Napoli e isole: idee per Natale

Napoli e isole: idee per Natale

A Natale e Capodanno concedersi una vacanza tra Napoli e le isole del Golfo consente di vivere una full immersion tra le tradizioni e costumi locali, ma anche scoprire numerose novità. Il programma del Natale 2019 è abbastanza ricco e non mancano divertimenti per grandi e piccini.

Immancabili i mercatini di Natale dove sarà possibile trovare regali artigianali esclusivi, per omaggiare le persone care con un pensiero originale e soprattutto unico. Attrazione per i bambini sono i villaggi di Santa Claus, dove tra elfi, giochi e piccole ricostruzioni della mitica città del Polo Nord potranno incontrare i loro beniamino.

Per gli amanti della tradizione non può mancare una passeggiata nei centri storici e lasciarsi rapire dall’atmosfera natalizia sottolineata anche dalle luminarie che creano sfavillanti giochi di luce. Per vivere pienamente lo spirito natalizio non può mancare una passeggiata a San Gregorio Armeno per godere della bellezza dei presepi e la maestria degli artigiani che da generazioni realizzano strutture e personaggi, con richiami anche all’attualità.

Per chi ama particolarmente la tradizione del presepe napoletano punto di riferimento è rappresentato dal maestoso presepe presente nella Certosa di San Martino. Il drammatico realismo dei personaggi, le espressioni fortemente realistiche e le scene di vita comune rappresentate ci catapultano in un’atmosfera che ricorda le piazze e i vicoli di Napoli. Sembra quasi di sentire le voci e la confusione del mercato. Finché lo sguardo non indugia sulla discesa degli angeli, verso la Natività.

Sempre per gli amanti del presepe ci sono la Mostra di Arte Presepiale a San Severo al Pendino e la Mostra Internazionale del Presepe in Via Tribunali a Napoli: opere straordinarie tra futuro e tradizione. Quest’ultima si svolge nella chiesa di Sant’Angelo in Segno fino al 14 gennaio 2020.  Per il presepe vivente, invece, a Campagnano sull’isola di Ischia, si svolge la consueta rappresentazione della Natività, generalmente, negli ultimi giorni di dicembre.

Arte e Napoli vanno sempre a braccetto e fino alla fine di marzo sarà possibile assistere alla mostra a cielo aperto di Liu Ruowang allestita in piazza Municipio. Cento lupi di ferro hanno invaso la celeberrima piazza di Napoli, per una installazione artistica che non ha pari. Al Real Museo di Capodimonte, invece, è stata allestita la mostra di Calatrava.

Questo periodo è ideale anche per chi desidera regalarsi l’emozione del grande teatro. Al San Carlo è prevista la Messa in scena dello Schiaccianoci. Altri appuntamenti teatrali sono rappresentati dallo spettacolo di Sal Da Vinci, La Fabbrica dei Sogni in programma all’Augusteo, Peppe Barra al Politeama con la Cantata dei Pastori e lo spettacolo STOMP in scena al Teatro Bellini. Il Palapartenope, invece, ospiterà il concerto di Nino d’Angelo e Gigi d’Alessio.

Natale arriva anche per i piccoli scienziati: proprio nel periodo delle festività natalizie, presso Città della Scienza sono organizzati laboratori e attività che coinvolgeranno i più piccoli alla scoperta dei misteri del nostro mondo.

A Capodanno si potrà festeggiare a Napoli o sulle isole del Golfo partecipando a brindisi di piazza, spettacoli di intrattenimento e di fuochi pirotecnici al fine di salutare il 2019 e dare il benvenuto al 2020 in musica e in allegria. Non mancheranno discoteche a cielo aperto per chi desidera completare la serata con il consueto veglione, oppure rifugiarsi nei propri locali preferiti.

Capperi di Salina: ricette

I capperi o li si amano o li si odiano! Fatto sta che questa deliziosa pianta aromatica è particolarmente indicata per dare quel guizzo in più a diverse pietanze: possono abbinarsi sia a primi e secondi piatti, o anche diventare protagonisti di un gustoso antipasto.

Tra i più pregiati ci sono sicuramente i capperi di Salina. Questi ultimi possono essere preparati in tantissimi modi e aiutare a creare ricette innovative che possono riscuotere successo e approvazione tra i vostri commensali. Ecco alcune ricette, semplice e d’effetto, in cui potreste usare degli ottimi capperi di Salina.

