Sardegna: whale watching

Sardegna: whale watching

La Sardegna il luogo ideale anche per gli amanti delle immersioni e non solo. In particolare, l’isola è diventata famosa per l’avvistamento di delfini e balene come dimostrano diversi video reperibili in rete di video amatori.

Sul territorio sono nate diverse associazioni che offrono la possibilità di effettuare delle escursioni dove è possibile effettuare l’avvistamento di cetacei, ma anche di altre specie come razze e tartarughe, ottenendo anche numerose informazioni di carattere scientifico, che interesseranno gli adulti, quanto i partecipanti più giovani.

Dove si avvistano le balene e i delfini in Sardegna?

Un posto privilegiato dove poter effettuare Whale Watching in Sardegna è sicuramente la Costa Smeralda. Proprio tra la Corsica e la Sardegna gli studiosi hanno accertato la presenza di un canyon che prende il nome di Canyon di Caprera.

Questo luogo presenta le condizioni perfette per i cetacei che trovano cibo in quantità e un angolo tranquillo dove riprodursi.

In questo luogo non è difficile imbattersi in balenottere comuni, capodogli, pesci luna, senza dimenticare le tartarughe e le specie di delfini come zifi, grampi, tursiopi.

Altra località simbolo per l’avvistamento di delfini è il Golfo degli Aranci dove sono nati progetti di eco-turismo che abbinano alle escursioni di tipo scientifico anche un’attenta operazione di sensibilizzazione riguardo il rispetto dell’ambiente e il rispetto del mare.

Anche il Golfo di Orosei è una meta privilegiata per l’avvistamento di balene, delfini, alcune specie di squalo e anche razze giganti. Le escursioni partono dal porto di Cala Gonone per raggiungere il mare aperto e godersi lo spettacolo della natura.

Per chi predilige il sud della Sardegna per le proprie vacanze, allora si potranno effettuare delle escursione nelle acque di Costa Rei e Villasimius proprio per avvistare i cetacei che popolano anche quest’area.

Cosa c’è da sapere prima di effettuare un’escursione di Whale Watching

Prima di effettuare un’escursione in barca per avvistare i cetacei e le altre specie che costituiscono la fauna marina bisogna informarsi sui periodi migliori in cui si ha più possibilità di incontrare queste specie.

Inoltre, è bene essere correttamente equipaggiati sia per quanto riguarda l’abbigliamento e una copertura per il capo. In più, è sempre bene portare con sé un rimesio antiemetico, nel caso si possa rischiare di avere la nausea.

L’escursione deve svolgersi nel pieno rispetto delle specie marine, alcune delle quali sono molto sensibili ai rumori forti e possono risultare infastidite o impaurite, soprattutto se scortano i loro cuccioli.

La finalità di queste escursioni è anche sensibilizzare i partecipanti riguardo le tematiche dell’inquinamento. Più che mai è indispensabile assumere un comportamento corretto, evitando di abbandonare qualsiasi tipo di rifiuto in mare.

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Immersioni a Procida

L’isola di Procida non è da intendersi come la meta ideale soltanto per chi ama ritagliarsi un momento di quiete e relax in un contesto tranquillo e per certi versi “fuori dal mondo”: la nuova capitale italiana della cultura per il 2022, infatti, può offrire un contesto perfetto anche per i professionisti e gli amanti delle immersioni, grazie alla presenza di fondali ricchi di meraviglie, tutte da scoprire.

L’isola, lo ricordiamo, fa parte del Regno di Nettuno, area marina protetta nella quale non è infrequente poter avere incontri ravvicinati con delfini, capodogli e cetacei tipici del Mediterraneo: vale dunque la pena cimentarsi in un’immersione guidata o in attività di snorkeling, magari in presenza di un istruttore qualificato che possa accompagnare il turista alla scoperta dei fondali e dei siti di immersione più belli di Procida.

Tra questi possiamo annoverare la zona di Punta Pizzaco, che si trova sul lato est dell’isola, un punto in cui il mare raggiunge una profondità di oltre 100 metri ed è possibile ammirare gorgonie rosse con uova di gattuccio, castagnole, saraghi, salpe, spugne colorate e anche meravigliosi rametti di cristallo rosso in cui spesso è possibile vedere da vicino aragoste, astici e pesci San Pietro.

Anche Punta Solchiaro offre spunti incredibili per chi vuole immergersi sott’acqua: uno di questi, ad esempio, è costituito dalla presenza di una banchina antica, risalente probabilmente all’epoca micenea, a ridosso della quale è visibile una parete rivestita di Gerardia Savaglia. Anche qui la fauna non scarseggia: polpi, scorfani, saraghi e ricciole sono i padroni di casa di questo tratto di mare.

