Pino Daniele e fondersi alla perfezione con essa: come dimenticare i duetti con Eric Clapton, Pat Metheny, Billy Cobham e Chick Corea?

In definitiva, il lascito di questo musicista appare oggi come un tesoro dal valore davvero inestimabile, e non sarà per niente facile trovare un nuovo Pino Daniele. L’unica certezza che abbiamo è che capolavori come “Quanno chiove”, “Terra mia”, “Alleria”, “Anna verrà”, “Yes I know my way”, “Quando”, “Napule è” e tanti altri ancora non smetteranno mai di risuonare nelle case e nei luoghi di aggregazione di tutta Italia e, sicuramente, di tanti altri posti del mondo.

Scrittori napoletani: Maurizio De Giovanni

Tra i talenti che si sono affermati nell’ultimo decennio nel campo della letteratura c’è sicuramente Maurizio De Giovanni.

Nato nel 1958 a Napoli, vive e lavora nella città partenopea, che ha ispirato molti dei suoi racconti. La sua fama come giallista arriva con la partecipazione al  concorso riservato a scrittori del genere emergenti, manifestazione indetta Porsche Italia presso il Gran Caffè Gambrinus.

Il romanzo presentato era intitolato “I vivi e i morti” di cui è protagonista uno dei personaggi più iconici realizzati da De Giovanni, parliamo dell’indomito commissario Ricciardi. Questo racconto è la base di un romanzo edito da Graus editore nel 2006, stavolta intitolato Le lacrime del pagliaccio, che ha avuto una riedizione con Il senso del dolore, che da vita a un filone di romanzi che hanno come focus le indagini del commissario Ricciardi e la sua vita sospesa tra fenomeni paranormali e i delitti.

La pubblicazione delle opere riguardanti il commissario Ricciardi occupano il primo decennio degli anni 2000Nel 2007 Fandango pubblica Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, la prima opera ispirata alle quattro stagioni, cui seguono nel 2008 La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, nel 2009 Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi e nel 2010 Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi.

Il 2012 fa il suo debutto l’Ispettore Lojacono protagonista del racconto ambientato nella Napoli contemporanea dal titolo Il metodo del coccodrillo edito da Mondadori. Seguono la pubblicazione delle stagioni del commissario Ricciardi in versione tascabile e il romanzo Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.

Nel 2013 De Giovanni regala al pubblico una storia nuova, questa volta con una pluralità di protagonisti alle prese con storie complicate e i delitti misteriosi: prende vita una serie di romanzi dal titolo I bastardi di Pizzofalcone, ispirato all’87º Distretto di Ed McBain.

Dal punto di vista stilistico questo romanzo segna il passaggio tra il noir e il police procedural. Non molto tempo dopo De Giovanni propone Buio per i bastardi di Pizzofalcone ed è proprio da questa serie di romanzi che sarà tratta l’omonima fiction proposta sui canali RAI.

Grazie a una scrittura sempre viva e ispirata nello stesso periodo Maurizio De Giovanni partecipa all’antologia Regalo di Natale edito da Sellerio con un suo racconto dal titolo Un giorno di Settembre a Natale.

Nel 2014, invece, per le Edizioni Cento Autori, viene pubblicata un’antologia intitolata Le mani insanguinate, una raccolta di quindici tra i suoi migliori racconti noir.

Sempre nel 2014 esce In fondo al tuo cuore, edito da Einaudi. Quest’ultimo è un nuovo romanzo del commissario Ricciardi e allo stesso tempo viene dato alle stampe Gelo per i bastardi di Pizzofalcone, incentrato sulla squadra dell’Ispettore Lojacono.

A un anno dall’ultima pubblicazione nel 2015 esce Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi e l’anno successivo Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi. Nel dicembre 2016 è la volta di un nuova indagine per la squadra del commissariato più controverso della letteratura, esce: Pane per i bastardi di Pizzofalcone.

L’anno 2017 è il momento di una nuova trilogia di genere mistery chiamata ‘I guardiani’.. Visto il successo di critica e di pubblico i suoi romanzi sono stati tradotti in inglese, spagnolo e catalano, in tedesco e francese.

Socialmente impegnato, l’autore napoletano fa parte del gruppo di scrittori che conducono il laboratorio di scrittura con i ragazzi reclusi nell’Istituto Penale Minorile di Nisida.

Luciano De Crescenzo

Definire nello spazio di un solo articolo la figura di Luciano De Crescenzo sarebbe praticamente impossibile, in virtù della miriade di interessi che questo gigante della cultura partenopea (e non solo) ha manifestato per tutto l’arco della sua vita.

