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Croazia: Regata Mrduja

L’autunno è una stagione ideale per viaggiare, in quanto si può approfittare di tariffe più vantaggiose, un clima più fresco ed evitare il sovraffolmmento che spesso caratterizza le località di vacanza.

Non fa eccezione la Croazia che in autunno è in grado di regalare ai visitatori delle vacanze uniche tra cultura, paesaggi naturali e un’offerta di strutture ricettive abbastanza ampia. Inoltre, in autunno si svolgono tantissime manifestazioni tra cui la storica Regata di Mrduja, che costituiscono una vera e propria attrattiva per i turisti che scelgono l’autunno per le loro vacanze in Croazia.

L’evento è a cura dell’organizzazione del Club vela Labud. La regata fu fondata nel 1927, ed è una delle più antiche regate di Europa. Il nome della regata deriva dall’isolotto di Mrduja che rappresenta il punto di svolta o il traguardo ausiliare sul percorso di 22 miglia, costituito da Spalato-Mrduja-Spalato. Oltre 80 anni di storia hanno reso la Regata di Mrduja un evento molto atteso da tutti gli amanti delle competizioni veliche.

La spettacolarità della Regata di Mrduja è dovuta anche alle tantissime barche a vela che partecipano. Infatti, si potranno veder gareggiare più di trecento imbarcazioni. Come consuetudine la Regata di Mrduja si tiene il primo fine settimana di ottobre.

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La moda caprese

Capri, la bella isola del piacere lambita dalle acque blu del mar Tirreno, è da sempre sinonimo di “Dolce Vita”. Qui si incontravano i personaggi del jet set italiano e internazionale, che si davano appuntamento per vivere sull’isola il periodo estivo. Lo stile caprese, diventato poi simbolo del luogo, nasce e si sviluppa negli anni Cinquanta. La mitica Piazzetta rappresenta la passerella ideale che vede sbocciare e diffondersi nuove mode.

Libertà: questa è la parola che da sempre riecheggia sull’isola, e non fa eccezione l’abbigliamento: qualsiasi trasgressione è concessa! Non era raro, all’epoca, incontrare le attrici più belle e le donne di potere, e vederle indossare dei semplici pantaloni bianchi, lunghi fino ai polpacci, abbinati a sandali di cuoio. Tra le icone del mondo del cinema che fecero furore sull’isola, e che furono allo stesso tempo interpreti dello stile caprese, ricordiamo Audrey Hepburn, che passeggiava per le vie di Capri indossando pantaloni corti e scarpe basse abbinate a camicie con fazzolettino al collo.

L’ideatore della moda caprese fu Emilio Pucci, che firmò la sua prima collezione di abiti prèt-à-porter: questa riscosse un notevole successo, e così in breve tempo il nome di Capri iniziò sempre di più a essere associato alla moda. In particolare, i capi di Pucci si distinguevano perché ispirati ai colori dell’isola e all’utilizzo di materiali pregiati come la seta.

Un altro aspetto della moda caprese è la combinazione di materiali diversi, come per esempio l’abbinamento di pizzi e merletti e altre stoffe pregiate, a cotone e lino. Le boutique si riempiono di abiti curati nei minimi dettagli, leggeri e chic, veri e propri capolavori sartoriali.

Anche l’abbigliamento per il mare risente di questa contaminazione di materiali, modificandosi nel corso del tempo nel design e adattandosi così al gusto moderno. Lo stile caprese si estende anche al settore calzaturiero: sull’isola sono presenti diverse botteghe di artigiani, che producono in loco sandali e calzature da mare realizzate a mano.

Nel dettaglio possiamo trovare, nelle botteghe capresi, sia scarpe realizzate in cuoio che prodotti più sofisticati. Nelle forme e nello stile, appare in questi prodotti un gusto che potremo definire Neoclassico, orientato quindi verso il fascino delle calzature prodotte dagli artigiani greci e romani.

Capri quindi si attesta non solo come meta per le vacanze, ma anche per lo shopping. Qui, infatti, è possibile acquistare, nelle botteghe locali, abiti e calzature dallo stile senza tempo, e sentirsi divi di un’altra epoca.

