Cous Cous Festival 2020

Cous Cous Festival 2020

Dal 18 al 27 settembre a San Vito lo Capo si terrà la 23edizione del Cous Cous Fest, il festival internazione dell’integrazione culturale. La manifestazione si terrà sotto la scorta delle indicazioni fornite dal Comitato provinciale dell’ordine e della sicurezza pubblica, ed è organizzata dall’agenzia Feedback in collaborazione con il Comune di San Vito Lo Capo.

Ai partecipanti al festival sarà richiesto di indossare la mascherina e di rispettare le norme di distazioniamento. Tra gli appuntamenti previsti nel corso del Cous Cous Fest torna il “Bia Theatre” in piazza Santuario, palcoscenico delle sfide di cucina, cooking show e spettacoli serali. In piazza Marinella, invece, “Conad Arena” si svolgeranno spettacoli di teatro popolare e danza etnica.

In entrambe le aree si potrà accedere solo previa registrazione e controllo della temperatura, come forme precauzionali che si andranno ad aggiungiungere all’uso della mascherina e al rispetto delle norme di distanziamento sociale.

Purtroppo, per evitare rischiosi assembramenti, in questa edizione non si svolgeranno concerti sulla spiaggia, ma il festival avrà un taglio culturale e di approfondimento, anche se non mancheranno momenti di intrattenimento.

Nel primo weekend del festival si svolgerà il Campionato Bia CousCous, arrivato alla sesta edizione. Il 18 e 19 settembre quattro chef sanvitesi si sfideranno con gustose ricette a base di cous cous e il vincitore rappresenterà l’Italia al Campionato del mondo di cous cous. Tra i giudici della competizione ci sarà Filippo La Mantia e Sonia Peronaci.

Il Campionato del mondo di cous cous prevederà la partecipazione di sei paesi: Italia, Marocco, Mauritius, Palestina, Senegal e Tunisia. La sfida tra paesi sarà un vero e proprio un “All Star Game”, che vedrà una battaglia ai fornelli tra i migliori chef.

Altro appuntamento inclusivo è il contest integriamoci a tavola promosso dal progetto europeo Integration and Community Care for Asylum and Refuges in Emergency (ICARE). L’iniziativa ècofinanziata dalla Direzione Generale Integration and Community Care for Asylum andRefugeesinEmergency e promosso dalla Regione Emilia Romagna, in collaborazione con le Regioni Lazio, Sicilia e Toscana.

L’evento si terrà mercoledì 23 settembre e vedrà protagonisti quattro migranti che entreranno in cucina a San Vito Lo Capo e proporranno al pubblico partecipate alla rassegna le gustose ricette provenienti dalla loro tradizione gastronomica rivisitate secondo i canoni della dieta mediterranea. Il piatto vincitore sarà quello che riuscirà a fondere sana alimentazione, gusto e presentazione.

Inoltre, non possono mancare le case del cous cous con due punti di degustazione sulal spiaggia. L’expo villagr allestito dalle 12 alle 24 sarà allestito il mercato, dove i visitatori potranno trovare tantissimi prodotti artigianali e manufatti tipici dei paesi in gara e siciliani.

Molto attesi anche i cooking show con protagonisti Filippo La Mantia e Chiara Maci.

Per scoprire i sapori del cous cous partecipa al Cous Cous Fest e scegli i traghetti per la Sicilia, con partenze da Genova, Civitavecchia e Napoli.

Ischia: i luoghi panoramici

Dove si possono ammirare i più bei panorami sull’isola d’Ischia? L’isola presenta diversi punti strategici dove ammirare l’isola e i dintorni.

Scopriamo quali sono i belvedere da visitare per realizzare foto ricordo stupende e caratteristiche oppure semplicemente per appagare la vista, lasciandosi coinvolgere dalla bellezza del paesaggio.

Belvedere di San Nicola

Iniziamo la nostra rassegna partendo dal punto più alto dell’isola di Ischia costituito proprio dalla vetta del monte Epomeo.

Sul belvedere San Nicola offre una vista aperta a 360° dove potrete spaziare per ammirare la costa della Campania e del Lazio. Nelle giornate dove la visibilità e nitida è possibile vedere anche le isole Pontine fino alla più lontana, costituita da Palmarola.

Il belvedere si raggiunge attraverso un sentiero montano abbastanza agevole. Per chi dispone di un auto la strada carrabile si interrompe per cui è necessario intraprendere un percorso a piedi di circa 15 minuti.

