Cultura

Miradois: l’eremita di Capri

Capri è sempre stata un’isola che ha accolto, nel corso del tempo, personaggi particolari, talvolta misteriosi e solitari. Tra questi possiamo annoverare Gustavo Giulio Ottone Dobrich, un monaco eremita che sbarcò sull’isola proprio nel  periodo a cavallo della fine della I Guerra Mondiale.

Gustavo Giulio Ottone Dobrich era conosciuto con il nome di Miradois. La sua vocazione solitaria lo portò ad occupare uno dei luoghi più suggestivi dell’isola, anche esso al centro di una storia abbastanza affascinante, quale la Grotta di Matermania.

Stabilita la sua dimora in questo parte di Capri, si narra che l’eremita vivesse nutrendosi di ciò che il territorio poteva offrigli, come erbe, radici e latte di capra. La sua attitudine vagabonda lo portò poi ad abbandonare l’isola. Miradois, prima di lasciare Capri,  si sentì in dovere di lasciare in eredità al Comune tutto ciò che possedeva.

Nel dettaglio il suo bizzarro lascito consisteva nella grotta da lui abitata con tutto ciò che essa conteneva. Secondo le testimonianze l’inventario era composto da “quattro letti in pietra, otto cuscini in sabbia e calcare, quattro mura ed il sole”.

Miradois non è una figura particolarmente conosciuta e la sua storia appare alquanto nebulosa. Tuttavia, il suo personaggio compare in un racconto di Edwin Cerio insieme a Filippo Tommaso Marinetti, quest’ultimo noto fondatore del movimento futurista.

Per scoprire la storia di Miradois regalati una vacanza sull’isola e viaggia a bordo dei nostri confortevoli aliscafi per Capri.

 

Chi è Aleksandar Gospic

Non tutti sanno che in Croazia esiste un fotografo, il cui nome è Aleksandar Gospic, che sostiene di essere in grado di fotografare la costa italiana da centinaia di chilometri di distanza, addirittura dalle alture del Velebit, massiccio montuoso croato che sovrasta la Dalmazia.

Detta così, a prima vista la notizia avrebbe un po’ il sapore di una “bufala”. Molti esperti, infatti, ritengono che per via della curvatura terrestre sia fisicamente impossibile fotografare un soggetto posizionato a più di 200 km di distanza, oltretutto in modo nitido e tale da permettere di riconoscere, con grande precisione, le principali catene montuose che caratterizzano l’Appennino italiano.

Poi però il diretto interessato pubblica sui propri canali social foto che ritraggono la costa italiana e sfidiamo chiunque a non restare a bocca aperta.

Ebbene sì: le montagne che si osservano in lontananza, in molte delle sue foto e quelle ombre che si stagliano sullo sfondo, dall’altra parte del mare, sono proprio la catena degli Appennini in Italia! Per la precisione, si tratterebbe del massiccio del Gran Sasso e della catena dei Monti Sibillini nelle Marche! Illusione ottica? Gioco di prestigio? Grande abilità da parte del fotografo nel saper sfruttare in maniera magistrale particolari condizioni meteo, insieme a una incredibile padronanza dello strumento fotografico?

Quale che sia la risposta definitiva, queste immagini ci sbalordiscono e ci fanno capire, in fondo, quanto in realtà l’Italia e la Croazia siano vicine anche se c’è di mezzo il mar Adriatico a separarle. E con i Cruise Ferry e i mezzi veloci SNAV, questo senso di vicinanza sembra essere confermato: le nostre navi collegano Ancona  con Spalato e l’isola di Hvar in modo rapido e piacevole, rendendo ogni viaggio verso la Croazia una vera esperienza di comfort e benessere!

Per maggiori informazioni sulle partenze Italia – Croazia e viceversa, potete collegarvi al sito web www.snav.it.

Ah, e se volete scoprire nel dettaglio tutti i capolavori di Aleksandar Gospic, date pure un’occhiata al suo profilo Tumblr ufficiale 😉 Buona visione!

 

Croazia: Regata Mrduja

L’autunno è una stagione ideale per viaggiare, in quanto si può approfittare di tariffe più vantaggiose, un clima più fresco ed evitare il sovraffolmmento che spesso caratterizza le località di vacanza.

