Croazia: ricetta del Trenenec

Croazia: ricetta del Trenenec

L’estate ormai volge al termine, ma quale occasione migliore che riscoprire a casa propria i sapori delle mete di viaggio, cimentandosi nella preparazione di qualche gustosa ricetta?

Stavolta tocca al Trenenec una preparazione a base di patate, tipica della Croazia, che nella preparazione ricorda sapori diffusi anche in Italia.

Per preparare questo delizioso sformato occorrono:

1kg di patate

1/2 cucchiaino di maggiorana

8og di burro

150g di farina

220g di prosciutto cotto in listarelle

1 mazzetto di crescione

Magarina e sale q.b.

Per preparare il Trenenec la prima cosa da fare è pulire accuratamente le patate sotto acqua corrente. Riempire una pentola con acqua fredda, versare le patate e disporre la pentola sul fuoco. Far cuocere le patate per circa 25 minuti. Una volta scolate pelarle e lasciarle raffreddare.

Preriscaldare il forno a 220°. Dopo aver spolverizzato una spianatoia con della farina è arrivato il momento di grattugiare le patate. Ricoprire le patate grattugiate con la farina restante e aggiungere una presa di sale e la maggiorana. A questo punto utilizzare una forchetta per mescolare gli ingredienti.

Tagliate il prosciutto cotto a listarelle e separare le foglie di crescione dal gambo, lavarle e asciugarle. Far fondere il burro in un pentolino. Scegliere una pirofila con bordi bassi e ungerla con la margarina. Riempire il tegame con un 1/3 del composto di patate, ungerlo con il burro fuso e inserire uno strato di crescione e prosciutto.

Creare un altro strato di patate unte con il burro e guarnire con crescione e prosciutto. Coprire questo ultimo strato con le patate restanti e versare sopra le gocce di burro restanti.

Inserire la pirofila con il Trenenec nel ripiano centrale del forno preriscaldato e far cuocere per 40 minuti. Una volta dorata in superficie, sformare in un piatto da portata o servire già porzionata.

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Ventotene: spaghettoni di terra e mare

Tra le essenze che crescono sull’isola di Ventotene un posto di rilievo nella gastronomia locale spetta all’asparago selvatico. Questo prezioso ingrediente fa la sua comparsa già dall’arrivo della primavera, quando è possibile raccogliere per l’isola germogli e spezie per insaporire frittate, risotti o un gustoso piatto di spaghetti.

In particolare, gli asparagi selvatici hanno numerose proprietà che possono aiutare l’organismo anche nei periodi più caldi. Nel dettaglio l’asparago vanta proprietà diuretiche, depurative e dimagranti. Inoltre, è indicato per combattere la sudorazione eccessiva.

In questa ricetta gli asparagi selvatici sono cucinati in abbinamento alle vongole. Sapore esaltante e bilanciato caratterizza il piatto. Un bouquet di sapori che dalla terra rimanda al mare per un risultato finale assolutamente gustoso.

Per preparare questi deliziosi spaghetti  basteranno pochi ingredienti

300 gr di spaghettoni
400 gr di vongole veraci
200 gr di asparagi selvatici di Ventotene
1 spicchio d’aglio in camicia
gambo di prezzemolo tritato finemente
sale, acqua ed olio extra vergine di oliva q.b.

Pulire accuratamente le vongole affinché non presentino residui di sabbia al loro interno ed eliminare possibili detriti dalle valve aiutandosi con una paglietta. Pulire gli asparagi e farli sbianchire in acqua bollente per 1 minuto e mezzo circa. Scolarli con una paletta forata per conservare il liquido di cottura.

Mettere una pentola capiente con sufficiente acqua per la cottura degli spaghetti. Salare l’acqua una volta raggiunto il bollore e cuocere la pasta. Intanto, in una padella, scaldare tre cucchiai d’olio EVO e rosolare uno spicchio di aglio in camicia. Appena l’olio sarà ben caldo versare le vongole e coprire con un coperchio. Dopo circa un minuto aggiungere gli asparagi e un po’ di acqua di cottura che avevamo messo da parte.

La pasta, quindi, va scolata al dente per poter completare la cottura nel guazzetto di vongole e asparagi. Prima di servire aggiungere una spolverata di gambi di prezzemolo tritato finemente e buon appetito!

Salina: vita notturna

Le vacanze, soprattutto per i più giovani sono sinonimo di ore piccole e divertimento. Se l’isola di Salina non ha la fama di Lipari e Panarea per quanto riguarda la movida, allo stesso tempo offre dei punti di ritrovo, ideali anche per i più giovani dove trascorrere il tempo in leggerezza ballando e magari sorseggiando un cocktail o una bibita.