Per chi ha poco tempo basta avere in casa ingredienti come pomodoro, capperi, olive nere, acciughe e un pacco di spaghetti per creare un ottimo primo piatto. Stiamo parlando degli spaghetti alla puttanesca, un vero classico della tradizione italiana, da aromatizzare con i capperi di Salina.

Preparare questo piatto non è affatto difficile, mentre l’acqua per la pasta raggiunge il bollore, dedicatevi alla preparazione del sugo. Basta mettere a rosolare in una padella l’aglio in po’ d’olio d’oliva, aggiungere i filetti di acciuga, i capperi dissalati tritati e lasciar aromatizzare l’olio fino allo scioglimento delle acciughe. Aggiungere quindi i pelati e poi lasciar cuocere il sugo. Una volta pronto, aggiungere le olive schiacciate. Scolata la pasta aggiungerla al sugo e farla saltare in padella per qualche minuto e servire. Può essere realizzata anche la versione senza pomodoro di questo piatto, se non siete fan del pomodoro.

I peperoni ripieni sono un altro classico della tradizione. Una volta divisi in due, pulire i peperoni privandoli dei semi e dei filamenti bianchi. In una ciotola amalgamare filetti di tonno sott’olio, un cucchiaio di capperi dissalati, la mollica di due tre fette di pane raffermo, precedentemente ammollate in acqua e strizzate, un uovo sbattuto e aglio e prezzemolo tritato. Aggiungere il parmigiano grattugiato e mescolare bene. Farcire i peperoni con l’impasto e disporli in una teglia. Cuocere tutto al forno per circa 40 minuti a una temperatura di 180° e poi servire.

Con i capperi possono essere realizzati condimenti tra cui una variante del classico pesto. In un mixer aggiungere due cucchiai di capperi dissalati, olio EVO, qualche foglia di basilico, un filetto di acciuga, una manciata di pinoli e frullare il tutto, ottenendo una crema densa e uniforme. Aggiungere il parmigiano alla fine e utilizzate questo pesto per condire un ottimo piatto di spaghetti.

Infine, come abbiamo detto, i capperi possono essere abbinati anche a secondi piatti, come una bella insalata di polpo, ma anche a filetti d’orata accompagnati da una dadolata di pomodorini con basilico tritato e capperi. Una vera bontà da leccarsi i baffi.

Insomma con i capperi di Salina si possono cucinare delle vere e proprie meraviglie! Provateci anche voi!

 

Napoli: la tarantella

Tra i simboli della cultura napoletana c’è sicuramente la tarantella, un ballo a coppie, dove i ballerini si muovono saltellando e girando vorticosamente al ritmo dei tamburelli. Le origini di questa iconica danza probabilmente sono remote e ci riportano alla Neapolis greca e ai culti legati al dio Dioniso, da cui deriverebbe il ritmo sfrenato e il crescendo di suoni, che come consuetudine accompagnano questa danza.

Si dice, che tuttavia, la terra d’origine sia la città di Taranto, da cui etimologicamente deriverebbe il nome di questa celeberrima danza. Inoltre, la città di Taranto fu anche una delle prime in cui si diffusero i culti orgiastici in onore del dio Dioniso. In più, a tale danza si attribuivano poteri benefici per la guarigione di persone colpite dal morso della taranta, un ragno velenoso endemico nelle campagne pugliesi. Le antiche credenze portavano a pensare che ballando, attraverso il sudore e gli umori, si potesse espellere il veleno dal corpo.

La tarantella, così come la conosciamo, è un ballo che prende vita nel Settecento. La danza era protagonista delle feste più importanti come quella di Piedigrotta o della Madonna dell’Arco ed era ballata dai giovani popolani. All’inizio questo ballo non era ben visto dalla chiesa, proprio per la forte carica erotica, che assumeva e per la frenesia della musica e per questo motivo furono perseguiti, in primo momento, coloro che la ballavano.

Se da un lato, il compito della chiesa fu quello arginare il fenomeno del tarantismo pugliese, ancora legato al mondo pagano, dall’altro canto questa tradizione popolare non andò persa del tutto. Fu proprio a Napoli che questa forma di danza si elevò acquistando una dignità culturale, come dimostrato anche gli spartiti dedicati al genere e composti da grandi maestri tra cui possiamo ricordare Rossini, Respighi, Litz, Chopin e molti altri e a diffondersi in tutto il mondo.