Non fa eccezione la Croazia che in autunno è in grado di regalare ai visitatori delle vacanze uniche tra cultura, paesaggi naturali e un’offerta di strutture ricettive abbastanza ampia. Inoltre, in autunno si svolgono tantissime manifestazioni tra cui la storica Regata di Mrduja, che costituiscono una vera e propria attrattiva per i turisti che scelgono l’autunno per le loro vacanze in Croazia.

L’evento è a cura dell’organizzazione del Club vela Labud. La regata fu fondata nel 1927, ed è una delle più antiche regate di Europa. Il nome della regata deriva dall’isolotto di Mrduja che rappresenta il punto di svolta o il traguardo ausiliare sul percorso di 22 miglia, costituito da Spalato-Mrduja-Spalato. Oltre 80 anni di storia hanno reso la Regata di Mrduja un evento molto atteso da tutti gli amanti delle competizioni veliche.

La spettacolarità della Regata di Mrduja è dovuta anche alle tantissime barche a vela che partecipano. Infatti, si potranno veder gareggiare più di trecento imbarcazioni. Come consuetudine la Regata di Mrduja si tiene il primo fine settimana di ottobre.

Anche in autunno SNAV ti porta in Croazia a bordo degli eleganti Cruise Ferry. Scopri le promozioni attive, le tariffe e gli orari e prenota in maniera semplice e veloce con il nostro booking online, collegandoti al sito www.snav.it, chiamando il call center al numero 081 428 55 55 o presso le biglietterie SNAV e le agenzie di viaggio convenzionate. Ti aspettiamo!

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I souvenir dalle Eolie

Se si è in vacanza nelle belle isole Eolie sicuramente si saranno provate tante specialità tipiche del luogo e allo stesso tempo non sarà passata inosservata la maestria degli artigiani locali. Il momento di ritornare a casa si avvicina? Non sapete cosa scegliere come souvenir del vostro viaggio? Ecco alcuni consigli su come scegliere il souvenir giusto per voi o per una persona cara!

In valigia deve esserci spazio, sicuramente, per una una bottiglia di Malvasia, magari accompagnata da alcune varietà di biscotti eoliani, alcuni dei quali sono perfetti per da intingere nel liquore stesso, oppure costituiscono un ottimo accompagnamento e un fine-pasto leggero e gustoso. Il Passito della Malvasia delle Lipari è particolarmente indicato per chi ama i liquori che si assaporano come un vino da meditazione ed è il souvenir giusto per chi desidera regalare o regalarsi un prodotto di gran pregio.

Capperi e cucunci costituiscono un altro prodotto tipico che ricorre spesso nelle ricette eoliane. Se pensate di ripetere a casa uno dei piatti assaporati durante le vacanze, questo è un ingrediente essenziale da portare con sé.

Non mancano prodotti come marmellate e, in particolare, miele e prodotti a base di miele, oltre a conserve realizzate con i prodotti tipici di questa ricca terra. L’origano di Lipari è un altro ingrediente che non può mancare nella vostra dispensa: il suo sapore eccellente renderà le vostre ricette assolutamente uniche.

La grande tradizione nella produzione di liquori presente sulle isole Eolie si ravvisa tutta in tantissime specialità a base di basilico, alloro, rose, corbezzolo, finocchietto selvatico e altre tipologie di liquore che senz’altro potranno essere un omaggio gradito e apprezzato da chi lo riceverà.

Come abbiamo accennato all’inizio oltre alla grande tradizione enogastronomica eoliana si affianca anche una produzione artigianale importante. Per esempio le ceramiche eoliane si contraddistinguono per l’accuratezza del disegno, realizzato interamente a mano.

Come abbiamo accennato all’inizio oltre alla grande tradizione enogastronomica eoliana si affianca anche una produzione artigianale importante. Per esempio le ceramiche eoliane si contraddistinguono per l’accuratezza del disegno, realizzato interamente a mano. Si possono trovare anche maschere di divinità, oppure prodotti artigianali come ricami, sculture, quadri e molto altro ancora.

L’ossidiana e la pomice sono altre due pietre simbolo delle Eolie e, in particolare dell’isola di Lipari. Molti turisti, spesso portano a casa proprio queste pietre come souvenir, sia sottoforma di manufatto che in forma grezza.

Come abbiamo visto le Eolie hanno molto da offrire in termini di prodotti e artigianato tipici, per cui si avrà sicuramente l’imbarazzo della scelta! Se siete in partenza dalle Eolie, oppure pensate di recarvi in una di queste belle isole per le vacanze non dimenticate di portare con voi, al ritorno, qualcuno dei souvenir suggeriti per rivivere i profumi, i sapori e i colori della vacanza anche una volta tornati a casa.