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Porto Torres: la Leggenda di San Gavino

La città di Porto Torres vanta ben tre patroni: i santi Gavino, Proto e Gianuario. Di queste tre figure e del loro martirio ci riferiscono alcune fonti medioevali, che contribuiscono a creare la leggenda. Dei  tre santi possiamo dire che sono vissuti sotto l’epoca dell’imperatore Diocleziano, quando Barbaro era preside della Corsica e della Sardegna. In quei tempi l’imperatore aveva emanato un editto che condannava a morte chi rinnegava la vecchia fede a favore del Cristianesimo.

Anche se minacciati di morte da Barbaro,  Gavino, Proto e Gianuario non abiurarono, accettando così il martirio. Secondo un’altra fonte, invece, Proto era un sacerdote, mentre Genuario un diacono, entrambi furono imprigionati da Barbaro a causa delle loro predicazioni. Nonostante le lusighe di Barbaro i due non rinnegarono mai la fede per cui furono consegnati a un soldato di nome Gavino. Quest’ultimo commosso dalla loro fede e illuminato dallo Spirito Santo, li lasciò andare, subendo egli stesso il martirio per primo. In un secondo momento Proto e Gianuario ritornati in città vennero arrestati e giustiziati nello stesso luogo in cui era morto Gavino.

Il luogo dove i tre martiri furono seppelliti era situato nei pressi del lungomare di Balai, dove sorge una piccola chiesa bianca con una in cima una croce di ferro. La chiesa è chiamata San Gavino  a Mare e durante la Festha Manna, il 3 maggio, i simulacri lignei dei tre santi sono portati in processione dalla Basilica di San Gavino alla chiesa di Balai, che resta aperta al pubblico fino alla festività della Pentecoste.

Inoltre, segnaliamo anche che nei dintorni della chiesa è presente una caverna ipogea, che, secondo la leggenda,  fu il primo sepolcro dei tre martiri. I resti dei tre santi, in seguito furono trasferiti nella cripta presso la Basilica di San Gavino.

Anche circa la costruzione di quest’ultimo edificio è presente una suggestiva leggenda. La Basilica di San Gavino fu voluta da Comita Re e Giudice di Torres. Quest’ultimo era ammalato di lebbra e una notte sognò San Gavino, il quale in cambio della guarigione chiese che fosse data una degna sepoltura al suo corpo e quello dei suoi compagni . Pertanto, Comita, fece costruire la basilica e la cripta presso il Monte Agnellu. Una volta rinvenute le spoglie dei tre santi furono trasferite nella cripta come promesso.

La Basilica di San Gavino è ritenuta uno dei monumenti più importanti della città ed è l’edificio in stile romanico più imponente di tutta la Sardegna. La zona adiacente alla basilica, tutt’oggi rappresenta una delle mete archeologiche più interessanti di tutta la regione, grazie alla presenza di diversi reperti.

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Come creare un Presepe napoletano

Se si vuole realizzare un presepe alla napoletana“, non possono sfuggire alcune regole né si possono dimenticare alcuni personaggi che hanno una valenza fondamentale. Anzitutto bisogna tener conto dello spazio a disposizione e scegliere pastori della giusta grandezza. Se il presepe si sviluppa in verticale, quindi, bisognerà collocare sulla parte più alta i pastori più piccoli, in basso quelli più grandi.

Centro del presepe è la Natività, rappresentata ovviamente da Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù, alle spalle dei quali non possono mancare il bue e l’asinello. La grotta, secondo le Scritture, si trovava poco al di fuori della città di Betlemme; nel presepe napoletano, spesso, la troviamo al centro, circondata da un pullulare di personaggi che assistono alla scena, mentre altri continuano nelle loro attività. Vediamo ora quali sono le principali statue da collocare sul presepe.

Gli Angeli e il Pastore della Meraviglia

Gli Angeli sono i primi a dare l’annuncio ai pastori, e li chiamano per adorare il “Bambinello”. Gli Angeli possono essere collocati in sospensione o davanti ai pastori. Da collocare vicino agli Angeli c’è il Pastore della Merviglia, così chiamato perché la statuina è immortalata in un atteggiamento di chiaro stupore, quindi con la bocca aperta e gli occhi sgranati.

