Sapori mediterranei

Procida: sulle orme di de Lamartine

Tra i tanti itinerari proposti dall’isola di Procida, ce n’è uno che gli amanti della letteratura non possono fare a meno di conoscere: il percorso che porta alla scoperta dei luoghi descritti nel celebre romanzo “Graziella” di Alphonse de Lamartine.

Ricordiamo che l’opera fu realizzata dal celebre poeta e scrittore francese all’indomani del Grand Tour che ebbe modo di compiere tra il 1811 e il 1812: un soggiorno di 14 mesi durante il quale l’autore conobbe e si innamorò di una giovane ragazza procidana chiamata, per l’appunto, Graziella.

Il romanzo, dunque, è intriso di autobiografismo, a giudicare dalla sua trama: è la storia di un giovane francese, proveniente da una ricca famiglia, che desidera sperimentare la vita da pescatore a Procida, e in quella circostanza si innamora di questa fanciulla dagli occhi neri e dai capelli scuri.

Seguendo le orme di de Lamartine, l’itinerario ha come meta finale il Museo Casa di Graziella, che è la ricostruzione dell’ipotetica casa della protagonista del romanzo, con un arredamento composto da oggetti risalenti al XIX secolo.

Il percorso che conduce al museo è altrettanto ricco di fascino: si parte dalla piazza centrale percorrendo la ripida via San Michele, che termina di fronte all’ex Conservatorio delle Orfane. Questo edificio, in tempi moderni, è stato adibito per ospitare il Palazzo della Cultura, dove al secondo piano è possibile visitare il Museo della Casa di Graziella.

Un itinerario da non perdere per tutti coloro che hanno apprezzato lo stile letterario e il fascino della storia raccontata dal grande scrittore francese! Naturalmente, è possibile visitare Procida tutti i giorni con partenza da Napoli e Ischia a bordo degli aliscafi e dei mezzi veloci SNAV.

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Procida: sulle orme di Elsa Morante

C’è un legame indissolubile nella storia della letteratura italiana: è quello che unisce Elsa Morante all’isola di Procida che, come quasi tutti sanno, fa da scenario a uno dei romanzi più celebri della scrittrice, L’isola di Arturo. E’ qui che la Morante trasse ispirazione per l’opera che le valse, nel 1957, la conquista del Premio Strega (prima volta in assoluto per una donna), durante un soggiorno presso l’Albergo Eldorado.

Protagonista della storia, ambientata negli anni Quaranta, è un ragazzo di nome Arturo che, rimasto orfano di madre, trascorre la sua adolescenza sull’isola di Procida, il luogo in cui è nato, idealizzando la figura paterna tra sogni e fantasie eroiche. E sfogliando le pagine del libro è facile riconoscere i luoghi dell’isola, molti dei quali rimasti intatti per quasi 70 anni, scorci pittoreschi che la Morante seppe descrivere con amabile fascino.

Mura antiche, stradine solitarie, frutteti e vigneti, spiagge e scogliere: tutto nel romanzo parla di Procida, e chi desidera oggi fare un tour dell’isola alla scoperta dei luoghi di Arturo può guardare con i propri occhi gli angoli più suggestivi raccontati dalla scrittrice con dovizia di particolari. Il primo che viene in mente è il Parco Letterario Elsa Morante, che corrisponde all’agrumeto dell’Albergo Eldorado (oggi dismesso), nel quale l’autrice diede inizio al romanzo nel 1955: qui, in un contesto tranquillo e ameno al tempo stesso, con lo sguardo rivolto verso il mare e la frescura assicurata dagli alberi di limone, si può provare a chiudere gli occhi e immedesimarsi nello scenario suggestivo che ispirò Elsa Morante.

Tanti riferimenti, poi, riguardano Terra Murata, citata molto spesso nel romanzo come uno dei luoghi frequentati da Arturo: un itinerario che inizia da Piazza dei Martiri e si snoda lungo la Salita Castello, una strada ripida che si affianca a un dirupo a picco sul mare, che conduce infine al Carcere di Procida dove è detenuto Tonino Stella, un amico del papà di Arturo. E poi, alla fine del sentiero, si giunge al Palazzo Reale (conosciuto anche come Palazzo D’Avalos), risalente al XVI secolo.