Per chi, invece, si reca a piedi, l’autobus ferma nell’abitato di Fontana. Seguendo le indicazioni si percorrerà un cammino di 35 minuti. Sono presenti anche altri percorsi, che partono per esempio dalla Falanga, ma sono indicati per escursionisti più esperti.

Belvedere di Serrara

Se risiedi o decidi di trascorrere del tempo nel comune di Serrara Fontana, non perdere la vista che si può ammirare dall’omoniomo belvedere.

Da qui è possibile godere di una vista sul versante meridionale dell’isola e, in particolare sull’affascinante borgo di Sant’Angelo.

Belvedere del Soccorso

Un altro punto panoramico che non può mancare per gli appassionati di tramonti è il belvedere del Soccorso. Quest’ultimo si chiama così per la presenza della Chiesa della Madonna del Soccorso che si trova proprio al centro di una piazzola a picco sul mare.

Qui è possibile godere di una vista che spazia da punta Caruso a Ventotene fino a punta Imperatore. Se il mare è increspato o agitato si può godere anche dello spettacolo delle onde che si infrange sulla scogliera rivelando tutto il profumo del mare. 

Il belvedere di Punta Imperatore 

Il belvedere di Punta Imperatore non si raggiunge facilmente, ma la vista che si gode da questo punto è davvero impareggiabile. Il belvedere si trova sulla vetta di un promontorio, dove è presente anche un faro. Da qui si può osservare il centro di Forio, il litorale che va da Citara alla chiesa del Soccorso, fino a spaziare con la vista fino al monte Epomeo. 

si raggiunge mediante una stradina che ripercorre il vecchio sentiero di montagna. Poco agevole per il transito delle autovetture e piuttosto faticoso se percorso a piedi.

Sulla vetta del promontorio, dove è ubicato anche un faro che domina dall’alto il mare, è possibile osservare il centro esteriore dell’abitato di Forio, il litorale che da Citara giunge fino alla chiesetta del Soccorso, nonché le valli e le colline che dal mare giungono fino alla vetta del monte Epomeo.

Belvedere del Giardino Esotico

Se vi recate ai giardini la Mortella, prendetevi qualche minuto per ammirare il panorama dal belvedere del giardino Esotico, che si trova a cinquecento metri dall’ingresso pedonale dei giardino botanico.

La vista può abbracciare il comune di Forio dal mare alla spiaggia di San Francesco fino ad ammirare le due vette dell’Epomeo.

Il lungomare Cristoforo Colombo

Se, invece, vi trovate a risiedere nel centro di Ischia, oppure siete lì per una passeggiata, potreste percorrere la strada parallela di via Roma.

Sul lungomare Cristoforo Colombo sarà possibile sostare presso delle piazzole e godersi il panorama su Vivara, Procida e i Campi Flegrei. Talvolta, quando la giornata consente una visione particolarmente nitida, sarà possibile percepire anche la costa laziale con Formia e Gaeta.

Parti alla volta dell’isola verde a bordo degli aliscafi per Ischia SNAV.

Ponza: Un’altra vita

Un’altra Vita è la fiction firmata Rai e Endemol che ha come protagonista l’isola di Ponza. La serie televisiva, composta da sei episodi è stata diretta da da Cinzia TH Torrini, mentre il soggetto è nato da un’idea di Ivan Cotroneo, che ne ha curato la sceneggiatura, affiancato da Stefano Bises e Monica Rametta.

La storia racconta della vicende che investono la vita di Emma una dottoressa che vive nella Milano bene, all’indomani dell’arresto del marito, dovuto a tangenti e per aver assunto nell’ospedale che dirige, personale non qualificato, tra cui anche la sua amante che con la sua incompetenza causa la morte di un paziente.

Emma, data la gravità degli eventi e il clamore mediatico che investe la sua famiglia, decide di allontanarsi da Milano, per trasferirsi con le tre figlie sull’isola di Ponza e lavorare in un poliambulatorio dell’isola.

L’inserimento nella realtà isolana è quanto mai complessa perché Emma deve confrontarsi con l’ostilità della figlia maggiore separata dal fidanzato e con la diffidenza dei suoi pazienti.

La situazione cambia quando Emma aiuta una donna del luogo a partorire, perché impossibilitata a recarsi in ospedale.