La moda caprese

Capri, la bella isola del piacere lambita dalle acque blu del mar Tirreno, è da sempre sinonimo di “Dolce Vita”. Qui si incontravano i personaggi del jet set italiano e internazionale, che si davano appuntamento per vivere sull’isola il periodo estivo. Lo stile caprese, diventato poi simbolo del luogo, nasce e si sviluppa negli anni Cinquanta. La mitica Piazzetta rappresenta la passerella ideale che vede sbocciare e diffondersi nuove mode.

Libertà: questa è la parola che da sempre riecheggia sull’isola, e non fa eccezione l’abbigliamento: qualsiasi trasgressione è concessa! Non era raro, all’epoca, incontrare le attrici più belle e le donne di potere, e vederle indossare dei semplici pantaloni bianchi, lunghi fino ai polpacci, abbinati a sandali di cuoio. Tra le icone del mondo del cinema che fecero furore sull’isola, e che furono allo stesso tempo interpreti dello stile caprese, ricordiamo Audrey Hepburn, che passeggiava per le vie di Capri indossando pantaloni corti e scarpe basse abbinate a camicie con fazzolettino al collo.

L’ideatore della moda caprese fu Emilio Pucci, che firmò la sua prima collezione di abiti prèt-à-porter: questa riscosse un notevole successo, e così in breve tempo il nome di Capri iniziò sempre di più a essere associato alla moda. In particolare, i capi di Pucci si distinguevano perché ispirati ai colori dell’isola e all’utilizzo di materiali pregiati come la seta.

Un altro aspetto della moda caprese è la combinazione di materiali diversi, come per esempio l’abbinamento di pizzi e merletti e altre stoffe pregiate, a cotone e lino. Le boutique si riempiono di abiti curati nei minimi dettagli, leggeri e chic, veri e propri capolavori sartoriali.

Anche l’abbigliamento per il mare risente di questa contaminazione di materiali, modificandosi nel corso del tempo nel design e adattandosi così al gusto moderno. Lo stile caprese si estende anche al settore calzaturiero: sull’isola sono presenti diverse botteghe di artigiani, che producono in loco sandali e calzature da mare realizzate a mano.

Nel dettaglio possiamo trovare, nelle botteghe capresi, sia scarpe realizzate in cuoio che prodotti più sofisticati. Nelle forme e nello stile, appare in questi prodotti un gusto che potremo definire Neoclassico, orientato quindi verso il fascino delle calzature prodotte dagli artigiani greci e romani.

Capri quindi si attesta non solo come meta per le vacanze, ma anche per lo shopping. Qui, infatti, è possibile acquistare, nelle botteghe locali, abiti e calzature dallo stile senza tempo, e sentirsi divi di un’altra epoca.

Per viaggiare verso l’isola scegli lo stile italiano e prenota con SNAV. La nostra compagnia di navigazione offre collegamenti giornalieri con gli aliscafi Napoli-Capri.  Prenota comodamente online e parti alla volta di Capri.

Porto Torres: la Leggenda di San Gavino

La città di Porto Torres vanta ben tre patroni: i santi Gavino, Proto e Gianuario. Di queste tre figure e del loro martirio ci riferiscono alcune fonti medioevali, che contribuiscono a creare la leggenda. Dei  tre santi possiamo dire che sono vissuti sotto l’epoca dell’imperatore Diocleziano, quando Barbaro era preside della Corsica e della Sardegna. In quei tempi l’imperatore aveva emanato un editto che condannava a morte chi rinnegava la vecchia fede a favore del Cristianesimo.

Anche se minacciati di morte da Barbaro,  Gavino, Proto e Gianuario non abiurarono, accettando così il martirio. Secondo un’altra fonte, invece, Proto era un sacerdote, mentre Genuario un diacono, entrambi furono imprigionati da Barbaro a causa delle loro predicazioni. Nonostante le lusighe di Barbaro i due non rinnegarono mai la fede per cui furono consegnati a un soldato di nome Gavino. Quest’ultimo commosso dalla loro fede e illuminato dallo Spirito Santo, li lasciò andare, subendo egli stesso il martirio per primo. In un secondo momento Proto e Gianuario ritornati in città vennero arrestati e giustiziati nello stesso luogo in cui era morto Gavino.