I Pastori e Benino

Sono i primi a ricevere l’annuncio della nascita del Redentore. Ci sono diverse tipologie di pastori, che si distinguono in base alle attività che stanno svolgendo. Si possono trovare pastori genuflessi, immortalati nell’atto di adorare Gesù, e vanno collocati davanti alla capanna; altri portano dei doni e possono essere inseriti un po’ più in là, per dare maggior realismo alla scena. Infine, ci può essere anche il gruppo di pastori che dorme o è intento nella cura del bestiame: questi ultimi vanno collocati ancora più lontano rispetto alla capanna. Tra i pastori principali ricordiamo Benino, che si trova generalmente nel punto più alto del presepe. Il pastorello è immortalato nell’atto di dormire ed è solitamente circondato da pecorelle. Secondo la tradizione popolare, Benino non solo dorme ma sogna il presepe: non deve essere svegliato, altrimenti sparirebbe il presepe stesso!

I Magi

Maghi, studiosi e potenti re, i Magi si collocano presso la capanna il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania. Sono spesso raffigurati a cavallo oppure nell’atto di prostrarsi per adorare il Redentore e offrirgli i loro ricchi doni. I loro abiti sono lussuosi, così come tutti i particolari che li circondano. Nelle versioni più artistiche e complesse del presepe troviamo dietro di loro un corposo seguito fatto di paggi, odalische e servitori. Un personaggio, in particolare, è piano piano sparito, ed è quello della “re Magia”. La regina è raffigurata su una portantina sorretta da quattro schiavi e dovrebbe rappresentare la Luna, che guida i Magi nell’oscurità della Notte, quest’ultima rappresentata dal marito, il Re Moro, che è uno dei Magi.

 Gli artigiani

Il presepe napoletano è strettamente collegato con l’attualità. Infatti, non deve stupire se attorno alla grotta troviamo botteghe e artigiani di tutti i tipi, che talvolta padroneggiano attrezzi più moderni rispetto all’epoca della nascita di Gesù. Ciò è un segno di come il presepe venga attualizzato e reinterpretato in base al periodo storico. I mestieri rappresentati sono quelli antichi, come il falegname, il fabbro, il calzolaio, l’arrotino e il fornaio. Tutti questi artigiani sono rappresentati mentre stanno lavorando. Esistono anche versioni di pastori in movimento: troveremo fornai intenti a cuocere il pane, fabbri che battono i martelli sulle incudini e così via.

I venditori

Ecco un’altra categoria che assume diversi significati. La tradizione vuole che le più comuni tipologie di venditori siano la personificazione dei mesi dell’anno:

  1. Gennaio: salumiere e macellaio
  2. Febbraio: venditore di formaggi
  3. Marzo: pollivendolo
  4. Aprile: venditore di uova
  5. Maggio: venditore di ciliegie
  6. Giugno: panettiere
  7. Luglio: venditore di pomodori
  8. Agosto: cocomeraio
  9. Settembre: venditore di fichi
  10. Ottobre: vinaio
  11. Novembre: castagnaio
  12. Dicembre: pescivendolo

Ogni bottega può essere corredata da ceste e particolari aggiuntivi che consentono di arricchire e rendere ancora più realistica ogni ambientazione. Le botteghe si dispongono tutt’intorno nel presepe. Inoltre, si possono collocare delle statuine generiche di popolani, così da rappresentare gli avventori del negozio.

 I venditori ambulanti

Oltre alle botteghe, troviamo anche la serie dei venditori ambulanti, che possono servire ad animare ulteriormente il presepe. Tra questi ultimi ci sono il pescivendolo, generalmente rappresentato con una cassetta di pesce in testa o in mano, il bottigliaro o colui che vende le bottiglie, e il maccheronaro o venditore di maccheroni: questi sono due mestieri scomparsi che rivivono proprio grazie al presepe. L’acquaiuolo è un altro venditore ambulante che si presenta in diverse versioni: o con un otre in mano oppure accanto a un carretto ricco di arance e limoni, pronto per preparare le sue specialità. Il saponaro è un altro dei mestieri antichi ed è rappresentato nell’atto di recuperare la roba vecchia dalle case o mentre tira il suo pesantissimo carretto. Il venditore di castagne lo si incontra ancora oggi per le strade di Napoli, e sul presepe è raffigurato nell’atto di preparare i classici cuoppetielli di caldarroste o mentre cuoce le castagne nella tipica padella bucherellata. Infine, altri due mestieri antichi sono rappresentati dalla maccaturara o venditrice di fazzoletti e dallo sbregliaiuolo o venditore di fascine.