Ingegnere, filosofo, scrittore, regista, personaggio televisivo, attore…a pochi mesi dalla scomparsa, oggi Napoli celebra l’estro e il genio di uno dei suoi figli più illustri, una personalità poliedrica capace di dare voce con sottile ironia e con grande leggerezza all’essenza più autentica della napoletanità, intesa come insieme di valori che, partendo dalla città natale, assumono poi i connotati dell’universalità, rappresentando una vera e propria chiave per comprendere la vita e il significato intero dell’esistenza.

Ma andiamo con ordine: pochi sanno che Luciano De Crescenzo, al successo, ci arrivò per così dire “in ritardo”. Dopo aver lavorato all’IBM di Milano per circa 20 anni in qualità di addetto alle pubbliche relazioni, dopo essere diventato dirigente, ben presto si rese conto che la propria vocazione era un’altra: quella di scrittore e divulgatore di tematiche filosofiche. E così, alla soglia dei 50 anni, anche grazie all’aiuto di Maurizio Costanzo, De Crescenzo salì alla ribalta del grande pubblico grazie al suo celebre libro “Così parlò Bellavista” dal quale, lo ricordiamo, a metà degli anni ’80 fu tratto uno dei film più iconici della cinematografia napoletana.

Da allora, l’attività editoriale non si è mai arrestata e conta ad oggi più di 50 titoli: tra i più importanti possiamo citare “Oi dialogoi”, la “Storia della filosofia greca”, “Storia della filosofia moderna”, “Il caffè sospeso” e molti altri libri ancora.

L’attività cinematografica, invece, vede Luciano De Crescenzo protagonista alla regia con la celebre trilogia che comprende il già citato “Così parlò Bellavista”, “Il mistero di Bellavista” e “32 dicembre”, film di culto che hanno dato vita a un formulario di espressioni e citazioni entrate a far parte di diritto nel bagaglio culturale partenopeo e nazionale.

La sua scomparsa, avvenuta a Roma nel luglio 2019, non ha spento il mito di un intellettuale che ha saputo trovare la formula per rendere “pop” la filosofia, facendo sì che potesse essere accessibile a tutti e non soltanto agli addetti ai lavori.

Omaggio a Luca De Filippo

A una settimana dalla scomparsa di Luca De Filippo desideriamo ricordare il grande attore di natali romani, ma figlio del napoletanissimo Eduardo De Filippo, ripercorrendone la vita, la carriera e i successi.

Luca nasce a Roma nel 1948 e cresce nell’ambiente teatrale De Filippo, una realtà complessa fatta di tradizione e disciplina. Il suo debutto ufficiale lo si ha nel 1955, quando da bambino, come molti De Filippo, riveste i panni di Peppiniello in Miseria e Nobiltà, commedia scritta dal nonno Eduardo Scarpetta. Il debutto vero e proprio però ci fu quando compì vent’anni nel Il Figlio di Pulcinella.

Da quell’apparizione in poi Luca prende parte all’attività teatrale del padre, interpretando diversi personaggi sempre con grande professionalità, eleganza e bravura, proponendo ora il figlio indisponente, ora il finto pazzo e ora indossando i panni di Felice Sciosciammocca. Qualsiasi maschera dovesse indossare Luca mostrava una grande versatilità e capacità di portare sulla scena l’intero comparto delle emozioni e dei conflitti umani, in maniera mai scontata o superficiale.

Inoltre, durante il suo percorso Luca è anche approdato alla televisione, registrando diverse commedie e drammi. Nessuno potrà dimenticare interpretazioni come quella di De Pretore Vincenzo, toccante e ricca di phatos, oppure quella irriverente di Tommasino detto “Nennillo” in Natale in casa Cupiello, oppure di quella di amico infido in Gli esami non finiscono mai, dove interpreta il personaggio di Furio La Spina.

Luca De Filippo ha preso parte anche a diversi progetti cinematografici recitando accanto a Sofia Loren in Sabato, Domenica e Lunedì diretto da Lina Wertmüller. Tra gli altri film a cui ha preso parte ricordiamo Come te nessuno mai di Gabriele Muccino e nel 2012 aveva recitato in Venuto al mondo per la regia di Sergio Castellitto.

Luca ha saputo raccogliere la monumentale eredità paterna con discrezione, dando nuova vita a quelle stesse opere che spesso aveva recitato accanto al padre. Non fu mai un imitatore di quest’ultimo nel riproporre gli stessi ruoli, ma il suo animo gli consentiva di rivestire quegli stessi personaggi di una nuova umanità.