Il luogo dove i tre martiri furono seppelliti era situato nei pressi del lungomare di Balai, dove sorge una piccola chiesa bianca con una in cima una croce di ferro. La chiesa è chiamata San Gavino  a Mare e durante la Festha Manna, il 3 maggio, i simulacri lignei dei tre santi sono portati in processione dalla Basilica di San Gavino alla chiesa di Balai, che resta aperta al pubblico fino alla festività della Pentecoste.

Inoltre, segnaliamo anche che nei dintorni della chiesa è presente una caverna ipogea, che, secondo la leggenda,  fu il primo sepolcro dei tre martiri. I resti dei tre santi, in seguito furono trasferiti nella cripta presso la Basilica di San Gavino.

Anche circa la costruzione di quest’ultimo edificio è presente una suggestiva leggenda. La Basilica di San Gavino fu voluta da Comita Re e Giudice di Torres. Quest’ultimo era ammalato di lebbra e una notte sognò San Gavino, il quale in cambio della guarigione chiese che fosse data una degna sepoltura al suo corpo e quello dei suoi compagni . Pertanto, Comita, fece costruire la basilica e la cripta presso il Monte Agnellu. Una volta rinvenute le spoglie dei tre santi furono trasferite nella cripta come promesso.

La Basilica di San Gavino è ritenuta uno dei monumenti più importanti della città ed è l’edificio in stile romanico più imponente di tutta la Sardegna. La zona adiacente alla basilica, tutt’oggi rappresenta una delle mete archeologiche più interessanti di tutta la regione, grazie alla presenza di diversi reperti.

Per approfondire i misteri relativi alla leggenda di San Gavino e scoprire i luoghi della storia prenota il tuo viaggio in Sardegna. Collegandoti al sito www.snav.it potrai acquistare, comodamente online, i tuoi biglietti per i traghetti Genova- Porto Torres.

Come creare un Presepe napoletano

Se si vuole realizzare un presepe alla napoletana“, non possono sfuggire alcune regole né si possono dimenticare alcuni personaggi che hanno una valenza fondamentale. Anzitutto bisogna tener conto dello spazio a disposizione e scegliere pastori della giusta grandezza. Se il presepe si sviluppa in verticale, quindi, bisognerà collocare sulla parte più alta i pastori più piccoli, in basso quelli più grandi.

Centro del presepe è la Natività, rappresentata ovviamente da Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù, alle spalle dei quali non possono mancare il bue e l’asinello. La grotta, secondo le Scritture, si trovava poco al di fuori della città di Betlemme; nel presepe napoletano, spesso, la troviamo al centro, circondata da un pullulare di personaggi che assistono alla scena, mentre altri continuano nelle loro attività. Vediamo ora quali sono le principali statue da collocare sul presepe.

Gli Angeli e il Pastore della Meraviglia

Gli Angeli sono i primi a dare l’annuncio ai pastori, e li chiamano per adorare il “Bambinello”. Gli Angeli possono essere collocati in sospensione o davanti ai pastori. Da collocare vicino agli Angeli c’è il Pastore della Merviglia, così chiamato perché la statuina è immortalata in un atteggiamento di chiaro stupore, quindi con la bocca aperta e gli occhi sgranati.

I Pastori e Benino

Sono i primi a ricevere l’annuncio della nascita del Redentore. Ci sono diverse tipologie di pastori, che si distinguono in base alle attività che stanno svolgendo. Si possono trovare pastori genuflessi, immortalati nell’atto di adorare Gesù, e vanno collocati davanti alla capanna; altri portano dei doni e possono essere inseriti un po’ più in là, per dare maggior realismo alla scena. Infine, ci può essere anche il gruppo di pastori che dorme o è intento nella cura del bestiame: questi ultimi vanno collocati ancora più lontano rispetto alla capanna. Tra i pastori principali ricordiamo Benino, che si trova generalmente nel punto più alto del presepe. Il pastorello è immortalato nell’atto di dormire ed è solitamente circondato da pecorelle. Secondo la tradizione popolare, Benino non solo dorme ma sogna il presepe: non deve essere svegliato, altrimenti sparirebbe il presepe stesso!