Tuttavia, ogni città e paese del Meridione ha dato vita a una propria declinazione di   questo ballo, tanto da assumere movenze e nomi diversi a seconda del luogo. Quello che distingue particolarmente la tarantella napoletana è la presenza di pochissimi strumenti.

Il ritmo è sostenuto dalle nacchere o da strumenti tipici della tradizione partenopea come il putipù, lo scetavaiasse e il triccabballacche. Se da un lato la tarantella napoletana riprende alcuni aspetti del tarantismo, questa danza ha risentito anche di altri movimenti mutuati da altre danze popolari.

Le storie raccontate attraverso le cantilene della tarantella hanno diversi riferimenti abbastanza licenziosi, che affermano il legame con il tarantismo pugliese, ma allo stesso tempo i riferimenti vengono proposti in maniera nuova e differente.

 

Procida in inverno

L’isola di Procida in inverno è il luogo ideale per passare un po’ di tempo in assoluto relax. Se vi recate sull’isola per impegni di lavoro oppure per trascorrere qualche giorno di vacanza, avrete sicuramente modo di apprezzarne le bellezze in un momento in cui i flussi turistici sono rallentati ed è possibile fruire dei servizi e delle attrazioni offerte dall’isola con maggior calma.

La prima cosa che salterà sicuramente agli occhi mentre l’aliscafo per Procida approda nel porto è l’ampia gamma di colori che caratterizza le case e gli edifici storici. Vi troverete davanti un mosaico cromatico davvero d’effetto, valorizzato dalla mite luce del sole.

Questo è il momento migliore per addentrarsi tra le stradine dell’isola per scoprirne le meraviglie. Dalla piazzetta dell’isola si potrà raggiungere Marina di Corricella. Questo antico borgo marinaro è diventato, a buon diritto, un po’ il simbolo dell’isola.

Oltre che via mare, Marina di Corricella è raggiungibile dalla Gradinata del Pennino, agibile da Via San Rocco, e la Gradinata Scura, accessibile da Via M. Scotti. Se la nostra passeggiata comincia dalle estremità del porticciolo, invece, ci sono altre due gradinate, di cui una culmina nei pressi del Santuario di Santa Maria delle Grazie, mentre l’altra è situata sotto il belvedere di Callia. Quest’ultimo è un posto privilegiato per gli amanti di fotografia e per coloro che amano godere della bellezza di panorami mozzafiato. Da questo punto dell’isola, infatti, la vista si perde ad ammirare il promontorio di Terra Murata, fino a indugiare sulla sagoma celeberrima dell’isola di Capri.

Se la vostra passeggiata comincia dal porto turistico, allora la prima meta da visitare è Marina Chiaiolella. Meta affollata del turismo estivo, vista la presenza di diverse strutture ricettive come hotel e ristoranti. Nella sua essenza questo luogo è sempre rimasto nella sua essenza un borgo di pescatori. Qui è possibile ammirare gli esempi veraci dell’architettura procidana. Da visitare il Santuario di San Giuseppe e da non perdere i magnifici tramonti sull’isola di Ischia e Vivara, da godere stesso dalle spiagge presenti nei dintorni.

Per chi ama il cinema e la letteratura è possibile organizzare le proprie vacanze o un week end strutturando l’itinerario da seguire in base ai luoghi rappresentati in libri e film. Non dimentichiamo che Procida è protagonista in diverse opere cinematografiche, come Il Postino, e fa da sfondo alle vicende raccontate in Graziella di Alphonse de Lamartine e L’isola di Arturo di Elsa Morante.

Visitare Procida offre meravigliose emozioni anche d’inverno. Viaggia anche tu verso l’isola con gli aliscafi per Procida SNAV.

Black Week SNAV 2019

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Barcellona: il quartiere gotico

Si chiama il Barri Gòtic ed è il centro della città di Barcellona. Un luogo affascinate dove ai vicoli si alternano le piazze e delle chiese in stile, per l’appunto, gotico. Il quartiere gotico è parte integrante del distretto Ciutat Vella.

Il Barrio confina ad est con la Via Laietana che funge da separazione con il quartiere del Born e a ovestè delimitato da La Rambla che lo separa a sua volta dal Raval. Inoltre, il quartiere gotico confina sud con il Port Vell, mentre a nord con la Plaça Catalunya.