Per non parlare poi della Secca del Castello, specchio di mare sul quale incombe il promontorio dominato dall’antico carcere borbonico: anche qui troviamo una proliferazione nutrita di gorgonie gialle e pesci di varia natura.

Chiudiamo poi con un ultimo consiglio: d’obbligo è un’immersione nell’area di Punta Monaci, che si trova in corrispondenza di Terra Murata. Qui, all’ingresso della Grotta del Bue, alla profondità di circa 7 metri troviamo una statua dedicata alla Madonna che fu posta tempo fa da una scuola di subacquea.

Snav Magazine consiglia un’escursione a Procida anche a chi ama la pesca subacquea, che può essere effettuata in tutti i mesi dell’anno. I siti principali per chi vuole cimentarsi in questa specialità sono in prossimità della franata di Punta Solchiaro, presso la baia del Carbogno, lungo la parete rocciosa di Punta Pizzaco e infine presso lo Scoglio dello Schiavone.

Ricordiamo infine che l’isola è raggiungibile tutti i giorni dell’anno da Napoli grazie agli aliscafi per Procida SNAV: prenota online il tuo prossimo viaggio attraverso il sito www.snav.it!

Attrici napoletane: Serena Rossi

Tra le protagoniste del piccolo (ma anche del grande) schermo più amate degli ultimi anni, sicuramente un posto d’onore spetta a Serena Rossi, l’attrice e cantante partenopea che ha conquistato il cuore dei fan attraverso una lunga serie di interpretazioni di grande successo.

Nata a Napoli nel 1985, Serena Rossi proviene da una famiglia di musicisti, ambiente nel quale il suo talento canoro ha avuto la possibilità di esprimersi sin dalla tenera età: la scoperta del musical tuttavia avviene durante l’adolescenza, per poi materializzarsi in un vero e proprio esordio nel 2002, anno in cui partecipa allo spettacolo “C’era una volta…Scugnizzi” di Claudio Mattone ed Enrico Vaime in veste di cantante.

Ma è la soap opera in salsa partenopea “Un posto al sole” che la proietta verso il grande pubblico televisivo: qui interpreta il ruolo di Carmen Catalano per quasi una decina d’anni, acquistando una enorme fama su scala nazionale. Da questo momento in poi, si aprono per Serena le porte del teatro e della fiction televisiva. Numerose sono le produzioni a cui l’attrice prende parte: tra queste possiamo ricordare “Salvo d’Acquisto”, “Virginia, la monaca di Monza”, “Il commissario Montalbano”, “L’ispettore Coliandro” e “Che Dio ci aiuti”.

Naturalmente, anche il mondo del cinema si accorge del suo talento, e infatti iniziano a fioccare le sue partecipazioni, spesso come protagonista, in numerosi film di successo: “Song ‘e Napule” e “Ammore e malavita” dei Manetti Bros, “7 ore per farti innamorare” e molte altre pellicole famose.

Una curiosità: per chi non lo sapesse, Serena è anche la doppiatrice della principessa Anna nel film Disney “Frozen” e anche nel sequel “Frozen Fever”, a testimonianza di una personalità artistica dalle mille sfaccettature e multiforme. Ad oggi, senza alcun dubbio Serena Rossi è una delle attrici napoletane più seguite e stimate in Italia.

 

Photo credit: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Serena_Rossi,_2014.jpg

Autore: Margherita Verde

Dolci di carnevale siciliani

La Sicilia è una terra nota per l’ottima cucina ed è nota anche per la golosità dei suoi dolci. Miele, ricotta, mandorle sono solo alcuni degli ingredienti tipici che rendono le ricette del Carnevale siciliano imperdibili.

Alcune di queste, poi, come i cannoli siciliani, sono entrati a far parte della piccola pasticceria che spesso viene offerta nelle occasioni di festa o alla domenica a fine pasto.

I cannolo siciliano: estasi di ricotta avvolta in una cialda croccante.

Il cannolo è sicuramente una delle ricette più conosciute tra i dolci siciliani. Il contrasto tra la crema vellutata e la cialda croccante crea un mix irresistibile. La cialda può essere fritta, ma anche cotta in forno, una volta avvolta fresca intorno a una cannula. Il ripieno è realizzato semplicemente con tre ingredienti: ricotta, zucchero e gocce di cioccolato. 