Personaggi femminili

Sul presepe si collocano anche diversi personaggi femminili che hanno una valenza simbolica. Prima fra tutte è la lavandaia, che da un lato è testimone del parto di Maria, mentre dall’altro è una figura che indica la purificazione, e va collocata nei pressi della grotta. La zingara, invece, è colei che predice il futuro ed è spesso rappresentata con un cesto di attrezzi di ferro, che figurano gli oggetti utilizzati per la Crocifissione. La zingara è collocata lontano dalla capanna o vicino all’osteria. La Donna col bambino è un altro personaggio molto diffuso. Quest’ultima si identifica con una giovane di nome Stefania, di cui troviamo notizia nei Vangeli Apocrifi. Stefania era una vergine che desiderava adorare il Redentore. Gli Angeli, tuttavia, non le concedevano di avvicinarsi poiché non era sposata. La tradizione vuole che ella, per nulla demoralizzata, prese una grossa pietra e l’avvolse in alcune fasce, dandole delle sembianze da bambino così da ingannare gli Angeli. Una volta davanti alla Madonna, la pietra starnutì e si trasformò in un bambino al quale fu messo il nome di Stefano.

L’oste e l’osteria

L’oste e l’osteria sono il simbolo concreto di come sacro e profano convivano sulla scena presepiale. L’oste è rappresentato da un uomo dal faccione gaudente e può essere accompagnato da un’ostessa, raffigurata mentre serve i clienti. L’osteria non ha niente da invidiare agli odierni locali, visto il pullulare di clienti. Presso l’osteria, per l’appunto, si possono collocare i tavoli dei clienti, questi ultimi intenti nelle più disparate e piacevoli attività: dal gustare un piatto di pasta fino a giocare a carte o a tombola. Si possono trovare anche dei gruppi di statuette danzanti che mimano i passi della tarantella. A questo punto basterà collocare anche le statuine di musicisti e si creerà perfettamente il clima spensierato e allegro dell’osteria.

Ciccibacco

Il ciccibacco è un personaggio che potremo definire strampalato. Quest’ultimo è rappresentato mentre guida un carro pieno di botti o seduto su una botte sorseggiando un fiasco di vino. Si accosta all’osteria e la sua espressione è un’invito all’ebrezza.

I deformi e i malati

Nei presepi più complessi troviamo queste categorie di personaggi, che si sono diffuse tra il Seicento e il Settecento. Il grottesco e l’orrido approdano sul presepe, caricando di ulteriore realismo le opere di molti mastri. Questo fenomeno, tuttavia,  non riguarda solo l’arte presepiale ma l’arte in generale. Tra i primi a raffigurare la deformità e la malattia con drammatico realismo ci fu Caravaggio, le cui opere sono presenti a Napoli e hanno influenzato anche gli artigiani del presepe, in passato come oggi. Tra i deformi si distinguono almeno cinque categorie, tra cui lo scartellato o gobbo, che secondo la tradizione partenopea è segno di fortuna, gli storpi raffigurati con ogni sorta di deformità, che rappresentano insieme ai lebbrosi dei reietti sociali, poiché la loro malattia è simbolo di una punizione divina. Continuando la nostra rassegna troviamo il nano, un personaggio grottesco e dal comportamento misterioso perché talvolta benevolo, altre volte diffidente e impenetrabile. Chiudiamo la panoramica con il guercio, che presenta una deformità negli occhi ed è anche allegoria dei miracoli compiuti da Cristo di cui leggiamo nei Vangeli.