Chi ha amato L’isola di Arturo non può perdere l’opportunità di scoprire i luoghi raccontati da Elsa Morante all’interno della sua storia: ecco quindi che Procida può rappresentare la meta turistica perfetta per tutti coloro che conservano un posto speciale dentro di sé dedicato a questo bellissimo romanzo.

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La Galleria Meštrović a Spalato

Il mondo artistico croato è rappresentato all’interno di un luogo, stiamo parlando della celeberrima Galleria Meštrović a Spalato.

Quest’ultima è dedicata proprio a uno dei personaggi più eminenti del mondo artistico croato del Novecento, quale fu al secolo Ivan Meštrović.

Le creazioni scultoree del maestro sono, per l’appunto, disseminate in diversi punti della città di Spalato. Le più celebri sono rappresentate, per esempio, dalla statua che raffigura il vescovo Gregorio di Nona. L’opera è collocata di fronte alla Porta d’Oro del Palazzo di Diocleziano

La fortuna dell’opera è dovuta anche alla leggenda che l’alluce dorato della statua porti fortuna a chi riesce a toccarla. Se nel vostro giro di Spalato e del Palazzo di Diocleziano vedete turisti e abitanti della città che toccano l’alluce dorato del vescovo, sapete che il motivo è quello di assicurarsi buona fortuna.

Ma ritorniamo alla nostra Galleria e scopriamo perché è uno dei luoghi più amati dai turisti che amano spostarsi per motivi culturali.

I tesori della Galleria Meštrović 

La Galleria Meštrović si trova ai piedi del colle Marjan e con una meravigliosa vista sul mare. Il museo fu fondato nel 1952 in quella che fu la residenza privata del maestro.

L’edificio si contraddistingue per il pregio architettonico che ne fa a sua volta un’opera d’arte. La galleria è strutturata su tre livelli. Nelle sue sale è possibile ammirare l’ampia collezione dello scultore.

Nella villa si possono ammirare anche le statue e i bronzi. Inoltre, alcune delle sale sono ancora arredate con i mobili e oggetti dell’epoca, che ripropongono i fasti e la bellezza originaria del luogo.

Oltre alle meravigliose opere presenti all’interno della Galleria Meštrović una menzione spetta ai giardini. Quest’ultimi costituiscono un angolo dove la bellezza della natura incontra il pregio delle sculture dell’artista coato.

Accanto alla Galleria c’è il Kastelet. Quest’ultima è una fortezza acquistata e restaurata dallo stesso Meštrović, che oggi custodisce ben 28 bassorilievi realizzati in legno che raffigurano i momenti salienti della Vita di Cristo.

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Il Museo Archeologico di Spalato

La città di Spalato è la meta ideale per delle vacanze all’insegna di cultura. Meta perfetta non solo d’estate, ma anche in primavera, per conoscere le meraviglie artistiche e paesaggistiche del luogo, la città vanta uno dei musei più antichi di tutta la Croazia ed è da molti ritenuto anche il più importante.

I reperti del Museo Archeologico di Spalato

Il Museo Archeologico di Spalato è stato fondato nel 1820 a seguito del decreto del governo dalmata di Zara.

La sezione più rinomata è quella dedicata ai reperti di epoca romana. In particolare, una parte dei manufatti provengono dal Palazzo di Diocleziano.

Altri manufatti sono stati rinvenuti negli scavi di Salona. Nel museo è proposto un excursus a partire dal Neolitico, passando per l’Età del Bronzo fino ad arrivare al periodo paleocristiano.

All’interno delle sale sarà possibile ammirare le ceramiche ellenistiche e la vasta serie di statue e sculture che prendono ispirazione dai racconti mitologici degli Illiri.

Non mancano una serie di sarcofagi paleocristiani. Per gli amanti della numismatica sono presenti monete antiche e medievali. Inoltre, uno dei pezzi più apprezzati è il mosaico raffigurante il mito di Orfeo.

Completa il Museo la grande biblioteca posta al piano superiore dell’edificio. In questo luogo si raccolgono circa 30.000 libri che raccontano l’archeologia e la storia della Dalmazia.