I Magi

Maghi, studiosi e potenti re, i Magi si collocano presso la capanna il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania. Sono spesso raffigurati a cavallo oppure nell’atto di prostrarsi per adorare il Redentore e offrirgli i loro ricchi doni. I loro abiti sono lussuosi, così come tutti i particolari che li circondano. Nelle versioni più artistiche e complesse del presepe troviamo dietro di loro un corposo seguito fatto di paggi, odalische e servitori. Un personaggio, in particolare, è piano piano sparito, ed è quello della “re Magia”. La regina è raffigurata su una portantina sorretta da quattro schiavi e dovrebbe rappresentare la Luna, che guida i Magi nell’oscurità della Notte, quest’ultima rappresentata dal marito, il Re Moro, che è uno dei Magi.

 Gli artigiani

Il presepe napoletano è strettamente collegato con l’attualità. Infatti, non deve stupire se attorno alla grotta troviamo botteghe e artigiani di tutti i tipi, che talvolta padroneggiano attrezzi più moderni rispetto all’epoca della nascita di Gesù. Ciò è un segno di come il presepe venga attualizzato e reinterpretato in base al periodo storico. I mestieri rappresentati sono quelli antichi, come il falegname, il fabbro, il calzolaio, l’arrotino e il fornaio. Tutti questi artigiani sono rappresentati mentre stanno lavorando. Esistono anche versioni di pastori in movimento: troveremo fornai intenti a cuocere il pane, fabbri che battono i martelli sulle incudini e così via.

I venditori

Ecco un’altra categoria che assume diversi significati. La tradizione vuole che le più comuni tipologie di venditori siano la personificazione dei mesi dell’anno:

  1. Gennaio: salumiere e macellaio
  2. Febbraio: venditore di formaggi
  3. Marzo: pollivendolo
  4. Aprile: venditore di uova
  5. Maggio: venditore di ciliegie
  6. Giugno: panettiere
  7. Luglio: venditore di pomodori
  8. Agosto: cocomeraio
  9. Settembre: venditore di fichi
  10. Ottobre: vinaio
  11. Novembre: castagnaio
  12. Dicembre: pescivendolo

Ogni bottega può essere corredata da ceste e particolari aggiuntivi che consentono di arricchire e rendere ancora più realistica ogni ambientazione. Le botteghe si dispongono tutt’intorno nel presepe. Inoltre, si possono collocare delle statuine generiche di popolani, così da rappresentare gli avventori del negozio.

 I venditori ambulanti

Oltre alle botteghe, troviamo anche la serie dei venditori ambulanti, che possono servire ad animare ulteriormente il presepe. Tra questi ultimi ci sono il pescivendolo, generalmente rappresentato con una cassetta di pesce in testa o in mano, il bottigliaro o colui che vende le bottiglie, e il maccheronaro o venditore di maccheroni: questi sono due mestieri scomparsi che rivivono proprio grazie al presepe. L’acquaiuolo è un altro venditore ambulante che si presenta in diverse versioni: o con un otre in mano oppure accanto a un carretto ricco di arance e limoni, pronto per preparare le sue specialità. Il saponaro è un altro dei mestieri antichi ed è rappresentato nell’atto di recuperare la roba vecchia dalle case o mentre tira il suo pesantissimo carretto. Il venditore di castagne lo si incontra ancora oggi per le strade di Napoli, e sul presepe è raffigurato nell’atto di preparare i classici cuoppetielli di caldarroste o mentre cuoce le castagne nella tipica padella bucherellata. Infine, altri due mestieri antichi sono rappresentati dalla maccaturara o venditrice di fazzoletti e dallo sbregliaiuolo o venditore di fascine.

Personaggi femminili

Sul presepe si collocano anche diversi personaggi femminili che hanno una valenza simbolica. Prima fra tutte è la lavandaia, che da un lato è testimone del parto di Maria, mentre dall’altro è una figura che indica la purificazione, e va collocata nei pressi della grotta. La zingara, invece, è colei che predice il futuro ed è spesso rappresentata con un cesto di attrezzi di ferro, che figurano gli oggetti utilizzati per la Crocifissione. La zingara è collocata lontano dalla capanna o vicino all’osteria. La Donna col bambino è un altro personaggio molto diffuso. Quest’ultima si identifica con una giovane di nome Stefania, di cui troviamo notizia nei Vangeli Apocrifi. Stefania era una vergine che desiderava adorare il Redentore. Gli Angeli, tuttavia, non le concedevano di avvicinarsi poiché non era sposata. La tradizione vuole che ella, per nulla demoralizzata, prese una grossa pietra e l’avvolse in alcune fasce, dandole delle sembianze da bambino così da ingannare gli Angeli. Una volta davanti alla Madonna, la pietra starnutì e si trasformò in un bambino al quale fu messo il nome di Stefano.