Siamo giunti alla fine di questo percorso. Se si ha voglia di costruire il proprio presepe, o si desidera ammirare i capolavori più famosi dell’arte presepiale, non resta che venire a Napoli per girare per la città e scoprire dove sono conservati i più bei presepi al mondo.

Le tradizioni natalizie napoletane

Le tradizioni di Natale a Napoli sono diverse e coinvolgono ogni aspetto della vita: dalla cucina fino all’addobbo della casa. In genere, l’inizio del Natale è contrassegnato dalla festività dell’Immacolata Concezione che ricorre l’8 dicembre. Ultimamente, però, soprattutto per i bambini il Natale inizia nei giorni precedenti con la preparazione del Calendario dell’Avvento, una tradizione del Nord Europa che ormai si è radicata anche nella cultura partenopea. Tuttavia, il giorno ufficiale per tirar fuori presepe e albero resta sempre l’8 dicembre!

PresepeIl presepe per i Napoletani è un continuo rinnovarsi e ingrandirsi. C’è chi ne ha fatto un vero e proprio hobby! Molti, infatti, non si limitano a comporlo, ma lo costruiscono anno dopo anno ampliandolo, per aggiungere location e personaggi sempre nuovi.

Che lo si acquisti o lo si costruisca, in ogni caso, una passeggiata a San Gregorio Armeno è d’obbligo. Questo è uno degli angoli più caratteristici di Napoli: i maestri artigiani, qui, per 365 giorni all’anno mostrano le meraviglie del presepe tradizionale. In questo famoso vicolo si possono acquistare i pastori classici, bancarelle raffiguranti diversi esercizi commerciali, fontane, pozzi e tantissimi altri particolari come ceste di frutta, animali da fattoria e accessori vari. Insieme al presepe, l’albero è presente in tutte le case. Talvolta si vede posizionata la capanna della Natività sotto l’albero, così da unire i due simboli del Natale.

La tradizione natalizia non consiste solo nell’addobbare a festa la propria casa, ma anche nel proporre particolari piatti tipici, dal primo al dolce, alcuni dei quali si possono gustare solo in questo periodo. Per esempio, protagonista del pranzo della Vigilia di Natale è la pizza, in particolar modo la pizza ripiena di scarole, che funge da piatto unico. Chi non preferisce questa bontà potrà sempre ripiegare sulla classica pizza pomodoro e mozzarella. La sera della Vigilia, invece, il menu  è sostanzialmente composto da pietanze a base di frutti di mare e pesce. Il primo piatto è costituito generalmente da spaghetti con le vongole, mentre il secondo da baccalà fritto o capitone, preparato alla brace o sempre fritto. Immancabile è l’insalata di rinforzo, che raccoglie diverse verdure come olive verdi e nere e alici salate, affogate in un composto di olio e aceto.

Il pranzo di Natale, invece, prevede un menu più ricco, costituito talvolta da due primi: la minestra maritata e la pasta con ragù e ricotta. Tra i secondi spiccano il pollo e la carne utilizzata per comporre la minestra maritata. Tra i contorni troviamo i broccoli di Natale e la già citata insalata di rinforzo.

struffoliUn must per ogni amante della buona tavola è rappresentato dai dolci di Natale tra i quali troviamo roccocò e mustaccioli, susamielli, raffioli, fruttini di zucchero, ma anche i dolcissimi e allegri struffoli.

l Natale napoletano è anche sinonimo di convivialità e divertimento: chi trascorre le vacanze natalizie in famiglia si troverà impegnato in numerosi giochi. Come è ben noto, uno dei giochi classici è la Tombola, una sorta di lotto istantaneo che ha radici antiche. Il gioco in sé potrebbe risultare ripetitivo, se non fosse per la possibilità di creare una stori, grazie al significato che si attribuisce a ogni numero: naturalmente gli esiti sono molto pittoreschi e divertenti.

In alternativa alla tombola, si è diffuso il gioco del Sinco. Anche qui si distribuiscono delle cartelle, e al posto dei numeri sono presenti i simboli delle carte napoletane. Scopo del gioco è realizzare una o più delle cinque combinazioni a disposizione e conquistare le somme raccolte in appositi bicchieri. Ci sono poi tantissimi altri giochi di carte che vengono proposti a grandi e piccini, per un pomeriggio spensierato e allegro.