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Procida Capitale Italiana della Cultura

L’isola di Procida è entrata a far parte delle dieci città finaliste che si contenderanno il titolo della Capitale italiana della cultura per l’anno 2022.

La giuria che si occuperà della scelta è stata nominata dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ed è composta da Stefano Baia Curioni, Salvatore Adduce, Francesca Cappelletti, Roberto Livraghi, Cristina Loglio, Franco Iseppi e Giuseppe Pipera.

Procida è l’unica località in Campania che si è aggiudicata il privilegio di accedere alla short list dalla quale sarà tratta la cittadina che rivestirà il ruolo della Capitale italiana per la cultura per il 2022.

Entusiasmo e fermento da parte delle cariche istituzionali e della cittadinanza che ovviamente potranno beneficiare di tutti i vantaggi che comporterebbe l’acquisizione del prestigioso titolo.

La candidatura di Procida è stata coordinata comitato promotore diretto da Agostino Riitano, che aveva in precedenza rivestito il ruolo di project manager supervisor di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.

Un intenso lavoro di coinvolgimento della cittadinanza, tavoli di lavoro, progetti per l’inclusione sociale e l’accessibilità, la creazione di nuove prospettive per i giovani, queste ultime strettamente legate alle nuove tecnologie, riflessioni sul turismo culturale e la destagionalizzazione sono alcuni degli aspetti che si racchiudono sotto lo slogan: “La cultura non si isola”.

La candidatura di Procida è sostenuta dalla Regione Campania e dalle Università campane, come l’Università degli studi di Napoli Federico II, Suor Orsola Benincasa e Luigi Vanvitelli. Non mancano organismi impegnati nella difesa del territorio e della ricerca scientifica, come l’Area Marina Protetta Regno di Nettuno e la stazione zoologica Anton Dohrn. L’iniziativa è promossa anche dalla Camera di Commercio di Napoli e diversi partner privati.

L’accesso alla lista delle finaliste è stata commentata da Riitano in questo modo: “È stata premiata la nostra capacità progettuale – da oggi Procida, prima isola a candidarsi, può essere fiera di rappresentare la Campania e le piccole isole d’Italia, i Campi Flegrei con la loro storia millenaria e, soprattutto, l’ambasciatrice di una cultura che non isola, come dal claim che avevamo ideato prima della pandemia e che ora diventa ancora più centrale”.

Il dossier presentato per la candidatura di Procida si basa proprio sull’identità marinara dell’isola, che ha ispirato diverse opere letterarie e autori nazionali e internazionali. Procida ha ispirato anche opere cinematografiche ed è un centro che vanta una storia antica e tradizioni radicate.

Nell’audit che si terrà a gennaio sarà illustrato nel dettaglio il progetto e le prospettive correlate, che rappresenteranno un’occasione per il rilancio del territorio, dell’economia e del turismo.

Se il progetto sarà ritenuto coinvolgente per la comunità, innovativo e di rilevanza culturale Procida potrà essere la nuova Capitale italiana della Cultura 2022, e rappresentare un vero e proprio volano per il rilancio dell’isola e della Campania a livello nazionale, riportando alla ribalta il prezioso patrimonio artistico e culturale che da sempre caratterizzano l’isola e l’intera regione.

Ponza storia di Anna P.

Tra i romanzi ambientati a Ponza non possiamo non annoverare “The Story of Anna P. as told by herself”, del 2014, scritto da Penny Bussetto, autrice sudafricana nata a Durban e vissuta per alcuni anni in Italia prima di tornare a Città del Capo.

L’isola di Ponza fa da sfondo alle vicende di Anna, insegnante di inglese trasferitasi in quei luoghi per motivi di lavoro. La sua vita scorre tranquilla fino a quando l’ispettore di polizia Lupo non inizia a convocarla ripetutamente ad Anzio, in centrale. La narrazione segue i ritmi di vita di Anna, apparentemente docili e blandi, fatti di giri in solitaria per l’isola e frequenti picnic. 

Il lettore inizialmente non capisce il motivo dell’insistenza dell’ispettore Lupo, fino a quando la scrittrice non svela un inquietante retroscena sulla vita della protagonista, ovvero il fatto di frequentare una prostituta in quel di Anzio. Quali sono i motivi? Volontà di evadere dalla monotonia quotidiana? Di sottrarsi a una solitudine così marcata? Oppure c’è dell’altro?