Sull’isola Emma conosce Antonio, un uomo misterioso con il quale scatta subito un’attrazione reciproca. L’uomo vive all’interno di una villa che gli isolani evitano, per via dei segreti nascosti al suo interno.

Emma riesce a resistere anche agli attacchi della suocera Elvira che si reca a Ponza per cercare di riportare la famiglia a Milano, ma senza successo. Intanto la permanenza sull’isola viene scossa dalla scoperta del segreto di Antonio, che nasconde una moglie con seri problemi. Emma scopre tutto perché una sottoposta di Antonio viene ferita dalla donna.

Intanto, il marito di Emma viene scarcerato e si reca sull’isola di Ponza, ma i suoi tentativi di riallacciare i rapporti sono vani. La seconda figlia di Emma viene sedotta da un giovane del luogo e nonostante sia stata avvertita più volte dalla sorella maggiore della fama del ragazzo, decide di continuare la relazione. Tuttavia, quando quest’ultima scopre di essere incinta viene abbandonata dal ragazzo.

Emma, intanto, viene chiamata a testimoniare al processo del marito e ne aggrava la posizione, chiudendo a ogni possibilità di ricostruzione del loro rapporto.

Tornata a Ponza Emma deve fronteggiare il disagio della moglie di Antonio che rapisce la sua figlia più piccola, riconoscendo erroneamente in lei la bambina persa anni prima, in seguito a un incidente.

Tutti gli abitanti di Ponza sono solidali con la dottoressa e la aiutano a cercare la figlia. Sarà proprio Antonio a trovare la bambina e a far ragionare la moglie, ma a rischio di perdere lui stesso la vita. Emma si troverà a dover entrare in sala operatoria per salvare Antonio.

Anna, la moglie di Antonio, accetta di farsi curare e di trasferirsi sulla terraferma. Intanto, anche le figlie di Emma sembrano aver trovato la loro dimensione, attraverso la costruzione di nuovi legami. Antonio deve lasciare l’isola per seguire il percorso di riabilitazione della moglie. I due si scambiano una promessa d’amore.

Per rivivere tutte le emozioni della serie televisiva prenota subito i tuoi biglietti per gli aliscafi per Ponza SNAV.

Le isole di Panarea

Panarea, come è noto, è la più antica delle isole Eolie, la più piccola e la meno elevata. La particolarità dell’isola è che a sua volta è circondata da piccolissime isole che fanno sì che essa sia un arcipelago nell’arcipelago.

Basiluzzo 

Basiluzzo è il più grande tra le isolette e gli scogli disabitati delle Eolie. Quest’ultima si caratterizza per le coste composte da scogliere a picco sul mare. La parte centrale è costituita da un ampio pianoro dall’aspetto inclinato.

L’isola è stata abitata in tempi antichi come dimostrano i ritrovamenti di ceramica in frammenti e utensili di ossidiana. Si ipotizza una presenza degli uomini fin del tardo eneolitico, per poi essere stabilmente abitata nel corso dell’Età del Bronzo. Sull’isola sono presenti anche dei resti di una villa romana probabilmente usata come residenza stagionale. Era presente anche una peschiera, ma risulta sommersa a causa del bradisismo.

Nel XX secolo Basiluzzo era utilizzata per il pascolo e la coltivazione di capperi.

Spinazzola

L’isola di Spinazzola presenta un profilo aguzzo derivato dalle scogliere ripide che degradano a picco sul mare. Qui non ci sono approdi né terreno coltivabile.

Lisca Bianca

Lisca Bianca è un isolotto la cui composizione è costituita principalmente da materiali vulcanici come la riolite. Il colore bianco è dovuto ad alterazioni chimiche provocate dalle fumarole acide, oramai non più attive. L’isola, in passato, fu utilizzata come cava di allume.

Nei pressi dell’isola, sul fondale, tra i 25 e i 40 metri di profondità è presente un relitto di una nave cargo inglese chiamata Llanishen. La nave affondò nel 1885, ancora oggi si possono osservare i tronconi di prua e di poppa ben conservati. Questo è l’unico relitto di nave nelle Isole Eolie la cui visita non è vietata, tuttavia è necessario effettuare l’immersione con le dovute precauzioni oppure rivolgendosi ad associazioni locali.