Queste sono solo alcune delle tradizioni che sono ancora osservate all’interno delle case. Per vivere tutta la magia del Natale di Napoli viaggia con Snav. Sono aperti i collegamenti con le isole del Golfo con partenze quotidiane. Per raggiungere i tuoi cari o per trascorrere le tue vacanze natalizie a Napoli scegli Snav e buon viaggio!

Da Spalato a Podstrana: sulle tracce di re Artù

Ci sono tante leggende affascinanti che riguardano la Croazia, una di queste colloca la mitica figura di Re Artù a Spalato e Podstrana. Generalmente il personaggio del re di Camelot è legato ad altri luoghi, come possiamo ancora leggere nei racconti che compongono il ciclo bretone, tuttavia, ci sono delle testimonianze che vedrebbero la costituzione della corte arturiana in tutt’altro luogo.

Del resto la figura di Re Artù è abbastanza controversa dal punto di vista storiografico. Ancora oggi non si riesce a stabilire, con assoluta certezza se il personaggio, tanto rinomato sia per il coraggio che per il senso di giustizia, sia esistito oppure no.

Sappiamo, dall’altro canto, che a Re Artù sono state attribuite diverse identità tra cui quella di Lucio Artorio Casto. Sono diversi gli scrittori che avvalorano questa tesi, tra i quali spiccano Linda Malcor, C. Scott Littleton, Kemp Malone e Ann Thomas.

In particolare, Lucio Artorio Casto era un ufficiale della VI legione in Britannia, le cui imprese avrebbero costituito la base su cui fondare il mito arturiano. Proprio a Podstrana, cittadina vicino a Spalato, pare che Re Artù abbia vissuto gli ultimi anni della sua vita, come governatore della regione Liburnia.

Ci sono dei documenti, due epigrafi, che attesterebbero la presenza di Lucio Artorio a Podstrana e testimonianze secondo le qualie la sua sepoltura sia avvenuta nei pressi di Spalato.

Per quanto riguarda le origini di Lucio Artorio Casto anche queste sono avvolte nel mistero. I croati sostengono che il prefetto dell’esercito romano sia nato nel villaggio di Lokivicice, quest’ultimo situato alle spalle della città di Spalato. Sarebbe stata croata anche la madre di Lucio Artorio e in particolare nata a Ingrane, da cui deriva il nome Ingrayne.

Invece, altri sono più propensi a ritenere che Lucio Artorio Casto sia originario di una famiglia campana, la cui presenza è accertata presso le città di Capua, Nola, Pozzuoli e Pompei e che il condottiero era discendente di Artorio Asclepiade, il quale era il medico di Augusto.

Qualunque sia la verità su Re Artù è certo che la sua leggenda non smette mai di affascinare. Tuttavia, se state programmando una vacanza invernale a Spalato, non resta che mettersi sulle tracce di Re Artù e magari visitare la vicina città di Podstrana, per scoprire di più su questa leggenda.

Inoltre, ricordiamo che fino al 4/11/2015, Snav effettua il servizio di collegamento con la Croazia, con i traghetti Spalato-Ancona. Visita subito il sito www.snav.it per scoprire le promozioni attive o per prenotare il tuo biglietto per viaggiare alla scoperta del mito arturiano.

Dubrovnik, una visita ad “Approdo del Re”, dalla serie “Il Trono di Spade”

Sapevate che “Approdo del Re“, importante location della fortunata serie statunitense “Il Trono di Spade” (Game of Thrones), si trova in realtà a Dubrovnik in Croazia?

“Il Trono di Spade” è una serie televisiva di genere fantasy. Nasce come trasposizione televisiva del ciclo di romanzi “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” (A Song of Ice and Fire) di George R. R. Martin. Creata da David Benioff e D.B. Weiss, ha debuttato il 17 aprile 2011 sul canale via cavo HBO.

