Pane cafone napoletano ricetta

Pane cafone napoletano ricetta

L’arte bianca ha da sempre affascinato cuochi amatoriali di tutto il mondo. Se c’è una cosa che sicuramente chi ha sperimentato in un viaggio in Campania, da Napoli alle isole del Golfo c’è il sapore e il profumo del pane cafone.

Ricetta contadina per eccellenza, il pane cafone richiede pazienza e manualità per riprodurre a casa nel proprio forno tutta la sua bontà.

Per preparare il pane serve il lievito madre, per cui se non l’avete in casa, potrete richiederne un pezzo al panificio o alla pizzeria di fiducia. Se vuoi preparare il lievito madre in casa serviranno settimane, perché si attivi nella maniera corretta e possa sopportare le lievitazioni lunghe.

Vediamo quali sono gli ingredienti per procedere alla realizzazione del pane napoletano seguendo la ricetta delle sorelle Simili riportata nel libro “Pane e roba dolce”, che grazie alla loro esperienza nel mestiere dell’arte bianca ci consegnano una ricetta riproducibile anche in casa.

Per cominciare bisogna rinfrescare due volte il lievito madre, facendo trascorrere tra il primo e secondo rinfresco almeno tre-quattro ore.

Primo rinfresco:

65 gr pasta madre

75 gr farina di manitoba

45 gr acqua

Secondo rinfresco:

tutto l’impasto precedente

90 gr farina di manitoba

45 gr acqua

 

Dopo che il lievito madre si sia attivato, possiamo procedere alla preparazione del pane utilizzando:

 

tutto l’impasto precedente

850 gr farina di forza

545 gr circa di acqua

25 gr sale

Per quanto riguarda la farina di forza, possiamo usare un mix di semola e farina manitoba, in proporzioni quasi uguali. L’acqua deve essere utilizzata a circa 25°, non deve essere bollente per evitare che possa uccidere il lievito, allo stesso tempo se l’acqua possiede un’eccessiva durezza con presenza di calcare, si può in alternativa utilizzare l’acqua in bottiglia, sempre per favorire una migliore lavorazione.

Nel procedimento suggerito dalle sorelle Simili, bisogna procedere aggiungendo i nuovi ingredienti all’impasto precedentemente ottenuto. Nel caso in cui si usi una planetaria, bisogna attendere circa dieci minuti affinché l’impasto sia incordato.

Se si lavora a mano si otterrà un impasto umido, che dovrà essere lavorato spolverando la spianatoia con semola e battere l’impasto contro il piano più volte per rafforzare la maglia glutinica.

Procedere con una piegatura a tre e arrotolare l’impasto, così da farlo riposare circa trenta minuti sotto una campana. Trascorso il tempo riprendere il pane e ricavare due filoni. Procedere con ulteriori pieghe per dare forza all’impasto. Mettere a riposare il pane su un canovaccio infarinato appoggiato su una teglia, o su carta da forno sempre spolverizzata di semola.

Prima di coprire il pane con il telo cospargerlo di farina per evitare che si appiccichi. Il miglior tessuto che garantisce al pane di respirare sono il lino e il cotone. A questo punto bisogna lasciare il pane a lievitare per 8-10 ore circa. Bisogna avere l’accortezza di tenere l’impasto al caldo.

Trascorsi i tempi di lievitazione si potrà procedere con la cottura. Per controllare che il pane sia pronto basta affondare il dito nell’impasto. La fossetta dovrebbe ricomporsi lentamente. Riscaldare il forno a 240°, mettere il pane in forno e abbassare la temperatura a 220°. Far cuocere per mezz’ora circa e abbassare ulteriormente la temperatura a 180°. Una volta raggiunta la doratura desiderata, il pane va tirato fuori dal forno e messo a raffreddare in posizione inclinata consentendo all’umidità di fuoriuscire e non perdere la fragranza sul fondo.

Prova anche tu a fare il pane fatto in casa.