Ultimamente, stava portando sulle scene Non ti pago, un’altra delle celebri commedie di Eduardo, ma la tournée  è stata interrotta a causa dei problemi di salute dell’attore. Luca si è spento il 27 novembre 2015. I funerali si sono svolti presso il Teatro Argentina di Roma in forma civile lunedì 30 novembre. In tale circostanza tutto il mondo dello spettacolo, del teatro e delle istituzioni si è stretto intorno alla famiglia De Filippo per ricordare Luca e le innumerevoli qualità che aveva come uomo e come artista.

Di Luca sicuramente passeranno alla storia l’indiscusso talento e il grande spessore umano, che rappresentano un’eredità preziosa per tutti coloro che amano il teatro e la cultura.

Edoardo Ciannelli da “Gilda” a “Un marito per Cinzia”: storia di un attore made in Ischia

Eduardo Ciannelli è un attore nato a Ischia il 30 agosto nel 1888, ed era originario di Lacco Ameno. Ancora oggi la sua casa, che si trova in una via laterale del corso principale, è di proprietà della famiglia Ciannelli, e l’isola di Ischia l’ha voluto ricordare apponendo una targa sull’edificio, al fine di mantenerne viva la memoria.

Ciannelli era figlio di un medico napoletano, che al tempo era proprietario delle Terme di Santa Restituta. Eduardo conseguì gli studi universitari per intraprendere la stessa carriera del padre, ma la passione per il teatro e il mondo del cinema non gli diede possibilità di scelta, costituendo un’attrattiva irresistibile.

La sua carriera non iniziò come attore, ma prese il via in una compagnia di canto lirico, dato che era un baritono. Come cantante riscosse un notevole successo e si esibì sui più importanti palcoscenici europei. Ricordiamo che si esibì anche alla Scala di Milano.

Nel 1919, all’età di trentuno anni, si stabilì a New York, dove partecipò a diversi spettacoli musicali. La sua bravura lo portò a esibirsi sui palcoscenici di Broadway. New York portò fortuna al giovane cantante e attore ischitano, che proprio in questo periodo conobbe Alma Wolfe, con la quale convolò a nozze. Fu un matrimonio felice che durò tutta la vita.

La sua carriera prese un’altra direzione quando approdò alla prosa, cimentandosi non solo come attore, ma anche come regista. Nel 1933 debuttò nel film Notturno viennese, dove la sua interpretazione gli valse l’attenzione di molti produttori di Hollywood che lo ricercano per le parti di cattivo. In particolare, Ciannelli si trovò spesso a indossare i panni del gangster vista la sua somiglianza con il mafioso Lucky Luciano.

Ciannelli non era solo in grado di interpretare il ruolo del villain, ma aveva una predisposizione naturale per i ruoli comici e brillanti, in cui spesso si cimentava in teatro.

Lavorò con i registi più famosi come Alfred Hitchcook che lo volle nella pellicola del 1940, Il prigioniero di Amsterdam. Dopo il secondo conflitto mondiale, tornò in Italia, dove recitò nel film Patto con il Diavolo di Luigi Chiarini. In seguito continuerà a lavorare tra l’Italia e gli Stati Uniti, con l’unico rimpianto di non aver mai girato un film nella sua amata Ischia.

Anche in Italia Eduardo Ciannelli viene diretto da registi che hanno fatto la storia del cinema: da Zampa a Monicelli, da Sergio Leone a Michelangelo Antonioni.

Edoardo Ciannelli muore a Roma nel 1969, ma nello stesso anno sono usciti tre film a cui aveva partecipato quali: La collina degli stivali, L’oro di MacKenna e Il segreto di Santa Vittoria. Rispetto ai ruoli di spietato assassino che spesso interpretava, chi conosceva Ciannelli ne ricorda il carattere mite e solare.

Personaggi nati a Napoli: Eduardo De Filippo

Il teatro a Napoli è sempre stato un elemento culturale di primo piano grazie alla presenza di personaggi come Eduardo De Filippo, che l’hanno reso celebre in tutto il mondo.

Eduardo nacque nel 1900 da Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo. Questi ultimi, in verità, ebbero una relazione extraconiugale da cui nacquero tre figli: Titina, Peppino ed Eduardo, che presero appunto il cognome della madre.

