Lipari-Pietra del Bagno

Lipari-Pietra del Bagno

Le isole Eolie presentano un numero di piccole isole e scogli rilevante. Tra questi possiamo annoverare Pietra del Bagno. Quest’ultima è una piccola isola che si trova a meno di 500 metri della costa Occidentale dell’isola di Lipari.

L’isolotto è di origine vulcano e vanta ben 21 metri di altezza e una superficie di circa 2.100 metri quadrati. Sullo scoglio disabitato, l’unica a dominare e la natura. In questo scenario incontaminato nidifica il Laurus michahellis, conosciuto come il gabbiano reale mediterraneo.

Sull’isola è presente anche un numero ristretto di specie appartenenti agli invertebrati tra i quali possiamo annoverare la cimice rossonera, il ragno Scytodes velutina e il coleottero Ochtebius quadricollis.

La flora presente sull’isola vede come specie dominante il malvone maggiore, in più sono presenti altre essenze vegetali come l’enula marina.

Pietra del Bagno, tuttavia, è conosciuta soprattutto per la bellezza del fondale e la ricchezza delle specie animali che si possono osservare.

Il periodo migliore per le immersioni va da aprile fino a novembre, per cui se state progettando una vacanza alle Eolie per l’estate, questa è un’attività da mettere in lista, se siete appassionati di subacquea.

L’immersione, generalmente, si svolge circumnavigando l’isolotto. Le pareti di quest’ultimo sono contraddistinte da una variegata colorazione, che rende lo scenario assolutamente suggestivo.

Tra le specie che si possono osservare ci sono spugne, stelle marine, e scendendo verso la parete rocciosa tra i 20 e i 30 metri si possono osservare i rifugi dei pesci, che trovano tra le rocce il nascondiglio perfetto.

In queste acque proliferano le grosse cernie, ma anche aragoste, polpi e murene. Inoltre, in alcuni periodi è possibile imbattersi in grossi pelagici come le ricciole.

Pur essendo un’immersione adatta a qualsiasi livello di preparazione subacquea, bisogna tener presente che si tratta, comunque di una discesa abbastanza impegnativo. La circumnavigazione dell’isolotto può essere fatta anche in una sola immersione, anche se in maniera un po’ frettolosa.

Infine, tra le particolarità di Pietra del Bagno c’è anche una piccola grotta che si può visitare durante la risalita. La grotta si trova a nord dello scoglio. L’ingresso è situato a circa due metri di profondità.

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Croazia: ricetta del Soparnik

Abbiamo imparato a conoscere le delizie della cucina dalmata, attraverso la nostra rubrica dedicata ai Sapori Mediterranei. Continuiamo il nostro viaggio nell’esplorazione della cucina tipica croata, proponendo la ricetta del Soparnik.

Quest’ultima potrebbe sembrare una semplice torta vegetariana salata, composta da ingredienti poveri e semplice. In realtà la ricetta appartiene al patrimonio gastronomico contadino croato, rappresentando il vero e proprio fiore all’occhiello.

Questa antica ricetta è originaria della regione della Repubblica di Poljce, una comunità sotto protettorato veneziano, che rimase autonoma dal medioevo fino ai primi dell’Ottocento.

Il Soparnik è stato inserito tra i beni culturali immateriali protetti della Repubblica di Croazia dal Ministero della Cultura.

Dopo questi brevi cenni storici è il momento di rimboccarsi le mani e di iniziare a impastare per dare vita alla bontà del Soparnik.

Ingredienti:

  • 150 g Farina di grano tenero di tipo “0”
  • 1 + 2 cucchiai di olio EVO
  • Sale q.b.
  • 80 ml acqua tiepida
  • 250 gr bietole
  • ½ cipolla
  • prezzemolo q.b.

Come si prepara il Soparnik:

Iniziamo dall’involucro che accoglierà le bietole, che si ottiene mescolando la farina con il sale, un cucchiaio di olio EVO e incorporando l’acqua poco alla volta per ottenere un impasto compatto ed elastico. Per ottenere la consistenza ideale dovrebbero volerci una decina di minuti.

L’impasto va diviso in due e lasciato riposare per almeno 30 minuti coperto da un canovaccio. Nell’attesa possiamo dedicarci alla preparazione delle bietole che serviranno per farcire la nostra torta salata.

Lavare le bietole eliminando ogni traccia di terreno. Dopo averle asciugate si possono tritare e mescolare con il prezzemolo e la cipolla, anche questi ultimi devono essere tritati. Condire le bietole con sale e olio rimasto.

Una volta fatte queste operazioni dovrebbero essere trascorsi i trenta minuti previsti per il riposo dell’impasto. Iniziare a preriscaldare il forno a una temperatura di 200°.

A questo punto su un pianale infarinato, con l’aiuto di un mattarello, ottenere una sfoglia sottile. Dovremo riuscire a ottenere uno spessore di circa 2mm.