Esistono versioni che prevedono crema bianca e crema al cioccolato, quest’ultima ottenuta mischiando anche della polvere di cacao al suo interno rendendo il cannolo bicolor. La finitura può essere realizzata con granella di pistacchio e frutta candita per dare un ulteriore tocco di colore.

La testa di turco di Castelbuono: una tradizione che si rinnova anche nella gastronomia.

Quando si parla di testa di turco ci ritorna alla mente l’iconografia dei tipici vasi siciliani. Ma a questo nome corrisponde anche un delizioso dessert perfetto per carnevale e non solo. Di origini arabe, la testa di turco è un dolce al cucchiaio che conquisterà grandi e piccini. Tante sfoglie golose, fritte e sottili si alternano a una crema a latte aromatizzata con cannella e limone. Secondo le testimonianze, questo dolce fu inventato quando i Normanni sconfissero gli Arabi. 

I dolci classici periodo carnevalesco: chiacchiere, castagnole, sfinci e cassatelle.

Anche in Sicilia, nel periodo di carnevale si usa preparare chiacchiere e castagnole. Questi dolci, infatti, ormai hanno diffusione in tutta Italia e per il loro gusto semplice e delizioso sono molto apprezzati. In Sicilia, oltre a queste specialità si possono gustare anche gli sfinci. Questi ultimi sono gustose frittelle ripiene di uvetta. Sempre nell’ambito dei dolci fritti troviamo le cassatelle di ricotta. La ricetta vede protagonista questi ravioli fritti, che vengono riempiti con ricotta zuccherata e talvolta cioccolata. sono delle mezzelune di pasta fritte ripiene di ricotta zuccherata (io metto anche del cioccolato) e ricoperte di zucchero.

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Procida Capitale Italiana della Cultura 2022: “Vittoria epocale”

Gioia sull’isola per la nomina del MiBACT. Il sindaco: “Orgogliosi”. Il direttore della candidatura: “La nostra vittoria incarna la profezia del cambiamento delle politiche culturali del nostro Paese”

L’isola di Procida è stata scelta dal MiBACT come Capitale Italiana della Cultura 2022 dalla commissione presieduta da Stefano Baia Curioni.

Nella motivazione con cui questa mattina la commissione ha nominato Procida Capitale Italiana della Cultura 2022, letta in diretta dal ministro Dario Franceschini, si legge che “il progetto culturale presenta elementi di attrattività e qualità di livello eccellente. Il contesto di sostegni locali e regionali pubblici e privati è ben strutturato, la dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo è straordinaria, la dimensione laboratoriale, che comprende aspetti sociali e di diffusione tecnologica è dedicata alle isole tirreniche, ma è rilevante per tutte le realtà delle piccole isole mediterranee”.

Secondo la giuria il progetto presentato da Procida “potrebbe determinare, grazie alla combinazione di questi fattori, un’autentica discontinuità nel territorio e rappresentare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del paese. Il progetto è inoltre capace di trasmettere un messaggio poetico, una visione della cultura, che dalla piccola realtà dell’isola si estende come un augurio per tutti noi, al paese, nei mesi che ci attendono”.

Il tema del dossier di Procida è “La cultura non isola” perché “la terra isolana è luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza, è modello delle culture e metafora dell’uomo contemporaneo. Potenza di immaginario e concretezza di visione ci mostrano Procida come capitale esemplare di dinamiche relazionali, di pratiche di inclusione nonché di cura dei beni culturali e naturali”.

Il programma culturale, nato da una serie di sessioni che hanno visto il coinvolgimento attivo della popolazione, abbraccia, tra l’altro, 44 progetti culturali, 330 giorni di programmazione, 240 artisti, 40 opere originali e 8 spazi culturali rigenerati.

“Siamo felici e orgogliosi per la scelta del MiBACT – dichiara Dino Ambrosino, sindaco di Procida – che premia gli sforzi dell’intera collettività dell’isola e il sostegno di chi ha, sin dalla prima fase, creduto in una sfida ambiziosa e appassionante.

Procida sarà la capitale culturale del golfo di Napoli, del comprensorio flegreo, della Campania e di tutte le piccole isole d’Italia e del Mediterraneo. Ci aspetta un lavoro lungo e stimolante, esprimiamo la nostra soddisfazione in un momento particolare per l’intero Paese e nel rispetto di chi ha sofferto e soffre per la pandemia”.