Eduardo calcò le scene da piccolissimo, infatti, aveva solo quattro anni quando comparve  sul palcoscenico del Teatro Valle di Roma. Già nella prima gioventù mostrò una certa inclinazione per la scrittura e iniziò a comporre le prime poesie.  Nel 1914 entrò a far parte della compagnia teatrale del fratellastro Vincenzo Scarpetta, dove recitava anche Titina. Dopo tre anni, il fratello più piccolo, Peppino, si unì al gruppo teatrale. Per la prima volta i De Filippo furono su un palcoscenico insieme.

Con il sopraggiungere della guerra, Eduardo fu chiamato a prestare servizio di leva come bersagliere. In questo periodo si ritrovò a organizzare spettacoli e recite per i soldati, ed è sempre in questo periodo che maturò la passione per la scrittura che sfociò nella realizzazione del primo atto unico: Farmacia di Turno, in cui emerge la vena amara, spesso presente in molte delle opere di Eduardo.

Nel 1922 scrisse Ho fatto un guaio?Riparerò! che nella versione definitiva fu poi intitolata Uomo e Galantuomo. Questa è un’opera che mostra come Eduardo sia legato non solo alla commedia scarpettiana, ma in qualche modo anche a Pirandello, soprattutto nel trattare i temi della pazzia e del tradimento. Questi temi, appena citati, li ritroviamo anche nella commedia Ditegli sempre di si, rappresentata nel 1927. Dopo la morte del padre, Eduardo cominciò a desiderare di aprire una nuova compagnia con il sostegno e la collaborazione dei fratelli.

Dal 1931 in poi iniziò una prolifica attività compositiva accompagnata, naturalmente, da un’intensa attività teatrale, sempre al fianco degli inseparabili fratelli Titina e Peppino. In questo periodo nacque la compagnia di famiglia, per l’appunto chiamata Il Teatro Umoristico “I De Filippo”. Il 25 dicembre del 1931 va in scena al Teatro Kursaal, per la prima volta, Natale in Casa Cupiello, una delle commedie più amate dal pubblico di tutti i tempi. Insieme alla attività di commediografo che vede la nascita di testi come Chi è cchiù felice ‘e me!, Eduardo continua a esibirsi sui palcoscenici dell’avanspettacolo. Il salto di qualità che trascinò via Eduardo dal provincialismo lo si deve all’incontro casuale con Luigi Pirendello. Tale incontro portò Eduardo a esibirsi nella parte del Ciampa nel Berretto a Sonagli.

Nel 1944, a causa di dissidi, i fratelli Peppino e Eduardo si separano dopo aver recitato per l’ultima volta insieme al Diana. Entrambi fondarono le proprie compagnie, proponendo due modi di fare teatro molto differenti fra loro. Nel 1948 Eduardo acquistò il Teatro San Ferdinando, che all’epoca era semidistrutto. L’inaugurazione del teatro avvenne circa sei anni dopo, con la messa in scena di Palumella zompa e vola. Tra le opere più significative di questo periodo ci sono Napoli Milionaria, Questi Fantasmi e Filumena Marturano, scritta, quest’ultima per Titina. Eduardo continuò a esibirsi e anche a partecipare a progetti cinematografici sia come attore che come regista, che presentavano dei riadattamenti delle sue stesse opere e non solo.

Sono tantissime le commedie e i drammi  che hanno reso celebre Eduardo e ne hanno mostrato la grande bravura nel sondare l’animo umano nelle sue più intime sfaccettature. Tra le commedie della maturità possiamo ricordare Gli Esami non finiscono mai! che risale al 1973 ed è l’ultimo lavoro teatrale scritto da Eduardo. La commedia racchiude la somma di un’esistenza, quella di Giacomo Speranza, che si snoda in tre atti intesi, ricchi di colpi di scena e di momenti di forte emotività, in cui il pubblico è chiamato, come confidente del protagonista a raccoglierne le confidenze e a essere testimone dei momenti più importanti. Nonostante i vari problemi di salute Eduardo si esibì fino alla fine dei suoi giorni. Ricordiamo anche che Eduardo De Filippo fu nominato senatore a vita nel 1981.

Eduardo De Filippo si spense nel 1984, ma le sue opere e il suo spirito vivono per sempre grazie ai tanti che ne coltivano l’eredità, primo fra tutti il figlio Luca De Filippo, che da sempre è il portavoce del genio e delle opere di Eduardo.