La Fortezza di Clissa

A pochi chilometri da Spalato, andando in direzione nord-est, si erge imperiosa la Fortezza di Clissa. Luogo simbolo della Dalmazia, questa località fu scenario di diverse battaglie, diventando simbolo di dominio, ma anche di difesa.

La fortezza, infatti, presidia l’unico accesso dalla Bosnia alla costa dalmata, da qui spiegato il grande valore strategico. Lo stesso nome della località Klis sembri derivi dal latino Clavis, che per l’appunto significa chiave. 

Chi controllava la fortezza di Clissa, in definitiva, controllava la Dalmazia, assicurandosi una via privilegiata per il commercio nel Mediterraneo, gli scambi e il controllo dell’area. 

Un po’ di storia…

Secondo le testimonianze in nostro possesso la strada che conduce da Solona a Klis, nota come via Gabinia risale all’epoca di Tiberio. Le popolazioni illiriche dei dalmati, che abitarono questi luoghi per primi e che costruirono le prime fortificazioni, furono più volte assediati e sconfitti dai romani fino a esserne completamente sopraffatti nel 9 a.C..

La zona rimase di pertinenza romana fino alla caduta dell’Impero con la deposizione dell’ultimo imperatore nel 476 d.C. L’area fu riconquistata dai bizantini nel 513 d.C. e tenuta fino al 614 d.C.

La fortezza torna a giocare un ruolo di rilievo nel 1513, quando ne assunse il controllo Petar Kruzic, un nobile croato sottomesso, solo formalmente, a Ferdinando I d’Asburgo. Proprio in questo periodo vi fu la necessità di contrastare l’espansione turca. Sotto la guida di Kruzic le difese, infatti ressero per un venticinquennio.

Dal 1537 però gli ottomani ebbero il sopravvento fino al 1648, quando la Repubblica di Venezia ne assunse il controllo, per poi passare al dominio austro-ungarico dal 1797 al 1805.

La fortezza conobbe, con il passare del tempo diverse opere di ammodernamento. L’aspetto attuale è dovuto in larga parte all’opera dei veneziani, durante il XVII secolo.

La particolarità dell’edificio è costituita dalla triplice circonvallazione difensiva, ognuna con la sua porta d’accesso principale. La porta principale attuale è quella eretta nel XIX secolo in sostituzione di quella veneziana.

Permane la struttura presente a sinistra della porta, che precede il corpo “avanzato” della fortificazione.

La seconda cinta muraria trova la via d’accesso nella seconda porta che fu rifatta sempre agli inizi dell’800. Lungo il muro della seconda porta c’è la torre denominata Oprah. Di quest’ultima abbiamo testimonianze che ne menzionano l’esistenza già dal 1335, che poi subì diversi rinforzi nel corso del tempo. Nei pressi della porta ci sono postazioni di artiglieria.

La terza cinta muraria difende la residenza del governatore, risalente alla dominazione veneziana, che è sorta sulle fondamenta di edifici più antichi. Sulla cima della collina si trova la polveriera costruita nel XIX secolo.

Durante l’epoca ottomana fu costruita una moschea sui resti di una chiesa. Quando si sostituì la dominazione veneziana il minareto fu abbattuto e costruita la Chiesa di S.Vito.

Altro luogo significativo si trova proprio a ovest della chiesa. Parliamo del Bastione Bembo dove si trovava la postazione di artiglieria, dotata di ampie feritoie per i cannoni. La fortificazione fu costruita dai veneziani in luogo della più antica torre di Kruzic e della posizione difensiva che era chiamata Speranza. 

La fortezza di Clissa è diventata famosa per essere diventata la il set di Game of Thrones diventando la città di Meeren.

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Procida: pesto di limoni

Siete pronti a inondare la vostra cucina di profumi e aromi dall’incredibile sentore mediterraneo? Bene, è arrivato il momento di mettervi alla prova con questi favolosi spaghetti al pesto di limoni di Procida, per portare un po’ dell’isola all’interno della vostra abitazione. 