L’oste e l’osteria

L’oste e l’osteria sono il simbolo concreto di come sacro e profano convivano sulla scena presepiale. L’oste è rappresentato da un uomo dal faccione gaudente e può essere accompagnato da un’ostessa, raffigurata mentre serve i clienti. L’osteria non ha niente da invidiare agli odierni locali, visto il pullulare di clienti. Presso l’osteria, per l’appunto, si possono collocare i tavoli dei clienti, questi ultimi intenti nelle più disparate e piacevoli attività: dal gustare un piatto di pasta fino a giocare a carte o a tombola. Si possono trovare anche dei gruppi di statuette danzanti che mimano i passi della tarantella. A questo punto basterà collocare anche le statuine di musicisti e si creerà perfettamente il clima spensierato e allegro dell’osteria.

Ciccibacco

Il ciccibacco è un personaggio che potremo definire strampalato. Quest’ultimo è rappresentato mentre guida un carro pieno di botti o seduto su una botte sorseggiando un fiasco di vino. Si accosta all’osteria e la sua espressione è un’invito all’ebrezza.

I deformi e i malati

Nei presepi più complessi troviamo queste categorie di personaggi, che si sono diffuse tra il Seicento e il Settecento. Il grottesco e l’orrido approdano sul presepe, caricando di ulteriore realismo le opere di molti mastri. Questo fenomeno, tuttavia,  non riguarda solo l’arte presepiale ma l’arte in generale. Tra i primi a raffigurare la deformità e la malattia con drammatico realismo ci fu Caravaggio, le cui opere sono presenti a Napoli e hanno influenzato anche gli artigiani del presepe, in passato come oggi. Tra i deformi si distinguono almeno cinque categorie, tra cui lo scartellato o gobbo, che secondo la tradizione partenopea è segno di fortuna, gli storpi raffigurati con ogni sorta di deformità, che rappresentano insieme ai lebbrosi dei reietti sociali, poiché la loro malattia è simbolo di una punizione divina. Continuando la nostra rassegna troviamo il nano, un personaggio grottesco e dal comportamento misterioso perché talvolta benevolo, altre volte diffidente e impenetrabile. Chiudiamo la panoramica con il guercio, che presenta una deformità negli occhi ed è anche allegoria dei miracoli compiuti da Cristo di cui leggiamo nei Vangeli.

Siamo giunti alla fine di questo percorso. Se si ha voglia di costruire il proprio presepe, o si desidera ammirare i capolavori più famosi dell’arte presepiale, non resta che venire a Napoli per girare per la città e scoprire dove sono conservati i più bei presepi al mondo.

Le tradizioni natalizie napoletane

Le tradizioni di Natale a Napoli sono diverse e coinvolgono ogni aspetto della vita: dalla cucina fino all’addobbo della casa. In genere, l’inizio del Natale è contrassegnato dalla festività dell’Immacolata Concezione che ricorre l’8 dicembre. Ultimamente, però, soprattutto per i bambini il Natale inizia nei giorni precedenti con la preparazione del Calendario dell’Avvento, una tradizione del Nord Europa che ormai si è radicata anche nella cultura partenopea. Tuttavia, il giorno ufficiale per tirar fuori presepe e albero resta sempre l’8 dicembre!

PresepeIl presepe per i Napoletani è un continuo rinnovarsi e ingrandirsi. C’è chi ne ha fatto un vero e proprio hobby! Molti, infatti, non si limitano a comporlo, ma lo costruiscono anno dopo anno ampliandolo, per aggiungere location e personaggi sempre nuovi.

Che lo si acquisti o lo si costruisca, in ogni caso, una passeggiata a San Gregorio Armeno è d’obbligo. Questo è uno degli angoli più caratteristici di Napoli: i maestri artigiani, qui, per 365 giorni all’anno mostrano le meraviglie del presepe tradizionale. In questo famoso vicolo si possono acquistare i pastori classici, bancarelle raffiguranti diversi esercizi commerciali, fontane, pozzi e tantissimi altri particolari come ceste di frutta, animali da fattoria e accessori vari. Insieme al presepe, l’albero è presente in tutte le case. Talvolta si vede posizionata la capanna della Natività sotto l’albero, così da unire i due simboli del Natale.