La storia si svolge in un mondo immaginario composto da due continenti principali, Westeros e Essos. La trama presenta tre fili narrativi: le lotte tra le casate per ottenere il tanto ambito trono, l’arrivo di creature leggendarie che vivono oltre la barriera del nord e le peripezie dell’ultima erede della casa Targaryen, esiliata nel continente orientale per riappropriarsi del trono di Westross.

Un successo senza precedenti per questa serie, seguita da milioni di fan ed entrata di diritto nella storia della televisione. Un risultato ottenuto anche grazie a una campagna promozionale senza precedenti e a uno sforzo artistico ed economico senza eguali nella storia della HBO.

Il grande successo de “Il Trono di spade” è merito anche delle epiche ambientazioni che si trovano in diverse parti d’Europa e del Maghreb: Nord Irlanda, Marocco, Islanda, Malta e Croazia.

Uno dei luoghi più importanti della serie è, per l’appunto, Approdo del Re, la capitale dei Sette Regni nella quale si trova la roccaforte della Fortezza Rossa, all’interno della quale troviamo il tanto ambito trono.

Dubrovnik, con le sue imponenti mura e un mare cristallino, è il luogo ideale per rappresentare la capitale dei Sette Regni. La città ha avuto per molti secoli un ruolo fondamentale nel Mediterraneo e si è cinta di imponenti mura che le sono valse l’attributo di “città fortezza”. Il suo fascino medievale, la sua bellezza, le sue strade e le imponenti costruzioni hanno fatto sì che venisse scelta come set per girare le scene ambientate ad Approdo del Re.

Vuoi rivivere dal viso le atmosfere de “Il Trono di Spade”? Vuoi respirare l’aria della capitale dei Sette Regni? Con i traghetti Snav puoi raggiungere comodamente Dubrovnik grazie al collegamento via mare Ancona – Spalato: potrai portare l’auto al seguito per raggiungere questa località.

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Le origini napoletane di Bruce Springsteen

Bello essere qui, io sono del Sud”: queste le parole pronunciate da Bruce Springsteen durante il concerto tenuto a Napoli lo scorso maggio del 2013. Parole veritiere, visto che il rocker ha origini napoletane! Non lo sapevate?

Born in the USA”, ma di origini partenopee. Bruce Springsteen, “the Boss”, è per il 50% italiano, e per la precisione napoletano.

Vediamo perchè Bruce Springsteen ha origini napoletane:

Il nonno paterno del “Boss” era per il 50% olandese e il 50% irlandese, mentre la nonna era al 100% irlandese. È tuttavia il lato materno, con i nonni Antonio Zerilli e Adelina Sorrentino, che conferisce a Bruce Springsteen origini italiane.

Il nonno paterno di Bruce nacque infatti a Vico Equense (Napoli) e apparteneva a una famiglia che viveva lì da 40 anni.

Il trisavolo di Bruce, Andrea Zerilli, nacque a Palermo nel 1852, Sposò Rosa Veniero, nipote di Luigi Serio (grande compositore lirico e patriota). Serio ricevette l’onorificenza di eccellente improvvisatore lirico e la cattedra di onorificenza presso l’Università Federico II di Napoli nel 1771.

Andrea Zerilli fondò il Gran Caffè Zerilli a Vico Equense. Il terzogenito della coppia, Raffaele Zerilli, sposò Raffaella Aiello e i due ebbero cinque figli, quattro femmine e un maschio. L’unico maschio si chiamava Antonio Zerilli.

Antonio Zerilli, che morì in America nel 1977, era un avvocato e sposò Adelina Sorrentino (nonna materna di Bruce Springsteen). I due ebbero tre figlie: Dora, Ida e Adele Ann (madre del cantante).

Adele Ann sposò Douglas Frederick Springsteen. Dal loro matrimonio nacquero Bruce, Virginia e Pamela Springsteen.

Ecco spiegate le origini napoletane di Bruce Springsteen.

L’amministrazione del Sindaco di Vico Equense, Gennaro Cinque, ha deciso di conferire al musicista la cittadinanza onoraria. A spingere questa iniziativa sono stati la presenza di zii e parenti diretti che vivono ancora a Vico Equense e tutte le informazioni presenti in biografie e libri del cantante rock facenti chiari riferimenti alle sue origini napoletane.