Ecco gli ingredienti per 2 persone:

  • Spaghetti (200 grammi)
  • 2 limoni
  • Parmigiano reggiano (50 grammi)
  • Pinoli o noci (20 grammi)
  • Basilico
  • Olio EVO (100 ml)
  • Prezzemolo
  • Aglio (mezzo spicchio)

La preparazione degli spaghetti al pesto di limoni di Procida è veramente facile, e vi consentirà di portare in tavola nel giro di pochi minuti un piatto tanto semplice quanto incredibilmente buono.

Per prima cosa, bisognerà tritare per bene l’aglio insieme al prezzemolo e al basilico: pochi minuti di frullatore o mixer basteranno. Aggiungere al composto l’olio e il parmigiano grattugiato, e poi continuare a mixare tutto insieme. A questo punto, andranno aggiunti i pinoli (o le noci), il succo e un pezzetto di buccia di limone grattugiato. E’ importante tenere il pesto di limoni quanto più fluido possibile: se dovesse addensarsi troppo, aggiungete ulteriore succo di limone.

Preparato il pesto, è il momento di cuocere la pasta: cuocetela al dente o ben cotta, in base alle vostre preferenze e, una volta scolata, versate il pesto di limoni sugli spaghetti. Non esistono altri segreti, la ricetta è veramente così! Mettevi comodi e assaggiate tutto il sapore di Procida.

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I souvenir di Capri

Capri è un’esperienza che può rimanere non solo nel cuore, ma anche nella casa di chi l’ha conosciuta e, prima di fare rientro alla base, ha scelto di acquistare un souvenir tipico del luogo, per ricordare in eterno un soggiorno da sogno.

Del resto, che vacanza sarebbe senza un ricordo da tenere con sé per tutta la vita? E quanto è vuoto un viaggio che non si conclude con l’acquisto di un pensiero da portare a tutte le persone più care?

Tutto questo per dire che, casomai scegliate di trascorrere qualche giorno di vacanza a Capri, è vivamente sconsigliato tornare a casa a mani vuote, per cui noi di SNAV Magazine vogliamo fornirvi questa piccola guida all’acquisto del souvenir perfetto!

I veri amanti della creatività made in Italy qui troveranno terreno fertile: dal fashion all’artigianato, ce n’è per tutti i gusti. Inutile finanche citare il celeberrimo “stile Capri”, conosciuto in tutto il mondo: pantaloni, bikini, sandali, occhiali da sole, e chi più ne ha più ne metta.

Il fascino iconico dell’isola passa anche attraverso i capi di abbigliamento che hanno preso vita da queste parti. Da sempre simbolo di fresca eleganza, la moda di Capri è famosa proprio per le sue caratteristiche peculiari che sono artigianalità, palette di colori vitale e cura del dettaglio.

Una menzione speciale, poi, va riservata ai sandali capresi, fatti su misura in una delle tante botteghe artigianali presenti sull’isola.

Semplici o gioiello? Diciamo che la differenza può essere una questione di…portafogli! In ogni caso, si tratta di un souvenir di gran classe e che vi consentirà di conservare un ricordo indelebile del vostro soggiorno a Capri.

E che dire di un foulard, una stola o uno scialle? Anche in questo caso l’artigianalità caprese c’entra eccome, e anche in questo caso avrete l’opportunità di portarvi a casa un tratto distintivo dell’isola. Così come se il vostro souvenir sarà una celebre campanella di Capri, in ricordo di una leggenda caratteristica di questo luogo.

Insomma, che prediligiate la moda o l’artigianato tipico, una cosa è certa: l’isola di Capri è pronta a restare al vostro fianco anche al rientro a casa, attraverso i suoi unici, peculiari souvenir.

Ischia: Cavascura

Nel comune di Barano, a pochi passi dalla spiaggia dei Maronti e dal borgo di Sant’Angelo, si trovano le Terme di Cavascura, uno dei luoghi più interessanti di tutto il versante Sud dell’isola.