L’evolversi della trama consiste nell’analisi di Penny Bussetto all’interno della psicologia della protagonista Anna, alla scoperta dei meccanismi mentali che possono portare una persona ad assumere condotte di vita tanto lontane da quella che è l’apparenza percepita dagli altri. Naturalmente non è nostra intenzione quella di fornirvi spoiler, per cui anzi vi consigliamo la lettura di questo interessante romanzo che saprà fornirvi una prospettiva diversa dell’isola di Ponza, filtrata attraverso lo sguardo e la memoria di un’autrice che proviene dall’altra parte del mondo.

Una visita nei luoghi in cui è ambientata la storia, poi, è d’obbligo, ma a questo ci pensa SNAV! Prenotate online il vostro viaggio da Napoli a Ponza a bordo dei nostri aliscafi collegandovi al sito web www.snav.it

Ponza: Un’altra vita

Un’altra Vita è la fiction firmata Rai e Endemol che ha come protagonista l’isola di Ponza. La serie televisiva, composta da sei episodi è stata diretta da da Cinzia TH Torrini, mentre il soggetto è nato da un’idea di Ivan Cotroneo, che ne ha curato la sceneggiatura, affiancato da Stefano Bises e Monica Rametta.

La storia racconta della vicende che investono la vita di Emma una dottoressa che vive nella Milano bene, all’indomani dell’arresto del marito, dovuto a tangenti e per aver assunto nell’ospedale che dirige, personale non qualificato, tra cui anche la sua amante che con la sua incompetenza causa la morte di un paziente.

Emma, data la gravità degli eventi e il clamore mediatico che investe la sua famiglia, decide di allontanarsi da Milano, per trasferirsi con le tre figlie sull’isola di Ponza e lavorare in un poliambulatorio dell’isola.

L’inserimento nella realtà isolana è quanto mai complessa perché Emma deve confrontarsi con l’ostilità della figlia maggiore separata dal fidanzato e con la diffidenza dei suoi pazienti.

La situazione cambia quando Emma aiuta una donna del luogo a partorire, perché impossibilitata a recarsi in ospedale.

Sull’isola Emma conosce Antonio, un uomo misterioso con il quale scatta subito un’attrazione reciproca. L’uomo vive all’interno di una villa che gli isolani evitano, per via dei segreti nascosti al suo interno.

Emma riesce a resistere anche agli attacchi della suocera Elvira che si reca a Ponza per cercare di riportare la famiglia a Milano, ma senza successo. Intanto la permanenza sull’isola viene scossa dalla scoperta del segreto di Antonio, che nasconde una moglie con seri problemi. Emma scopre tutto perché una sottoposta di Antonio viene ferita dalla donna.

Intanto, il marito di Emma viene scarcerato e si reca sull’isola di Ponza, ma i suoi tentativi di riallacciare i rapporti sono vani. La seconda figlia di Emma viene sedotta da un giovane del luogo e nonostante sia stata avvertita più volte dalla sorella maggiore della fama del ragazzo, decide di continuare la relazione. Tuttavia, quando quest’ultima scopre di essere incinta viene abbandonata dal ragazzo.

Emma, intanto, viene chiamata a testimoniare al processo del marito e ne aggrava la posizione, chiudendo a ogni possibilità di ricostruzione del loro rapporto.

Tornata a Ponza Emma deve fronteggiare il disagio della moglie di Antonio che rapisce la sua figlia più piccola, riconoscendo erroneamente in lei la bambina persa anni prima, in seguito a un incidente.

Tutti gli abitanti di Ponza sono solidali con la dottoressa e la aiutano a cercare la figlia. Sarà proprio Antonio a trovare la bambina e a far ragionare la moglie, ma a rischio di perdere lui stesso la vita. Emma si troverà a dover entrare in sala operatoria per salvare Antonio.