Molti cantanti e attori americani hanno origini italiane: questo ci fa sentire più vicini a un mondo che sembra totalmente distante dal nostro. Quando poi si mette di mezzo anche la musica, come nel caso di Bruce Springsteen, le distanze sembrano azzerarsi: così le culture si uniscono e ci sentiamo tutti parte di uno stesso mondo.

 

 

Capri Studios, dove nascono i capolavori del pop e del rock

Che Capri fosse una delle località preferite dai vip di tutto il mondo, è cosa risaputa; pochi invece sanno che l’isola ospita uno studio di registrazione frequentato da alcune delle stelle più luminose del panorama musicale mondiale, che scelgono di dare vita qui ai loro lavori discografici.

Chi avrebbe mai detto che alcuni dei più celebri best seller della musica internazionale prendono forma qui, sotto il cielo di Capri, e non ad Abbey Road o in qualche modernissimo studio newyorchese?

I Capri Studios sorgono inosservati e in modo quasi anonimo tra le case bianche tipiche dell’isola, all’ombra del monte Solaro e con affaccio sull’azzurro di Marina Piccola: di fatto, diventano la location ideale per trovare la giusta ispirazione artistica, grazie a un incredibile connubio di natura, tranquillità, tutela della privacy e ospitalità fuori dal tempo.

E così, nomi del calibro di Sting, Aerosmith, Mariah Carey, Simple Minds, Duran Duran e Pearl Jam hanno scelto i Capri Studios per incidere i propri brani, hit di fama mondiale che vengono cantate a squarciagola dai fan di tutto il globo durante i concerti, alla radio o in televisione.

Anche i vip nostrani mostrano una certa predilezione per questo luogo: possiamo fare i nomi di Zucchero, Vasco Rossi, Franco Battiato e Laura Pausini, tutte stelle del firmamento musicale italiano che periodicamente vengono qui a registrare i loro album.

Il segreto, secondo Carlo Quinto Talamona, proprietario degli Studios, risiede nel saper garantire agli artisti un mix perfetto di eccellenza tecnologica, grazie alla presenza di macchine sofisticate e all’avanguardia, e ospitalità caprese, che mette i musicisti in condizione di poter lavorare nel massimo comfort.

Anche se non siete delle pop star ma semplici amanti dell’Isola Azzurra e volete godervi l’incanto di questa location ricca di fascino e bellezza, consultate gli orari delle partenze degli aliscafi Snav che collegano il porto di Napoli a Capri tutti i giorni dell’anno.

 

 

Il videoclip di “Amalfi” degli Hooverphonic è stato girato a Ischia!

Quanti di voi guardando per la prima volta il videoclip di “Amalfi“, uno dei singoli tratti da “Reflection”, ultimo album degli Hooverphonic, pop band belga famosa in tutto il mondo per aver lanciato hit di fama internazionale quali “Mad About You” e “Out Of Sight”, sono rimasti straniti pensando “ma questa non è mica Amalfi!“?

E infatti, per gli osservatori più attenti non è difficile riconoscere l’isola d’Ischia quale set prescelto per l’ambientazione del video:

Nel filmato è possibile riconoscere alcuni dei luoghi più celebri dell’isola: il porto, la Riva Destra, il monte Epomeo, la chiesa del Soccorso a Forio.

La scelta di ambientare a Ischia il videoclip di un brano che si intitola “Amalfi” ha suscitato non poco scalpore sul web: sono molti infatti gli abitanti di entrambe le località che hanno sottolineato la mancanza di correttezza di tale decisione. La band, dal canto suo, si è scusata sostenendo che non sarebbe stato possibile girare il video in Costiera per motivi puramente logistici.

In ogni caso, polemiche a parte, se avete apprezzato anche voi le bellezze di Ischia contenute nel video e vi è venuta voglia di raggiungere l’isola Verde per un weekend o per una vacanza più lunga, potete scegliere gli aliscafi Snav che la collegano al porto di Napoli tutti i giorni con un servizio rapido e comodo! Sul sito di Snav potete ottenere tutte le informazioni sulle partenze giornaliere e acquistare il vostro biglietto online.