Si tratta di uno dei più antichi siti termali di Ischia, che in tutte le epoche passate forniva ristoro e relax a tutti coloro che avessero bisogno di rigenerarsi dopo una battaglia o un lungo periodo di malattia. Scoperte già all’epoca della colonizzazione greca, le Terme conobbero il loro periodo di massimo splendore in età romana.

La caratteristica peculiare delle Terme di Cavascura è il fatto di essere scavate nella roccia tufacea, dalla quale sorge un piccolo corso d’acqua che culmina in una cascata e in sorgenti di acqua bollente che testimoniano, casomai ce ne fosse bisogno, la natura vulcanica dell’isola.

Lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi del visitatore è veramente suggestivo, soprattutto dal punto di vista dei cromatismi: le ginestre, le querce e gli alberi di castagno formano una cornice speciale per la sorgente dalla quale sgorgano acque benefiche.

Le proprietà di queste acque termali sono note sin dai tempi più antichi: all’interno di queste grotte sono presenti vapori gassosi ricchi di bicarbonato di potassio, calcio, magnesio, bicarbonato ferroso, solfato di sodio, fosfato di sodio, cloruro di sodio e silice.

Il loro influsso benefico contribuisce a curare i reumatismi, patologie a carico dei bronchi e problemi legati alla circolazione del sangue. Anche rispetto a determinate malattie infiammatorie che colpiscono le donne, le Terme di Cavascura possono rappresentare sicuramente un valido supporto.

Ricordiamo a tutti i lettori che l’isola è raggiungibile tutti i giorni dal porto di Napoli attraverso un efficiente servizio di aliscafi per Ischia con più partenze giornaliere effettuate dalle unità veloci SNAV.

Griški kres: dolce croato

C’è un dolce, tra le ricette croate, che spicca per il suo gusto tipicamente autunnale: è il Griški kres, una prelibatezza a base di noci e fichi secchi, facile e veloce da preparare. In solo 25 minuti potrete servire ai vostri ospiti, o ai vostri familiari, un dessert che reca in sé tutto il fascino dei sapori tipici della Croazia.

Per dare vita al Griški kres vi occorrono i seguenti ingredienti (dosi per 8 persone):

  • 400 grammi di pane
  • 200 grammi di zucchero
  • 200 ml di latte
  • 100 ml di panna
  • Mezzo kg di mele
  • 200 grammi di fichi secchi
  • 150 grammi di noci
  • 40 grammi di miele d’acacia
  • 50 ml di rum
  • 2+3 tuorli d’uovo
  • Mezzo cucchiaino di cannella in polvere

La prima parte della preparazione consiste nel mettere insieme e mescolare panna, latte, un quarto di zucchero. Le fette di pane dolce vanno immerse nel composto e poi adagiate sulla teglia imburrata.

Nella seconda fase, la parte centrale delle mele va grattugiata insieme alle noci, mentre i fichi dovranno essere tagliati in modo fine; tutti questi elementi vanno uniti alla cannella, al miele, al rum e ai tuorli lavorati in precedenza. Questo unico composto va poi versato dolcemente sulle fette di pane.

Le altre parti di mela, invece, devono essere tagliate a fette e fatte bollire in acqua zuccherata. Una volta morbide, vanno scolate e adagiate sul dolce. A questo punto bisogna sbattere 2 uova con lo zucchero e versare il composto sulle mele, e poi infornare a 180 gradi per circa 10 minuti. Quando la doratura è avvenuta, significa soltanto una cosa: che il vostro

Griški kres è pronto per essere gustato!

Continuate a seguire le ricette di SNAV Magazine per portare un po’ di Croazia direttamente a casa vostra. E se volete assaggiare queste delizie dal vivo, siete sempre in tempo per prenotare il vostro prossimo viaggio a bordo dei nostri traghetti per la Croazia!