Napoli: ricetta della cianfotta

Napoli: ricetta della cianfotta

Tra i piatti tipici della tradizione partenopea ci sono anche piatti vegetariani, che riprendono i sapori dell’orto. In questo caso parliamo della Cianfotta alla maniera napoletana.

Già in passato abbiamo presentato la Cianfotta di Ventotene, piatto tipico dell’isola ponziana. La cianfotta è un piatto preparato da tutta Italia, e differisce negli ingredienti a seconda della disponibilità e delle tipicità locali.

Nel dettaglio, la cianfotta trae ispirazione dalla ratatouille francese. Sappiamo bene che la dominazione francese ha influenzato diversi ambiti della cultura partenopea e la gastronomia non fa differenza.

Questo piatto è perfetto per l’estate, ed è colorato, saporito e ricco di bontà. Tradizinalmente la cianfotta poteva essere arricchita con pezzi di carne. Questa è una versione tutta vegetariana.

Ingredienti per la Cianfotta Napoletana

Per preparare la Cianfotta Napoletana per quattro persone, dovrai procurarti questi ingredienti:

  • 1 kg di peperoni
  • 800 gr di melanzane
  • 700 gr di patate
  • 200 gr di pomodori
  • 2 cipolle ramate
  • 1 spicchio d’aglio
  • prezzemolo q.b.
  • basilico tritato q.b
  • origano essiccato q.b
  • Pepe, Sale e Olio EVo q.b.

Come preparare la Cianfotta Napoletana

Questo gustoso piatto richiede tanta pazienza nella preparazione perché sono diverse le verdure da tagliare, ma la fatica ne vale la pena. Attenti alle dita e pronti a cucinare!

Iniziare tritando le cipolle, non occorre un taglio regolare, e privare l’aglio dell’anima. In una casseruola far scaldare un po’ d’olio. Si consigliano almeno quattro cucchiai colmi. Far riscaldare e soffriggere il trito di cipolla con l’aglio.

Attenzione a far imbiondire aglio e cipolla, quindi, teniamo sott’occhio la casseruola, mentre tagliamo e priviamo i pomodori dei semi. Tagliare i pomodori rossi a dadini.

Unire i pomodori a aglio e cipolla. Preparare le patate, sbucciandole e sciacquandole, per privarle dei residui di terreno. Tagliare a dadi le patate e unire alla casseruola.

Tagliare le melenzane con a dadioni. A questo punto non resta che tagliare i peperoni. Tagliarli nel senso della lughezze e eliminare i semi e i filamenti bianchi, nonché procedere con un taglio a strisce. Unire al resto delle verdure.

Una volta messe insieme tutte le verdure non resta che coprire con un coperchio la casseruola e cuocere il tutto per quaranta minuti circa.

Una volta finita la cottura disporre la cianfotta in un piatto da portata e aggiungere odori come delle foglie di basilico, prezzemolo tritato, origano essiccato e se desiferate dare a questo piatto un ulteriore tocco di freschezza aggiungere anche qualche foglia di menta.

Da Ponza a Zannone

Quando si parla di Isole Pontine, di solito, si fa menzione delle sole Ponza e Ventotene, con qualche rara eccezione relativa all’isola di Palmarola. Non tutti sanno, invece, che l’arcipelago laziale include anche l’isolotto di Zannone, meno celebrato rispetto alle sorelle, ma non per questo meno meritevole di una visita.

Di Zannone abbiamo già avuto modo di parlare in questo articolo; non è quindi nostra intenzione ritornare sulla descrizione delle bellezze naturali e delle attrazioni che è possibile ammirare sull’isola. In questo articolo, piuttosto, desideriamo fornirvi alcune indicazioni utili qualora abbiate già deciso, o siate in procinto di decidere, di trascorrere una vacanza a Ponza, magari includendo Zannone tra le tappe da non perdere assolutamente.

Più nel dettaglio, vi illustreremo come trascorrere una giornata a Zannone partendo proprio da Ponza: sarà l’occasione per conoscere da vicino una terra affascinante e riservata, proprio come la natura rigogliosa che sembra caratterizzarla nel profondo.

Esistono diverse linee private che effettuano itinerari giornalieri su battello o motobarca, generalmente con partenza dal porto di Ponza. La navigazione dura circa 50 minuti ed è molto gradevole, in quanto consente di ammirare tutta la costa dell’isola principale dell’arcipelago; superata Ponza, si punta dritti a Nord Est fino ad approdare, per l’appunto a Zannone.