Questa parte della città oggi rappresenta un polo d’attrazione per tutti i turisti. Trattandosi di un’intricata rete di vicoli e piazzette, quest’area è preclusa al traffico, quindi ci si può dedicare a una passeggiata tra le testimonianze storiche e artistiche che caratterizzano il quartiere gotico, ma allo stesso tempo sarà possibile assaporare i prodotti tipici locali presso ristornati tipici e fare shopping presso i negozi presenti in zona e procacciarsi diversi souvenir.

Ma andiamo con ordine…

In epoche passate, il Barri Gòtic rappresentava il centro politico e religioso cittadino. Basti pensare che il nucleo romano, detto Barcino, sorgeva proprio in quest’area, come dimostra la presenza dell’antica muraglia, quest’ultima quasi interamente conservata. Durante il periodo medioevale si realizzano, proprio all’interno di questa muraglia, la Cattedrale e il Palacio del Obispo.

In particolare, la Cattredrale de la Santa Creu e Santa Eulalia rappresenta una delle massime espressioni dell’architettura gotica, la cui costruzione cominciò nel 1298. Quello che stupisce particolarmente di questa maestosa chiesa è la luce che penetra dalle altissime finestre, creando un’atmosfera assolutamente suggestiva.

Come abbiamo detto, il Barrio Gotico è un susseguirsi di vicoli labirintici, ma poi gli spazi si ampliano e ci troviamo in meravigliose piazze come Plaça Reial con la sua fontana posta al centro e circondata da palme. Altro angolo suggestivo è Plaça del Pi, con la chiesa di Santa Maria del PI, famosa perché presenta una facciata davvero unica con il suo grande rosone.

Se visitate il Barrio Gotico di giovedì non potere perdervi il mercato di Plaça Nova dedicato all’antiquariato, chissà che non sia un’ottima occasione per qualche affare.

L’atmosfera del Barrio è resa ancora più particolare dalla presenza di artisti di strada che intrattengono i turisti e gli abitanti della città con le loro esibizioni. Inoltre, nel quartiere gotico è presente anche il MUHBA ossia il Museu d’Història de la Ciutat de Barcelona, dove è possibile fare anche un percorso sotterraneo che mostra i resti di epoca romana e medievale.

Dopo tanto girare, sicuramente, la fame si farà sentire, ma nel quartiere gotico sono tantissimi i luoghi dove poter regalarsi un’esperienza all’insegna della cucina catalana, oppure, dedicarsi un piccolo break a base di deliziose tapas per poi riprendere il proprio tour della città. Ci sono anche localini che propongono menu turistici, per chi desidera un pasto completo dal primo al dolce.

La notte il Barrio Gotico è il punto di riferimento della vita notturna con i suoi caffè e discoteche dove poter ascoltare musica, concedersi un drink oppure ballare fino alla mattina successiva.

Infine, in quest’angolo vivo e vitale di Barcellona sarà possibile anche trovare tantissimi negozi tipici, dove acquistare oggetti tipici, oggetti di antiquariato, libri e molto altro ancora.

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Zuppa di mele croata

Le mele sono tra i frutti più iconici del periodo autunnale e invernale. Il loro gusto, la loro consistenza e bontà è apprezzata da grandi e piccini. In Croazia questo prelibato frutto è utilizzato per creare un dolce dal sapore vellutato e goloso, parliamo della: zuppa di mele croata.

Il nome può trarre in inganno perché potremo pensare a una consistenza liquida, in realtà la zuppa di mele ha una consistenza densa più simile a quella di un purè. Questo piatto è generalmente servito come dessert. Vediamo ora come si prepara una golosa zuppa di mele e quali sono gli ingredienti.

Ingredienti per la zuppa di mele croata

  • Mele asprigne: 6
  • Cannella in polvere: 1 cucchiaino
  • Limone: 1/2 limone
  • Acqua: 1⁄2 l
  • Farina: 1 cucchiaio
  • Burro: 60 g
  • Vino bianco: 1⁄2 l
  • Zucchero: 1 cucchiaio
  • Dadini di pane: 1⁄2 tazza

Preparazione della zuppa di mele croata

Iniziamo a preparare questo goloso dolce a base di frutta, sbucciando le mele e tagliandole in quarti, facendo attenzione a eliminare i torsoli. Successivamente, tagliare le mele a dadini e metterle in una casseruola. Insaporire i dadini con la cannella e il limone, dopodiché si aggiunge l’acqua. Accendere la fiamma e cuocere fino a quando le mele non si saranno completamente ammorbidite.