Dattilo

È un’altra isola caratterizzata proprio dai ripidi pendii sul versante orientale, mentre appere prevalentemente ricca di scogliere su quello occidentale. Quest’isola presenta una cima di 103 metri di altezza. L’isola di Dattilo è interamente rocciosa,ed è ricca di allume, zolfo e gesso. L’isola è totalmente inaccessibile, tranne per una piccola spiaggia di ciottoli, che si trova proprio sul versante orientale.

Bottaro

L’isola di Bottaro si trova a circa due chilometri a est di Panarea. Qui possiamo assistere al fenomeno dell’acqua che ribolle. Quest’ultimo è causato da una fumarola fredda che emana delle bolle di anidride carbonica, causando il suddetto fenomeno.

Lisca Nera

Lisca Nera è l’ultimo degli isolotti di Panarea, che oggi appare, come un minuscolo scoglio che affiora a pelo d’acqua. L’isola viene completamente spazzata via dal mare nel corso di tempeste e mareggiate. In questo luogo il fenomeno di erosione è stato più forte e ha decretato il disfacimento dell’isola e ha reso questo luogo ostile a qualsiasi forma di vita terrestre.

Le isole di Panarea sono state dichiarate Riserva naturale integrale, con divieto di sbarco se non per scopi scientifici.

Croazia: brodetto di calamari e polenta

Se desideri assaporare una ricetta croata di mare direttamente a casa tua, prova a riprodurre il delizioso brodetto di calamari e polenta. Per preparare questa ricetta servono pochi e deliziosi ingredienti:

  • calamari 400 g 
  • cipolla 1 
  • aglio 4 spicchi 
  • prezzemolo 1 ciuffo 
  • vino rosso 3 bicchieri 
  • olio di oliva extravergine q.b.
  • Polenta 500 g già pronta 
  • passata di pomodoro 200 g
  • pangrattato 100 g

Iniziare la preparazione del piatto con la pulizia dei calamari. Tritare i tentacoli e mescolarli con il pangarattato, due spicchi di aglio tritati e farcire i calamari.

Tagliare la cipolla a pezzi piccoli e dorare in una casseruola aggiungendo l’olio EVO. Aggiungere i calamari con gli altri due spicchi d’aglio tritato finemente (se non amate il sapore dell’aglio, potete inserirlo intero ed eliminarlo una volta imbiondito. Aggiustare il composto con sale, pepe e prezzemolo.

Aggiungere del vino rosso e la passata di pomodoro. Fai cuocere il tutto per circa 15 minuti avendo cura di far sfumare completamente il vino. Servire il piatto accompagnato con la polenta e qualche cappero per un’esperienza di gusto che conquisterà il palato.

Franco Cordelli: Procida

Procida diventa l’isola della catarsi e dell’introspezione nel romanzo di Franco Cordelli, intitolato per l’appunto “Procida”. Titolo d’esordio uscito nel 1973, quando l’autore era trentenne, il racconto segue le vicende dell’autore, raccontate attraverso una narrazione che riprende, in particolare nella seconda edizione del romanzo, lo stile del diario.

La vicenda inizia con il protagonista che lascia Roma e la famiglia, per ritirarsi sull’isola di Procida, in una casa che non possiede i fasti e le comodità, ma dove “topi e formiche girano liberamente”.

Sul suo diario, gli accadimenti riportati diventano il resoconto degli stati mentali. In particolare, Cordelli, rifuggendo dal romanzo comunemente inteso, riesce a dare vita a una storia dove nessun evento è significativo.

Quando il protagonista sarà raggiunto dalla figlia e da un gruppo di amici e la vicenda assumerà le caratteristiche di un giallo, con il ritrovamento di un cadavere proprio vicino alla sua casa, allora il racconto assume una diversa prospettiva che infittisce questa discesa nei meandri di stati d’animo complessi come il desiderio di morte che si intreccia con emozioni.

Come lo definiva l’autore stesso: “Procida è un romanzo sulla nientità”.  Il romanzo raccoglie il desiderio di distanziamento dal mondo e dalla natura stessa. Un racconto in cui sono gli stati mentali che hanno bisogno di essere decifrati e non le vicende.

Leggende napoletane: Maria ‘a Rossa

Streghe, fantasmi e presenze paranormali hanno sempre contraddistinto i miti urbani che contraddistinguono in maniera peculiare la città di Napoli. In tal senso, sono nati in città veri e propri goust tour e tour esoterici, con lo scopo di raccontare i luoghi più misteriosi di Partenope.