Qui, in base al tipo di servizio di navigazione che sceglierete, potrete circumnavigare l’isola, fermarvi a fare un bagno nelle acque limpide e turchesi del Tirreno (che da queste parti sono ancora più incantevoli) oppure sbarcare e fare un’escursione a piedi alla scoperta dei tesori naturalistici e storici che l’isola custodisce: resti storici risalenti all’epoca romana o a quella medievale, la villa del marchese Casati Stampa oppure lo spettacolo di lecci, allori e ginestre che costituiscono la macchia mediterranea locale. Una natura brulla e impervia rende Zannone un luogo nel quale lasciarsi il mondo alle spalle per una giornata, per immergersi con il corpo e con la mente in una dimensione che sembra fuori dal tempo.

E parlando di tempo…è tempo di prenotare la vostra prossima vacanza a Ponza con un semplice click! Come? Prenotando un aliscafo per Ponza o Ventotene direttamente dal sito www.snav.it!

Croazia: Stobreč

Stobreč è una cittadina situata nelle vicinanze di Spalato, ben conosciuta come meta turistica per la presenza di campeggi e strutture ricettive di vario genere, da hotel ad appartamenti.  Stobreč prende vita da un antico nucleo sorto sulla costa adriatica chiamato Epetion.

La città è incastonata in un paesaggio naturale incontaminato del massiccio di Mosor e del fiume Žrnovnica. La pesca e il settore turistico caratterizzano l’economia attuale di questa cittadina.

Stobreč è famosa per le spiagge, tra cui possiamo annoverare quelle sabbiose, che si trovano nei pressi del centro cittadino, mentre a sud-ovest troviamo spiagge composte da sassi. Il molo turistico accoglie unità di diporto di diverso tipo, per cui sarà possibile anche organizzare delle gite in barca, alla scoperta di questo meraviglioso tratto della costa croata.

Tra gli sport che si possono praticare ci sono vela, canottaggio, windsurf e anche la pesca. Se si desidera vivere una vacanza all’insegna di sport acquatici, questa è la meta giusta. Un altro aspetto vivace di questa cittadina è rappresentato dalle numerose feste che animano il centro e che culminano nella solenne festa di San Lorenzo.

Nelle vicinanze di Stobreč sono presenti le cittadine di Žrnovnica e Podstrana, quest’area si contraddistingue per la presenza di alcuni sentieri tematici ciclistico-alpinistici nei pendii della collina di Perun.

Questo è il luogo ideale per programmare delle escursioni alla scoperta delle leggende e dei miti che caratterizzano la tradizione popolare locale. La Croazia offre, con le sue località tutte da scoprire, vacanza su misura, per ogni esigenza. Sia gli amanti del relax che quelli delle escursioni e dello sport potranno organizzare il proprio soggiorno in base alla propria esigenze.

Per raggiungere Stobreč, con moto, auto o camper a seguito, potrai viaggiare a bordo dei traghetti Ancona Spalato per raggiungere la tua meta in comfort e sicurezza.

Spiaggia la Pelosa

Sardegna: spiaggia la Pelosa

Per chi ama le spiagge dall’aspetto tropicale la spiaggia la Pelosa in Sardegna è sicuramente la meta ideale. Acque cristalline e fondali bassi rendono questa la meta prediletta per gli amanti delle immersioni e dello snorkeling.

Dove si trova la spiaggia la Pelosa?

La spiaggia della Pelosa si trova sulla costa di Stintino, più precisamente in quell’area che fa parte del golfo dell’Asinara, e si estende proprio sull’estrema punta nord-occidentale della Sardegna. 

Questo angolo di paradiso è ritenuta una delle più belle spiagge di tutta Europa, proprio per la sua conformazione e per le caratteristiche naturali che la contraddistinguono e che la rendono unica al mondo. In tal senso, la spiaggia la Pelosa può ritenersi uno dei luoghi più iconici di Stintino.

Perchè la Pelosa è una delle più belle spiagge in Europa?

La spiaggia la Pelosa deve la sua fama alla sua conformazione, che la rende il luogo adatto a una rilassante giornata al mare. Qui ci si potrà distendere sulla sabbia finissima per prendere il sole, oppure si potrà nuotare in acque cristalline e visitare l’omonimo isolotto dominato da una torre aragonese, costruita nel 1578.

L’isolotto è raggiungibile anche a piedi perché in questo tratto di costa il fondale si presenta come basso, per cui per immergersi bisognerà percorrere alcune decine di metri. Sicuramente il colore turchese e azzurro del mare, insieme all’ampia gamma di riflessi, contribuisce a rendere il panorama suggestivo, molto simile a quello dei Caraibi. 