Dopo averle passate al setaccio, raccogliere il purè in una terrina. Procedere facendo sciogliere metà del burro in una casseruola, buttatevi dentro la farina. Dopo averla lasciata imbiondita per un momento si deve mescolare continuamente, diluendola con il vino bianco.

Unire lo zucchero e il purè di mele al composto e lasciate ribollire il tutto per un attimo. Per dare un tocco croccante alla ricetta, far sciogliere il burro restante in una padella e tostare i dadini di pane. Per il servizio si può decidere di presentare la zuppa di mele in monoporzioni o in una terrina, a aggiungere alla fine i dadini di pane tostati.

Scrittori napoletani: Maurizio De Giovanni

Tra i talenti che si sono affermati nell’ultimo decennio nel campo della letteratura c’è sicuramente Maurizio De Giovanni.

Nato nel 1958 a Napoli, vive e lavora nella città partenopea, che ha ispirato molti dei suoi racconti. La sua fama come giallista arriva con la partecipazione al  concorso riservato a scrittori del genere emergenti, manifestazione indetta Porsche Italia presso il Gran Caffè Gambrinus.

Il romanzo presentato era intitolato “I vivi e i morti” di cui è protagonista uno dei personaggi più iconici realizzati da De Giovanni, parliamo dell’indomito commissario Ricciardi. Questo racconto è la base di un romanzo edito da Graus editore nel 2006, stavolta intitolato Le lacrime del pagliaccio, che ha avuto una riedizione con Il senso del dolore, che da vita a un filone di romanzi che hanno come focus le indagini del commissario Ricciardi e la sua vita sospesa tra fenomeni paranormali e i delitti.

La pubblicazione delle opere riguardanti il commissario Ricciardi occupano il primo decennio degli anni 2000Nel 2007 Fandango pubblica Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, la prima opera ispirata alle quattro stagioni, cui seguono nel 2008 La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, nel 2009 Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi e nel 2010 Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi.

Il 2012 fa il suo debutto l’Ispettore Lojacono protagonista del racconto ambientato nella Napoli contemporanea dal titolo Il metodo del coccodrillo edito da Mondadori. Seguono la pubblicazione delle stagioni del commissario Ricciardi in versione tascabile e il romanzo Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.

Nel 2013 De Giovanni regala al pubblico una storia nuova, questa volta con una pluralità di protagonisti alle prese con storie complicate e i delitti misteriosi: prende vita una serie di romanzi dal titolo I bastardi di Pizzofalcone, ispirato all’87º Distretto di Ed McBain.

Dal punto di vista stilistico questo romanzo segna il passaggio tra il noir e il police procedural. Non molto tempo dopo De Giovanni propone Buio per i bastardi di Pizzofalcone ed è proprio da questa serie di romanzi che sarà tratta l’omonima fiction proposta sui canali RAI.

Grazie a una scrittura sempre viva e ispirata nello stesso periodo Maurizio De Giovanni partecipa all’antologia Regalo di Natale edito da Sellerio con un suo racconto dal titolo Un giorno di Settembre a Natale.

Nel 2014, invece, per le Edizioni Cento Autori, viene pubblicata un’antologia intitolata Le mani insanguinate, una raccolta di quindici tra i suoi migliori racconti noir.

Sempre nel 2014 esce In fondo al tuo cuore, edito da Einaudi. Quest’ultimo è un nuovo romanzo del commissario Ricciardi e allo stesso tempo viene dato alle stampe Gelo per i bastardi di Pizzofalcone, incentrato sulla squadra dell’Ispettore Lojacono.

A un anno dall’ultima pubblicazione nel 2015 esce Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi e l’anno successivo Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi. Nel dicembre 2016 è la volta di un nuova indagine per la squadra del commissariato più controverso della letteratura, esce: Pane per i bastardi di Pizzofalcone.

L’anno 2017 è il momento di una nuova trilogia di genere mistery chiamata ‘I guardiani’.. Visto il successo di critica e di pubblico i suoi romanzi sono stati tradotti in inglese, spagnolo e catalano, in tedesco e francese.

Socialmente impegnato, l’autore napoletano fa parte del gruppo di scrittori che conducono il laboratorio di scrittura con i ragazzi reclusi nell’Istituto Penale Minorile di Nisida.