Anna, la moglie di Antonio, accetta di farsi curare e di trasferirsi sulla terraferma. Intanto, anche le figlie di Emma sembrano aver trovato la loro dimensione, attraverso la costruzione di nuovi legami. Antonio deve lasciare l’isola per seguire il percorso di riabilitazione della moglie. I due si scambiano una promessa d’amore.

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Franco Cordelli: Procida

Procida diventa l’isola della catarsi e dell’introspezione nel romanzo di Franco Cordelli, intitolato per l’appunto “Procida”. Titolo d’esordio uscito nel 1973, quando l’autore era trentenne, il racconto segue le vicende dell’autore, raccontate attraverso una narrazione che riprende, in particolare nella seconda edizione del romanzo, lo stile del diario.

La vicenda inizia con il protagonista che lascia Roma e la famiglia, per ritirarsi sull’isola di Procida, in una casa che non possiede i fasti e le comodità, ma dove “topi e formiche girano liberamente”.

Sul suo diario, gli accadimenti riportati diventano il resoconto degli stati mentali. In particolare, Cordelli, rifuggendo dal romanzo comunemente inteso, riesce a dare vita a una storia dove nessun evento è significativo.

Quando il protagonista sarà raggiunto dalla figlia e da un gruppo di amici e la vicenda assumerà le caratteristiche di un giallo, con il ritrovamento di un cadavere proprio vicino alla sua casa, allora il racconto assume una diversa prospettiva che infittisce questa discesa nei meandri di stati d’animo complessi come il desiderio di morte che si intreccia con emozioni.

Come lo definiva l’autore stesso: “Procida è un romanzo sulla nientità”.  Il romanzo raccoglie il desiderio di distanziamento dal mondo e dalla natura stessa. Un racconto in cui sono gli stati mentali che hanno bisogno di essere decifrati e non le vicende.

Sicilia: l’artigianato

L’artigianato in Sicilia è un portavoce della cultura locale, attraverso quest’ultimo possiamo scoprire la storia, le influenze recepite dalle diverse dominazioni e dall’incontro con il mondo medio orientale.

Dopo un viaggio in Sicilia, sarà impossibile non ritornare a casa con un souvenier che sia rappresentativo della propria experience. L’artigianato siciliano, infatti, è specializzato nella produzione di diverse tipologie di oggetti, che andranno a impreziosire ulteriormente il design della propria casa oppure si potranno scegliere oggetti come gioielli e abbigliamento, per il gusto di indossare qualcosa di tipicamente siciliano.

Ceramica e terracotta

Nel settore della ceramica il più importante centro di produzione è rappresentato dalla città di Caltagirone, seguito dalle città di  Burgio, Caltagirone, Patti e Sciacca. Tra gli oggetti più iconici ci sono le teste di moro,generalmente vendute a coppie, che rappresentano la testa di una bellissima fanciulla e di un turco.

Questo manufatto prende vita da leggende e storie locali, che ruotano attorno al tema di amore, passione e vendetta.

La produzione della ceramica artigianale siciliana si esplica anche nella produzione di oggetti di uso comune come piatti, tazzine e così via, e dalla tipiche piastrelle finemente dipinte a mano, da rappresentare dei pezzi unici e originali. I motivi moreschi sono valorizzati dall’uso dei colori verde ramino, turchese, giallo oro e manganese.

Tessili, arredamento e tappeti

Nel trapanese è diffusa l’arte della tessitura dei tappeti. In particolare, nella città di Erice, i primi laboratori dedicati alla produzione di tappeti risale alla fine del XIII secolo e si avvale dalle conoscenze ricavate dai rapporti con il popolo greco e medio orientale.

Dall’incontro con queste culture è stato possibile sviluppare una tecnica di tessitura che dà vita a manufatti che si contraddistinguono per il colore e l’originalità della trama. Le produzione contemporanea richiama spesso il patchwork ricavato dall’accostamento di più motivi.

Nel settore tessile, dell’abbigliamento e calzaturiero assistiamo alla produzione di capi orientati a rielaborare i motivi tipici siciliani, che ritroviamo sui carretti, sulle piastrelle e le ceramiche.

L’evoluzione delle forme grafiche e la rielaborazione dei motivi tipici e riscontrabile anche nella produzione di piccole aziende specializzate nella produzione di mobili artigianali, che ripercorrono forme di design vintage, abbinate a imbottiture che richiamano le fantasie moresche, che iconograficamente richiamano la tradizione siciliana.