All’orizzonte, infatti, sembra che il mare si fonda con il cielo. Il panorama è reso ancora più suggestivo, per l’appunto, dalla presenza dei faraglioni di Capo Falcone, dell’isola Piana e dell’Asinara.

Le isole che costituiscono una sorta di barriera, una protezione naturale rispetto alle correnti e al moto ondoso che contraddistingue il mare aperto. Le acque calme a cui è possibile accedere da questa spiaggia sono ideali per permettere agli amanti dello snorkeling piacevoli giornate alla scoperta dei fondali.

Attorno alla spiaggia possiamo osservare una vegetazione caratterizzata dalla macchia mediterranea e, in particolare, la presenza del ginepro.

Come arrivare sulla spiaggia la Pelosa

La spiaggia dista circa cinque chilometri da Stintino ed è raggiungibile anche con servizi di bus e navetta. Da Stintino è raggiungibile anche con mezzi propri percorrendo Viale La Pelosa. Sulla strada sono presenti diverse aree parcheggio, dove poter lasciare il proprio veicolo.

Per viaggiare verso la Sardegna con veicolo a seguito, scegli la comodità e la sicurezza delle navi Genova Porto Torres.

Sicilia: l’artigianato

L’artigianato in Sicilia è un portavoce della cultura locale, attraverso quest’ultimo possiamo scoprire la storia, le influenze recepite dalle diverse dominazioni e dall’incontro con il mondo medio orientale.

Dopo un viaggio in Sicilia, sarà impossibile non ritornare a casa con un souvenier che sia rappresentativo della propria experience. L’artigianato siciliano, infatti, è specializzato nella produzione di diverse tipologie di oggetti, che andranno a impreziosire ulteriormente il design della propria casa oppure si potranno scegliere oggetti come gioielli e abbigliamento, per il gusto di indossare qualcosa di tipicamente siciliano.

Ceramica e terracotta

Nel settore della ceramica il più importante centro di produzione è rappresentato dalla città di Caltagirone, seguito dalle città di  Burgio, Caltagirone, Patti e Sciacca. Tra gli oggetti più iconici ci sono le teste di moro,generalmente vendute a coppie, che rappresentano la testa di una bellissima fanciulla e di un turco.

Questo manufatto prende vita da leggende e storie locali, che ruotano attorno al tema di amore, passione e vendetta.

La produzione della ceramica artigianale siciliana si esplica anche nella produzione di oggetti di uso comune come piatti, tazzine e così via, e dalla tipiche piastrelle finemente dipinte a mano, da rappresentare dei pezzi unici e originali. I motivi moreschi sono valorizzati dall’uso dei colori verde ramino, turchese, giallo oro e manganese.

Tessili, arredamento e tappeti

Nel trapanese è diffusa l’arte della tessitura dei tappeti. In particolare, nella città di Erice, i primi laboratori dedicati alla produzione di tappeti risale alla fine del XIII secolo e si avvale dalle conoscenze ricavate dai rapporti con il popolo greco e medio orientale.

Dall’incontro con queste culture è stato possibile sviluppare una tecnica di tessitura che dà vita a manufatti che si contraddistinguono per il colore e l’originalità della trama. Le produzione contemporanea richiama spesso il patchwork ricavato dall’accostamento di più motivi.

Nel settore tessile, dell’abbigliamento e calzaturiero assistiamo alla produzione di capi orientati a rielaborare i motivi tipici siciliani, che ritroviamo sui carretti, sulle piastrelle e le ceramiche.

L’evoluzione delle forme grafiche e la rielaborazione dei motivi tipici e riscontrabile anche nella produzione di piccole aziende specializzate nella produzione di mobili artigianali, che ripercorrono forme di design vintage, abbinate a imbottiture che richiamano le fantasie moresche, che iconograficamente richiamano la tradizione siciliana.

I mosaici

L’arte musiva rappresenta un altro settore in via di sviluppo, influenzato, sicuramente dai fasti dell’epoca romana. Chi, infatti, non rimane rapito dalla bellezza della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna.

In quest’ultima possiamo ammirare splendidi mosaici, i cui motivi sono ripresi nella produzione attuale, ma non solo. L’arte musiva siciliana si esplica anche in settori quali l’arredamento e il design, con la produzione di oggetti mosaicati come cornici e suppellettili, ai piani per l’arredamento fino alla produzione di pavimenti per gli ambienti indoor che esterni. I mosaici siciliani trovano impiego anche nella pavimentazione delle piscine.