La tradizione natalizia non consiste solo nell’addobbare a festa la propria casa, ma anche nel proporre particolari piatti tipici, dal primo al dolce, alcuni dei quali si possono gustare solo in questo periodo. Per esempio, protagonista del pranzo della Vigilia di Natale è la pizza, in particolar modo la pizza ripiena di scarole, che funge da piatto unico. Chi non preferisce questa bontà potrà sempre ripiegare sulla classica pizza pomodoro e mozzarella. La sera della Vigilia, invece, il menu  è sostanzialmente composto da pietanze a base di frutti di mare e pesce. Il primo piatto è costituito generalmente da spaghetti con le vongole, mentre il secondo da baccalà fritto o capitone, preparato alla brace o sempre fritto. Immancabile è l’insalata di rinforzo, che raccoglie diverse verdure come olive verdi e nere e alici salate, affogate in un composto di olio e aceto.

Il pranzo di Natale, invece, prevede un menu più ricco, costituito talvolta da due primi: la minestra maritata e la pasta con ragù e ricotta. Tra i secondi spiccano il pollo e la carne utilizzata per comporre la minestra maritata. Tra i contorni troviamo i broccoli di Natale e la già citata insalata di rinforzo.

struffoliUn must per ogni amante della buona tavola è rappresentato dai dolci di Natale tra i quali troviamo roccocò e mustaccioli, susamielli, raffioli, fruttini di zucchero, ma anche i dolcissimi e allegri struffoli.

l Natale napoletano è anche sinonimo di convivialità e divertimento: chi trascorre le vacanze natalizie in famiglia si troverà impegnato in numerosi giochi. Come è ben noto, uno dei giochi classici è la Tombola, una sorta di lotto istantaneo che ha radici antiche. Il gioco in sé potrebbe risultare ripetitivo, se non fosse per la possibilità di creare una stori, grazie al significato che si attribuisce a ogni numero: naturalmente gli esiti sono molto pittoreschi e divertenti.

In alternativa alla tombola, si è diffuso il gioco del Sinco. Anche qui si distribuiscono delle cartelle, e al posto dei numeri sono presenti i simboli delle carte napoletane. Scopo del gioco è realizzare una o più delle cinque combinazioni a disposizione e conquistare le somme raccolte in appositi bicchieri. Ci sono poi tantissimi altri giochi di carte che vengono proposti a grandi e piccini, per un pomeriggio spensierato e allegro.

Queste sono solo alcune delle tradizioni che sono ancora osservate all’interno delle case. Per vivere tutta la magia del Natale di Napoli viaggia con Snav. Sono aperti i collegamenti con le isole del Golfo con partenze quotidiane. Per raggiungere i tuoi cari o per trascorrere le tue vacanze natalizie a Napoli scegli Snav e buon viaggio!

Omaggio a Luca De Filippo

A una settimana dalla scomparsa di Luca De Filippo desideriamo ricordare il grande attore di natali romani, ma figlio del napoletanissimo Eduardo De Filippo, ripercorrendone la vita, la carriera e i successi.

Luca nasce a Roma nel 1948 e cresce nell’ambiente teatrale De Filippo, una realtà complessa fatta di tradizione e disciplina. Il suo debutto ufficiale lo si ha nel 1955, quando da bambino, come molti De Filippo, riveste i panni di Peppiniello in Miseria e Nobiltà, commedia scritta dal nonno Eduardo Scarpetta. Il debutto vero e proprio però ci fu quando compì vent’anni nel Il Figlio di Pulcinella.

Da quell’apparizione in poi Luca prende parte all’attività teatrale del padre, interpretando diversi personaggi sempre con grande professionalità, eleganza e bravura, proponendo ora il figlio indisponente, ora il finto pazzo e ora indossando i panni di Felice Sciosciammocca. Qualsiasi maschera dovesse indossare Luca mostrava una grande versatilità e capacità di portare sulla scena l’intero comparto delle emozioni e dei conflitti umani, in maniera mai scontata o superficiale.

Inoltre, durante il suo percorso Luca è anche approdato alla televisione, registrando diverse commedie e drammi. Nessuno potrà dimenticare interpretazioni come quella di De Pretore Vincenzo, toccante e ricca di phatos, oppure quella irriverente di Tommasino detto “Nennillo” in Natale in casa Cupiello, oppure di quella di amico infido in Gli esami non finiscono mai, dove interpreta il personaggio di Furio La Spina.