Tra questi un posto di rilievo spetta a Port’Alba, scenario delle vicende di una delle più affascinanti storie di streghe che rendono famosa la città. Le leggenda ha come protagonista Maria ‘a Rossa.

Ci troviamo negli anni dell’Inquisizione Spagnola e all’epoca non esisteva la porta che da Piazza Dante immette direttamente nel centro storico della città. I napoletani, per risparmiare tempo, aprivano in quel punto un buoco, chiamato pertuso, che consentiva di passare uno alla volta. A ridosso delle mura di quello che veniva chiamato largo delle Sciuscelle, vi era una fontana dove i viandanti si fermavano a bere.

Aldilà delle mura greche viveva Maria, un’avvenente ragazza del popolo contraddistinta da una fluente chioma rossa. Inutile dire che la fanciulla era corteggiata da ogni uomo che posasse lo sguardo su di lei. La ragazza intratteneva, proprio grazie a quel buco, una relazione a distanza con un giovane di nome Michele.

L’uomo preso dalla gelosia la chiese in moglie in poco tempo. Dopo la celebrazione delle nozze i due giovani innamorati si stavano recando a casa di Maria, ma arrivati all’altezza della fontana, Michele non riusci a procedere oltre.

Qui la tradizione si divide, perché ci sono versioni in cui si racconta che Michele morì pietrificato, mentre altre in cui si dice che il giovane, interpretato quel segno come un presagio di sventura, si sia allontanato dall’amata.

Così Maria si chiuse nella sua sofferenza, la sua bellezza cominciò a sfiorire, tanto che assunse le sembianze di una creatura dall’aspetto sgradevole, in più si sparse la voce che praticasse magia nera e passasse il tempo nella creazione di potenti elisir.

Maria fu poi processata e condannata dalla Santa Inquisizione, al pertugio da cui si scambiava sguardi d’amore con Michele si era sostituita l’attuale Port’Alba, e qui la sua gabbia fu appesa ed è qui che fu lasciata morire di fame. Prima di morire la strega lasciò la sua maledizione in eredità proferendo le parole: «La pagherete. Tutti. Voi, i vostri figli, i vostri nipoti, tutti. La pagherete».

Il suo corpo fu rimosso perché invece di decomporsi si trasformò in pietra. C’è chi dice di vederla ancora di notte aggirarsi sotto Port’Alba.

Questa e tante altre leggende contraddistinguono l’anima misteriosa della città di Napoli.

Ricetta: polpo e lenticchie

L’isola di Ventotene presenta una tradizione gastronomica ricca, sia per quanto riguarda i piatti a base di mare, che realizzati con ingredienti di terra. In particolare, ci sono diverse ricette che creano un mix irresistibile, dove il mare incontra la terra per dare vita a un tripudio di sapori.

Un esempio di quanto finora detto è rappresentato da un piatto che unisce il polpo alla scarola e alle deliziose lenticchie di Ventotene, un prodotto autoctono che si distingue per i valori nutrizionali e per il sapore eccellente.

Come preparare il polpo con scarola e lenticchie

Per realizzare questa ricetta occorrono:

  • 600g di Polpo o 1 polpetto (a persona)
  • 200 g di lenticchie
  • 50g di scarola
  • 2 spicchi di aglio
  • olio e sale q.b.
  • peperoncino fresco
  • fettine di pane

Per cominciare vanno puliti i polpo o di polpetti. In una casseruola capiente cospargere di olio il fondo e far rosolare l’aglio e il peperoncino. Una volta imbiondito l’aglio aggiungere il polpo o i polpetti e lasciar rosolare il tutto. Aggiungere un mestolo di acqua e il prezzemolo e cuocere finché il liquido non si sarà ritirato.

Lessare a parte le lenticchie, in acqua aromatizzata con aglio e prezzemolo. Tagliare la scarola a listarelle e stufarla in una padella con poco olio. Una volta raggiunta la consistenza morbida, le lenticchie potranno essere scolate e condite con sale e olio.

In forno, disporre delle fette di pane da tostare per accompagnare il piatto. Una volta cotti gli ingredienti disporli nel piatto da portata, mettendo sulla base le lenticchie poi la scarola e infine il crostino di pane e il polpo tagliato a pezzi o il polpetto intero.

Completare il piatto con un filo d’olio e servire.