Personaggi nati a Napoli: Lorenzo Insigne

Lorenzo Insigne è un attaccante che milita nella squadra di calcio del Napoli. Nato nella città partenopea il 4 giugno del 1991, muove i suoi primi passi calcistici nell’Olimpia Sant’Arpino. Notato dagli osservatori della SSC Napoli, nel 2006 viene inserito nel settore giovanile.

Le prime presenze nel Napoli risalgono al 2009, quando la squadra è guidata da Donadoni e il CT gli accorda la sua fiducia durante alcune amichevoli. L’esordio vero e proprio non tarda: infatti l’anno successivo Walter Mazzari, subentrato a Donadoni, lo schiera nei minuti finali della partita Livorno-Napol,i conclusasi a favore dei partenopei. Tuttavia, per l’attaccante non è ancora il momento di essere inserito in prima squadra: viene così dato in prestito alla Cavese, che in quel momento milita nel campionato di Lega Pro, Prima Divisione.

Gioca sotto la guida di Zdeněk Zeman prima nel Foggia e poi nel Pescara, squadre a cui viene dato in prestito negli anni successivi. Proprio in questo periodo si fa notare per la sua rapidità e per l’agilità nel fraseggio, per la visione di gioco e per l’altruismo dimostrato dai tanti assist fatti.

La stagione del 2011 al Pescara si rivela particolarmente propizia: infatti, totalizza 18 reti e 14 assist che contribuiscono alla promozione della compagine abruzzese in Serie A. Dopo questa annata, finalmente arriva il momento di indossare la maglia azzurra. Insigne sceglie il numero 24 ed è pronto ad affrontare la piazza di Napoli. Alla prima di campionato contro il Palermo è tra i titolari. Inoltre, comincia anche la sua avventura in UEFA Europa League contro gli svedesi dell’AIK.

Da allora la presenza di Insigne al Napoli è stata costellata da momenti di forma eccellente alternati ad altri di rendimento altalenante, che talvolta gli hanno procurato qualche dissapore con gli animi più accesi della tifoseria. D’altro canto, l’attaccamento alla maglia di Lorenzo Insigne è sempre stato palese, e nonostante alcuni momenti di crisi non ha fallito goal pesanti, tanto da segnare un primato importante nel 2014. Infatti, dopo Antonio Di Natale, Lorenzo Insigne è il secondo calciatore italiano ad aver segnato, nella stessa stagione, in tutte le competizioni: Serie A, Champions League, Europa League e Coppa Italia.

La carriera di Lorenzo subisce una momentanea battuta d’arresto il 9 novembre 2014, quando in occasione della partita di campionato contro la Fiorentina rimedia un infortunio abbastanza serio. La diagnosi parla di rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Seppure infortunato, tuttavia, Insigne non fa mai mancare il proprio supporto morale alla squadra.

Il suo rientro in squadra avviene circa cinque mesi dopo l’infortunio, nella partita contro la Roma, in cui gioca i minuti finali. Già al successivo impiego, il 26 aprile 2015, contro la Sampdoria, con la fascia di capitano al braccio Insigne segna un goal che sancisce definitivamente il suo ritorno.

Nel corso degli anni Insigne ha collezionato diverse presenze anche nella Nazionale Italiana, facendo parte sia dell’Under-20 che dell’Under-21, e anche in questi casi si è distinto in più occasioni. Vanta anche presenze nella Nazionale Maggiore, essendo stato convocato da Cesare Prandelli. Forse il futuro prevede ancora tante pagine in azzurro, stavolta quello della Nazionale di Conte; tuttavia una cosa è certa: Lorenzo Insigne sarà un giocatore che farà parlare ancora di sé.

Alessandro Siani

Nato a Napoli il 17 settembre 1975, Alessandro Siani (Alessandro Esposito all’anagrafe) è un comico, regista e attore tra i più apprezzati e affermati d’Italia.

Una lunga gavetta quella di Siani, partita all’interno del laboratorio “tunnel cabaret”, un locale storico di Santa Chiara. A soli 20 anni vince il “Premio Charlot” come miglior cabarettista dell’anno.

Continua la carriera con l’esordio nel 1998 nella trasmissione televisiva “Telegaribaldi”, uno show molto seguito in Campania. Qui interpreta il ruolo di Tatore (un giovane decisamente sopra le righe), uno dei personaggi più famosi e di successo dell’attore.

Altri programmi quali “Pirati”, “Maradona Show” e “Movida” rendono Siani ancora più conosciuto e apprezzato dal pubblico.