Luca De Filippo ha preso parte anche a diversi progetti cinematografici recitando accanto a Sofia Loren in Sabato, Domenica e Lunedì diretto da Lina Wertmüller. Tra gli altri film a cui ha preso parte ricordiamo Come te nessuno mai di Gabriele Muccino e nel 2012 aveva recitato in Venuto al mondo per la regia di Sergio Castellitto.

Luca ha saputo raccogliere la monumentale eredità paterna con discrezione, dando nuova vita a quelle stesse opere che spesso aveva recitato accanto al padre. Non fu mai un imitatore di quest’ultimo nel riproporre gli stessi ruoli, ma il suo animo gli consentiva di rivestire quegli stessi personaggi di una nuova umanità.

Ultimamente, stava portando sulle scene Non ti pago, un’altra delle celebri commedie di Eduardo, ma la tournée  è stata interrotta a causa dei problemi di salute dell’attore. Luca si è spento il 27 novembre 2015. I funerali si sono svolti presso il Teatro Argentina di Roma in forma civile lunedì 30 novembre. In tale circostanza tutto il mondo dello spettacolo, del teatro e delle istituzioni si è stretto intorno alla famiglia De Filippo per ricordare Luca e le innumerevoli qualità che aveva come uomo e come artista.

Di Luca sicuramente passeranno alla storia l’indiscusso talento e il grande spessore umano, che rappresentano un’eredità preziosa per tutti coloro che amano il teatro e la cultura.

Edoardo Ciannelli da “Gilda” a “Un marito per Cinzia”: storia di un attore made in Ischia

Eduardo Ciannelli è un attore nato a Ischia il 30 agosto nel 1888, ed era originario di Lacco Ameno. Ancora oggi la sua casa, che si trova in una via laterale del corso principale, è di proprietà della famiglia Ciannelli, e l’isola di Ischia l’ha voluto ricordare apponendo una targa sull’edificio, al fine di mantenerne viva la memoria.

Ciannelli era figlio di un medico napoletano, che al tempo era proprietario delle Terme di Santa Restituta. Eduardo conseguì gli studi universitari per intraprendere la stessa carriera del padre, ma la passione per il teatro e il mondo del cinema non gli diede possibilità di scelta, costituendo un’attrattiva irresistibile.

La sua carriera non iniziò come attore, ma prese il via in una compagnia di canto lirico, dato che era un baritono. Come cantante riscosse un notevole successo e si esibì sui più importanti palcoscenici europei. Ricordiamo che si esibì anche alla Scala di Milano.

Nel 1919, all’età di trentuno anni, si stabilì a New York, dove partecipò a diversi spettacoli musicali. La sua bravura lo portò a esibirsi sui palcoscenici di Broadway. New York portò fortuna al giovane cantante e attore ischitano, che proprio in questo periodo conobbe Alma Wolfe, con la quale convolò a nozze. Fu un matrimonio felice che durò tutta la vita.

La sua carriera prese un’altra direzione quando approdò alla prosa, cimentandosi non solo come attore, ma anche come regista. Nel 1933 debuttò nel film Notturno viennese, dove la sua interpretazione gli valse l’attenzione di molti produttori di Hollywood che lo ricercano per le parti di cattivo. In particolare, Ciannelli si trovò spesso a indossare i panni del gangster vista la sua somiglianza con il mafioso Lucky Luciano.

Ciannelli non era solo in grado di interpretare il ruolo del villain, ma aveva una predisposizione naturale per i ruoli comici e brillanti, in cui spesso si cimentava in teatro.

Lavorò con i registi più famosi come Alfred Hitchcook che lo volle nella pellicola del 1940, Il prigioniero di Amsterdam. Dopo il secondo conflitto mondiale, tornò in Italia, dove recitò nel film Patto con il Diavolo di Luigi Chiarini. In seguito continuerà a lavorare tra l’Italia e gli Stati Uniti, con l’unico rimpianto di non aver mai girato un film nella sua amata Ischia.

Anche in Italia Eduardo Ciannelli viene diretto da registi che hanno fatto la storia del cinema: da Zampa a Monicelli, da Sergio Leone a Michelangelo Antonioni.

Edoardo Ciannelli muore a Roma nel 1969, ma nello stesso anno sono usciti tre film a cui aveva partecipato quali: La collina degli stivali, L’oro di MacKenna e Il segreto di Santa Vittoria. Rispetto ai ruoli di spietato assassino che spesso interpretava, chi conosceva Ciannelli ne ricorda il carattere mite e solare.