Disporre le bietole omogeneamente sulla superficie, lasciando liberi i bordo. Sigillare la torta con la seconda sfoglia, ripiegando i bordi su se stessi così che in cottura il ripieno non fuoriesca. Bucherellare la superficie con i rebbi di una forchetta.

La torta va cotta per 20/30 a una temperatura di 200°, come abbiamo accennato in precedenza.

Una volta cotta, capovolgere la torta e spennellare di olio aromatizzato all’aglio per dare un ulteriore tocco saporito. Tagliare il Soparnik a rombi e servire freddo.

La ricetta può essere perfetta gustata come piatto unico, oppure come aperitivo, o anche servita come rustico a una festa.

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Palazzo d’Avalos a Procida

La sua imponenza è il tratto distintivo di Procida, il primo elemento che salta agli occhi anche quando si osserva l’isola in lontananza.

Diciamo la verità: non c’è persona la cui attenzione non sia stata immediatamente rapita da questa sontuosa costruzione a strapiombo sul mare, che connota in modo iconico l’isola di Procida più di qualunque altro edificio presente.

Parliamo naturalmente di Palazzo d’Avalos, conosciuto anche come ex carcere borbonico, che domina su tutta l’isola dall’altura di Terra Murata.

La storia di Procida è inevitabilmente scandita e segnata dalle vicissitudini di questa fortificazione e della famiglia D’Avalos, che ne ordinò la costruzione nel lontano XVI secolo.

Il cardinale Innico D’Avalos, appartenente alla dinastia che governò l’isola per almeno 2 secoli, fece costruire il Palazzo affidando l’incarico agli architetti Cavagna e Tortelli; nel 1830, durante la dominazione borbonica, l’edificio fu trasformato in carcere, funzione che venne mantenuta fino al 1988.

Si può dire che la fondazione di Palazzo d’Avalos diede l’avvio allo sviluppo urbano dell’isola grazie al collegamento diretto con la Corricella, zona nella quale sorse poi uno dei primi borghi di Procida.

All’interno del carcere borbonico conobbero la prigionia personaggi e uomini politici di altissimo spessore, tra cui possiamo annoverare Luigi Settembrini, Cesare Rosaroll e Palmiro Togliatti.

La storia trasuda da ogni singola parete del Palazzo, all’interno del quale tutto è rimasto immobile, intatto: le celle e gli androni rinascimentali custodiscono oggetti di uso quotidiano di epoca borbonica, tra cui vecchie divise, lettini ambulatoriali abbandonati, ferraglia arrugginita, creando un clima di decadenza ma che al tempo stesso reca in sé tutti i crismi di un fascino antico, qualcosa che è andato perduto nel tempo.

E forse la magia di questo luogo dipende proprio dal contrasto tra la solennità della struttura architettonica e la dolcezza del paesaggio, una delle più grandi meraviglie naturalistiche del golfo di Napoli.

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Eremo di Santa Maria Cetrella

In uno dei punti più alti dell’isola di Capri, più precisamente sul versante del monte Solaro che guarda verso il comune di Capri e a strapiombo su Marina Piccola, sorge l’Eremo di Cetrella, o anche definito Eremo di Santa Maria di Cetrella.

L’origine del nome non è ancora del tutto conosciuta; diverse ipotesi sussistono a tal riguardo. C’è chi lo ricollega a una pianta molto presente sull’isola, ovvero la citronella; un’altra scuola di pensiero, invece, lo fa risalire a un antico tempio intitolato alla Venere Citerea.

La costruzione dell’eremo risale al XV secolo. Sull’esterno è presente una muratura con schegge appuntite, per proteggere meglio l’interno della chiesa.

La struttura è a due navate, di cui una dedicata alla Vergine Maria e l’altra a San Domenico, ritratto in un dipinto che fu realizzato nel corso del secolo XVI.

Il complesso comprende anche un campanile, una sacrestia e celle destinate al riposo di frati francescani e domenicani, che hanno scelto questo luogo per via del silenzio e del senso di pace che è possibile trovare qui.

Si tratta di un luogo molto importante nell’ambito del culto tradizionale caprese: i pescatori, infatti, lo sceglievano spesso come meta di pellegrinaggio prima di affrontare un viaggio in mare, affidandosi alla Vergine Maria protettrice dei marinai.

Ancora oggi, il culto della Madonna è molto sentito dalla popolazione isolana, e viene tramandato di generazione in generazione.

Una visita all’Eremo di Cetrella è d’obbligo anche per gli amanti della natura: qui è presente infatti una rigogliosa vegetazione prettamente mediterranea, della quale fanno parte pini, castagni, querce, ginestre, narcisi e moltissime altre specie vegetali e floreali dalla grandissima bellezza.

Ricordiamo che l’isola è raggiungibile tutti i giorni dell’anno dal porto di Napoli grazie al servizio di aliscafi per Capri messo a disposizione da SNAV.