“E’ stata una vittoria epocale  – sottolinea Agostino Riitano, direttore della candidatura – perché la commissione ha compreso che il progetto di Procida incorpora un cambio del paradigma della cultura nel nostro paese, non solo grandi città d’arte ma anche e soprattutto lo straordinario patrimonio culturale diffuso nei piccoli centri. Siamo convinti che il concetto di ‘minore’ contenga il senso della profezia. In questo la nostra vittoria incarna la profezia del cambiamento delle politiche culturali del Paese”.

Le maschere del carnevale napoletano

Il Carnevale è tra le ricorrenze che vantano particolari peculiarità in tutto il Bel Paese, e in questo la Campania non fa differenza. Questa terra, infatti, ha dato natali a diverse maschere e personaggi, tra cui la più famosa di tutte è sicuramente la maschera di Pulcinella.

Ma l’antica tradizione dell’Atellana e della Commedia dell’Arte ci ha regalato anche tanti altri personaggi.

Tra questi ultimi possiamo annoverare la maschera di Tartaglia e di Scaramuccia, che con la loro verve portano in scena i diversi aspetti dell’animo umano, rendendo grottesche ed esasperate le inettitudini.

Tartaglia: il dottore balbuziente

Nel dettaglio, Tartaglia è un dottore dall’aspetto goffo e corpulento. Il nome deriva dalla balbuzie che conferisce al personaggio un determinato ritmo nel parlare, dal quale deriverebbe l’effetto comico, amplificato dalla forte miopia.

L’abito verde a strisce gialle costituisce un motivo di accostamento a un’altra maschera tipica del Nord Italia, parliamo di Menego. Quest’ultimo è un contadino gretto e ignorante. Ci sono credenze popolari, diffuse proprio nel Sud Italia che vedono in Tartaglia un travestimento di Menego.

La popolarità che questo personaggio conobbe tra il Seicento e il Settecento a Napoli è indiscussa, incerte le possibili origini veronesi.

Scaramuccia: il capitano fanfarone, seduttore e sfortunato

Scaramuccia è uno di quei personaggi che rappresentano la sintesi perfetta tra inconcludenza ed edonismo. Non ha voglia di lavorare, ma denota una forte propensione alle donne, che tenta di conquistare cantando loro delle dolci serenate e fingendosi ricco.

Come da verità insita nel suo nome, Scaramuccia non si impegna in grandi battaglie, ma solo in piccole beghe di scarsa rilevanza, da cui ne esce sempre malconcio. L’abito di Scaramuccia è ispirato alle uniformi indossate degli spagnoli presenti a Napoli. 

La maschera di Scaramuccia è diventata celebre a Napoli grazie all’interpretazione di Tiberio Fiorilli, che esportò il personaggio in Francia, dove assunse il nome di Scaramouche.

Queste sono le maschere tradizionali napoletane, che da sempre caratterizzano gli spettacoli ed eventi del Carnevale in tutta la regione.

Ischia: pollo alla diavola

Non solo mare: la cucina ischitana è nota anche per le ricette di terra, che hanno come protagoniste il pollo. Se tra i modi più bizzarri e inusuale c’è il pollo cotto alla fumarola, preparato con il calore della terra, sfruttando i fenomeni del vulcanismo locale, stavolta proponiamo un caposaldo della cultura ischitana.

La ricetta del pollo alla diavola all’ischitana è documentata nel libro di Lello Arcamone, “La cucina ischitana”. Ricette popolari, edito da Imagaenaria Edizioni e si prepara con pochi e semplici ingredienti, per un mix di sapori dal sapore che conquista al primo assaggio.

Ingredienti per la preparazione del pollo alla diavola all’ischitana:

1 pollo novello

1 bicchiere di vino bianco

foglie di salvia

burro

sale q.b

pepe q.b.

Procedimento per la preparazione del pollo alla diavola all’ischitana:

Per iniziare la preparazione partire dalla pulizia del pollo e tagliarlo a metà. Utilizzare un’ampia casseruola e farlo rosolare senza l’aggiunta di grassi (olio e burro).

Aggiungere sale e pepe in base al proprio gusto e coprire con le foglie di salvia. Innaffiare il pollo con un bicchiere di vino e continuare a cuocere fino alla completa evaporazione.

A questo punto della preparazione prendere un pezzetto di burro e accarezzare la pelle del pollo. Proseguire la cottura per pochi minuti.

Una volta pronto, servire il pollo alla diavola all’ischitana in un piatto da portata accompagnato con un contorno di insalata di stagione oppure delle patate, per un piatto saporito e semplice che conquisterà ogni palato.