I mosaici

L’arte musiva rappresenta un altro settore in via di sviluppo, influenzato, sicuramente dai fasti dell’epoca romana. Chi, infatti, non rimane rapito dalla bellezza della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna.

In quest’ultima possiamo ammirare splendidi mosaici, i cui motivi sono ripresi nella produzione attuale, ma non solo. L’arte musiva siciliana si esplica anche in settori quali l’arredamento e il design, con la produzione di oggetti mosaicati come cornici e suppellettili, ai piani per l’arredamento fino alla produzione di pavimenti per gli ambienti indoor che esterni. I mosaici siciliani trovano impiego anche nella pavimentazione delle piscine.

I Pupi e i Carretti Siciliani

I Pupi e i Carretti Siciliani contraddistinguono l’artigianato siciliano. I pupi sono opera di maestri artigiani chiamati pupari. I pupi sono marionette che rappresentano i paladini di Carlo Magno.

Tra le opere riproposte sulle scene c’erano la Chanson de Roland, la Gerusalemme liberata e l’Orlando Furioso. I pupari, pur essendo spesso analfabeti, conoscevano a memoria le gesta epiche degli eroi.

Oltre a curare la fattura dei pupi, infatti, gli artigiani costruivano anche la sceneggiatura e curavano tutti gli aspetti dello spettacolo. Le persone riconoscevano i paladini dalle loro armature lucenti.

Ad oggi il pupo è uno dei simboli distintivi della Sicilia e anche un souvenir molto amati dai turisti.

Il carretto siciliano è la riproduzione di un mezzo di trasporto in uso nel corso del XIX secolo e parte del XX secolo. La caratteristica principale di questi carretti è che venivano decorati con colori sgargianti e decorazioni che richiamavano scene bucoliche.

Nei negozi siciliani di souvenir si possono trovare delle miniature che trasformano il carretto in un oggetto d’arte artigianale, ideale per chi desidera portare a casa uno dei simboli dell’iconografia folcloristica siciliana.

Per raggiungere la Sicilia in comodità e sicurezza scegli le navi Genova Palermo, i traghetti Napoli Palermo o i collegamenti attivi sulla tratta Civitavecchia Palermo.

Panarea: Ginostra il film

L’Italia è un paese amato per produzioni cinematografiche che fanno del paesaggio un protagonista aggiunto. Questo è il caso di Ginostra, il film di Manuel Pradal ambientato nella più piccola delle isole Eolie, Panarea. Il film riunisce un cast internazionale che vede protagonisti Harvey Keitel e Andie McDowell, affiancati da volti noti della fiction e del cinema nostrano come Francesca Neri, Asia Argento, Stefano Dionisi e Mattia de Martin.

Presentato al Toronto Film Festival 2oo2, la trama si sviluppa in un giallo avvincente. Il protagonista è Matt Benson, investigatore dell’FBI, interpretato da Harvey Keitel, il quale è appena stato trasferito a Panarea. La ragione del trasferimento è da riscontrare in un accordo di cooperazione tra intelligence fra Italia e Stati Uniti.

L’investigatore si trasferirà con tutta la famiglia, composta dalla moglie Jessie (Andie McDowell) e la loro figlia di 5 anni Tina. Lo scenario incantevole dell’isola conquista da subito i protagonisti, che iniziano la loro esperienza isolana in una meravigliosa casa situata proprio di fronte al vulcano di Ginostra, con tanto di baia privata.

A  interrompere questo quadro quasi idilliaco concorrerà l’incontro tra Matt con Ettore Greco. Quest’ultimo è un bambino di 11 anni vittima della mafia, con il quale l’investigatore instaura da subito un legame. Ettore è solo e ha perso la sua intera famiglia per un’autobomba.

Matt decide, per ragioni di sicurezza, di portare Ettore con sé a casa. Nel corso della vicenda sarà poi svelato il segreto che lega l’uomo al ragazzino e che darà vita al giallo.

E tu hai visto questo film?

Per rivivere le emozioni di questo appassionante thriller, scopri l’isola di Panarea con SNAV.