Nel 2003 sbarca su Rai 2 con la trasmissione televisiva “Bulldozer”, condotta da Federica Panicucci, interpretando il ruolo del già citato Tatore. Il personaggio rende Alessandro Siani apprezzato anche a livello nazionale.

Ma è con lo spettacolo teatrale “Fiesta” che Siani raggiunge una grande notorietà, che lo rende il comico più popolare della Campania e del sud Italia in generale. Il grande successo di “Fiesta” ha portato anche all’uscita di un DVD che ha venduto ben 26.000 copie.

Dopo “Fiesta” altri spettacoli come “Tienimi presente” e “Per tutti” hanno riscosso un grande successo, rendendo gli spettatori sempre più coscienti della bravura e della sua capacità di tenere la scena.

Nel 2006 debutta al cinema con il film “Ti lascio perchè ti amo troppo” dove interpreta ruolo di protagonista. Vince il premio come miglior attore al Giffoni Film Festival.

Sempre nel 2006 continua la sua esperienza cinematografica con il film “Natale a New York” insieme a Christian De Sica. Nello stesso anno partecipa come inviato allo stadio San Paolo per la trasmissione condotta da Simona Ventura “Quelli che…il calcio”.

Il 12 maggio 2007, sempre allo Stadio San Paolo di Napoli, sono presenti 25.000 persone per il suo spettacolo “Per tutti”.

Il 1 ottobre 2010 è una data importante: esce nelle sale il film “Benvenuti al Sud”, remake del film francese “giù al Nord”. Al fianco di Siani, come co-protagonista, c’è Claudio Bisio: il duo funziona alla grande. Il film riscuote un successo straordinario tra il pubblico e i critici cinematografici, con un incasso di 29.873.491€.

Un altro grande trionfo viene raggiunto con il film “La peggior settimana della mia vita”, in cui Siani interpreta il ruolo del miglior amico di Fabio De Luigi.

Si ripete il successo della coppia Siani / Bisio con “Benvenuti al Nord”, il sequel di “Benvenuti al Sud”. Il film incassa 27.178.307€ ma questa volta non convince molto la critica.

Nel 2013 Alessandro Siani debutta come regista con il film “Il Principe Abusivo”, nel quale interpreta anche il ruolo del protagonista. Viene premiata la sua prima esperienza come regista con un incasso di ben 15 milioni di euro.

Il 1 gennaio 2015 esce il suo secondo film, in cui ha sia il ruolo di regista che di attore protagonista. Il film, dal titolo “Si accettano miracoli”, è girato in Costiera Amalfitana. Nel cast ritroviamo anche Fabio De Luigi.

Sempre nel 2014, da un’idea di Alessandro Siani e con le musiche di Sal Da Vinci, nasce il musical “Stelle a metà”.

Alessandro Siani si conferma oggi sempre più nel panorama italiano con il suo talento, la sua comicità e la sua schiettezza, riuscendo a entrare nei cuori di tutti gli italiani. Un orgoglio partenopeo capace di far conoscere al resto d’Italia il bello della città di Napoli.

 

 

Antonino Cannavacciuolo

Lo chef Antonino Cannavacciuolo è uno dei volti più noti della tv di questi tempi: con il programma “Cucine da incubo“, versione italiana del format americano condotto da Gordon Ramsay, porta in giro per l’Italia le sue ricette e salva ristoratori sull’orlo del fallimento.

Anche se vive e lavora in Piemonte, Cannavacciuolo in realtà è napoletanissimo. Nato nel 1975 a Vico Equense, nella Penisola Sorrentina, dopo aver conseguito l’Attestato di Cucina nel 1994 presso la scuola alberghiera ha proseguito il suo percorso di formazione lavorando in alcuni importanti ristoranti francesi: tra questi l’Auberge dell’Ile di Illerausen e il Buerehiesel di Strasburgo, per poi collaborare con lo chef Gualtiero Marchesi presso la cucina dell’Hotel Quisisana di Capri.

Grazie all’incontro con la moglie, dal 1999 gestisce l’Hotel Ristorante Villa Crespi sul lago d’Orta, di cui è patron Chef. Le sue abilità culinarie gli sono vale nel tempo prestigiosi riconoscimenti, tra cui 2 stelle Michelin, 3 forchette del Gambero Rosso e 3 cappelli de l’Espresso.

La sua idea di cucina si fonda sulla fusione tra elementi piemontesi e campani, per creare un mix di tradizione e innovazione supportato da una grande dose di fantasia e creatività. Queste idee hanno preso forma anche in due libri, “In cucina comando io” e “Pure tu vuoi fare lo chef?”