I Pupi e i Carretti Siciliani

I Pupi e i Carretti Siciliani contraddistinguono l’artigianato siciliano. I pupi sono opera di maestri artigiani chiamati pupari. I pupi sono marionette che rappresentano i paladini di Carlo Magno.

Tra le opere riproposte sulle scene c’erano la Chanson de Roland, la Gerusalemme liberata e l’Orlando Furioso. I pupari, pur essendo spesso analfabeti, conoscevano a memoria le gesta epiche degli eroi.

Oltre a curare la fattura dei pupi, infatti, gli artigiani costruivano anche la sceneggiatura e curavano tutti gli aspetti dello spettacolo. Le persone riconoscevano i paladini dalle loro armature lucenti.

Ad oggi il pupo è uno dei simboli distintivi della Sicilia e anche un souvenir molto amati dai turisti.

Il carretto siciliano è la riproduzione di un mezzo di trasporto in uso nel corso del XIX secolo e parte del XX secolo. La caratteristica principale di questi carretti è che venivano decorati con colori sgargianti e decorazioni che richiamavano scene bucoliche.

Nei negozi siciliani di souvenir si possono trovare delle miniature che trasformano il carretto in un oggetto d’arte artigianale, ideale per chi desidera portare a casa uno dei simboli dell’iconografia folcloristica siciliana.

Per raggiungere la Sicilia in comodità e sicurezza scegli le navi Genova Palermo, i traghetti Napoli Palermo o i collegamenti attivi sulla tratta Civitavecchia Palermo.

Croazia: Marjan Forest Park

Nel cuore della città di Spalato sorge un’oasi incontaminata costituita dalla collina Marjan, una vera e propria attrazione per i turisti che desiderano scoprire il polmone verde della città in una passeggiata che offre la possibilità di ammirare un panorama meraviglioso e di stare a contatto con una natura incontaminata.

La vegetazione è composta da pini marittimi e da macchia mediterranea, così come la fauna è caratterizzata dalle specie autoctone. Ma non solo, infatti all’interno del Marjan Forest Park sono presenti anche dodici monumenti, tra cui la chiesetta votiva dedicata a San Nicola, patrono dei viaggiatori, e le abitazioni degli eremiti scavate all’interno della roccia.

Il Marjan Park Forest si estende per circa 3Km a partire da Marmont Street. Dal 1964 rappresenta un’area protetta della città. Il parco è particolarmente frequentato nei mesi estivi, proprio perché qui è possibile fuggire dalla calura estiva all’ombra della fitta vegetazione presente.

Il parco è frequentato anche dagli amanti dello sport ed è una meta per i runner, gli scalatori, ma anche per gli amanti di sport acquatici. La collina, infatti, degrada verso il mare, quindi è possibile arrivare a una spiaggia libera e una con servizi da lido, per poter trascorrere una giornata all’insegna dello snorkeling.

Alla spiaggia si arriva tramite un bus interno al parco, per chi invece si sposta in macchina c’è una passeggiata abbastanza lunga da fare, per cui se non siete amanti dei tragitti lunghi, allora conviene sicuramente l’uso del bus.

come abbiamo detto all’interno del Marjan Park Forest sono presenti diversi monumenti e attrazioni tra cui lo zoo cittadino, il Museo Meštrovićeve Crikvine – Kaštilac, l’Istituto Oceanografico e della Pesca, oltre a ristoranti e bar.

Per arrivare in Croazia viaggia sulla tratta Ancona- Spalato servita dai Cruise Ferry SNAV.

La musica di Pino Daniele

Era il 2011, più precisamente il mese di aprile, quando noi di Snav Magazine dedicavamo al genio e all’estro di Pino Daniele questo articolo: da allora sono passati più di 9 anni e purtroppo, come tutti sappiamo, nel frattempo Pino è venuto a mancare, privando il mondo del suo incredibile talento e di chissà quante altre perle che avrebbe potuto creare e condividere con tutti noi se fosse in vita ancora oggi.

Non è tuttavia scontato dire – non questa volta – che la sua musica e le sue composizioni ci accompagneranno ancora per tanto tempo, sopravvivendo alle leggi dello spazio e del tempo, perché l’eredità artistica e culturale lasciata da Pino Daniele sembra davvero destinata all’Olimpo dell’immortalità, andando a toccare sfere che di solito sono destinate soltanto alle leggende assolute.

Probabilmente in Italia nessuno meglio di lui, negli ultimi 40 anni, ha saputo fondere alla perfezione la musica di stampo popolare (laddove l’accezione è proprio quella tipicamente del “pop”) con i gusti di uno stile raffinato, frutto di una continua ricerca musicale che è riuscita ad esplorare territori talvolta agli antipodi, come quelli del jazz, del blues, della bossa nova e della world music a tinte afro e arabeggianti.

Anche lo switch linguistico, dal napoletano degli esordi all’italiano dei suoi lavori più recenti, segna un percorso artistico che partendo dai vicoli di Partenope ha saputo poi collocarsi su di un piano universale, dando voce con semplicità e incisività al tempo stesso a stati d’animo, emozioni e sentimenti che caratterizzano la vita di tutte le persone, qualunque sia latitudine. Testimonianza di ciò sono le numerose collaborazioni con tanti “mostri sacri” del panorama musicale internazionale, che hanno saputo cogliere lo spessore dell’arte di Pino Daniele e fondersi alla perfezione con essa: come dimenticare i duetti con Eric Clapton, Pat Metheny, Billy Cobham e Chick Corea?

In definitiva, il lascito di questo musicista appare oggi come un tesoro dal valore davvero inestimabile, e non sarà per niente facile trovare un nuovo Pino Daniele. L’unica certezza che abbiamo è che capolavori come “Quanno chiove”, “Terra mia”, “Alleria”, “Anna verrà”, “Yes I know my way”, “Quando”, “Napule è” e tanti altri ancora non smetteranno mai di risuonare nelle case e nei luoghi di aggregazione di tutta Italia e, sicuramente, di tanti altri posti del mondo.

Casatiello dolce: la ricetta

Un classico della tradizione campana ideale per una gustosa merenda pasquale: stiamo parlando del Casatiello dolce, una ricetta perfetta per gustare il casatiello in una insolita versione.

Per preparare il casatiello dolce bisognerà effettuare alcuni passaggi. Basta avere un po’ di pazienza e il gioco è fatto!

Prima di procedere alla preparazione bisogna realizzare i lievitino o il criscito con i seguenti ingredienti.

  • 65 g di farina Manitoba
  • 8 g lievito di birra fresco
  • 30 ml acqua tiepida
  • 1 pizzico zucchero

Per preparare il criscito, sciogliere il lievito in acqua con temperatura di circa 25°. L’acqua non deve essere né bollente e né tiepida per una corretta lievitazione. Unire lo zucchero e la farina per creare il composto iniziale. Il lievitino dovrà riposare per circa un’ora al caldo.

L’impasto del casatiello dolce, invece, richiede i seguenti ingredienti:

  • il preimpasto lievitato
  • 500 g farina 00 (si può unire anche creare un mix con metà farina manitoba e metà farina 00)
  • 200 g zucchero
  • 125 g burro
  • 125 ml latte
  • 4 uova
  • 3 g lievito di birra fresco
  • 1 cucchiaio di acqua di fiori d’arancio
  • 1 pizzico di sale
  • 1 baccello di vaniglia

Pocedere mettendo nella ciotola della planetaria o nell’impastatrice le uova insieme allo zucchero. Montate il composto per circa cinque minuti. Aggiungere il lievitino e la farina e procedere con una lavorazione di circa 10 minuti. Lasciar ammorbidire il burro a temperatura ambiente, e unirlo al composto. Aggiungere il restante lievito, l’acqua a fiori d’arancio, i semi della vaniglia, e continuare a lavorare l’impasto finché non sarà incordato.

Per la cottura è necessario procurarsi uno stampo dai bordi molto alti, che può contenere un chilo di impasto. Il casatiello dovrà lievitare per circa 12 ore o fino a che non sarà arrivato ai bordi. Cuocere il casatiello in forno preriscaldato a 180° per circa un’ora. Per essere certi che la cottura sia completata, fare la prova stecchino, per verificare che l’interno non sia troppo umido. Far raffreddare il casatiello totalmente.

Una volta pronto il nostro casatiello dolce non finisce qui: è arrivato il momento di decorarlo come da tradizione. Il casatiello dolce, infatti, deve essere ricoperto di una squisita glassa e cosparso di codette colorate, così da richiamare i colori della primavera, della vita e la gioia che contraddistingue la festività pasquale.

Per preparare la glassa sono necessari:

  • 100 g di zucchero a velo
  • 1 albume
  • codette colorate

In una ciotola inserire l’albume e lo zucchero a velo e montarli fino a ottenere una crema densa e omogenea. Versare la glassa sul casatiello e farla colare sui bordi. Rifinire la superficie spargendo le codette colorate e siete pronti per gustare questa squisita ricetta.