Tra i ritrovi della vita notturna a Salina troviamo Il Ciclope. Quest’ultimo è un discopub dove è possibile godersi dall’aperitivo al dopocena. Il Ciclope presenta una location suddivisa tra interni ed esterni, dove è possibile consumare le proprie ordinazioni anche all’aperto, comodamente seduti su divanetti e pouf. La serate sono animate da giochi di luce e DJ set. Per alcuni eventi è prevista la selezione all’ingresso.

Le Papagayo Lounge Bar è un altro locale con attitudine moderna, dove poter sorseggiare un cocktail dopocena e ascoltare musica in un ambiente moderno e informale.

Per chi cerca un ritrovo più tranquillo, si potrà scegliere uno dei bar dell’isola dove godersi un gelato, una granita con panna o una brioches, magari su una terrazza a picco sul mere, come il bar La Vela.

Per chi, invece, è alla ricerca di una location romantica dove gustare la cucina tipica eoliana di mare Porto Bello è uno dei locali di tendenza dell’isola. Dotato anche di una enoteca con circa 400 etichette è anche il luogo ideale per degustare un ottimo vino.

Anche sull’isola di Salina è possibile ritagliarsi una vita notturna in base alle proprie esigenze, sia che si voglia tirar tardi, che si voglia semplicemente gustarsi i sapori tipici eoliani.

Ferragosto a Ischia nel bosco

Per un Ferragosto alternativo, Ischia è sicuramente una delle mete da tenere in considerazione. Se si è alla ricerca di attività a pieno contatto con la natura proprio il 15 agosto sull’isola si svolge la consueta Escursione nei Boschi della Falanga per Case di pietra, Fosse della neve fino a Pietra Pirciata.

L’evento prevede il raduno dei partecipanti alle ore 7.30 presso il Ristorante Il Bracconiere, che si trova nel Comune di Serrara Fontana. Con questa escursione sarà possibile visitare il cuore verde dell’isola e scoprirne tutti i segreti. La camminata comincia nel sentiero tra le rocce dei Frassitelli per poi arrivare nel Bosco delle Acacie. Quest’ultimo è una vera e propria selva di acacie da cui, secondo coloro che frequentano spesso quest’angolo dell’isola si può godere del panorama più bello di Ischia. Da qui, infatti, la vista riesce a spaziare e ammirare, quasi per intero, il versante sud-occidentale dell’isola.

La particolarità di questo percorso è proprio quella di mostrare come il bosco fosse una risorsa per gli autoctoni e come alcune aree siano state sfruttate dall’uomo, proprio per garantirsi la sopravvivenza. In tal senso, le Fosse della Neve, che sono parte integrante di questo percorso escursionistico, rappresentano un vero e proprio esempio di quanto finora affermato.

Queste ultime, infatti, erano grandi buche che i “nevaiuoli” di Fontana, il paese che si trova proprio alle alle pendici del Monte Epomeo, scavavano in mezzo al bosco con lo scopo di raccogliere la grandine e la neve dei mesi invernali. Lo scopo era quello di assicurarsi una preziosa riserva da riutilizzare poi come ghiaccio durante il periodo estivo.

Le Case di Pietra costituiscono un’altra tappa di questo affascinante percorso, queste costruzioni venivano utilizzate come deposito oppure come ricovero temporaneo.  Altre tappe sono il Bianchetto con il suo fondo di calcare e Pietra Pirciata. Tutt’intorno una natura lussureggiante sarà protagonista, così come giochi e specialità enogastronomiche che ricordano la cultura del mondo contadino.

La manifestazione non solo ha il compito di mantenere vivo l’interesse su una delle risorse important dell’isola, ma anche continuare nell’intento di sensibilizzazione verso le tematiche ambientali, proponendo la conoscenza come punto di partenza di una fruizione consapevole del bene paesaggistico.

Per scoprire le bellezze di Ischia, viaggia a bordo degli aliscafi SNAV!

Croazia: Vragnizza da scoprire

Tra i luoghi caratteristici della Croazia possiamo annoverare nelle vicinanze di Spalato l’abitato di Vragnizza o Vranijic. Questa località si trova sull’omonima penisola, collegata alla terraferma tramite un istmo tutt’oggi carrabile.

L’abitato sorge quasi alla foce del fiume Jadro, e fu un luogo abitato fin dai tempi più remoti. Sono state rinvenute, infatti, testimonianze del periodo preistorico oppure risalenti al periodo della colonizzazione greca prima e romana poi.

In particolare, proprio la dominazione romana ha lasciato tracce maggiormente evidenti, e ancora oggi conservate, che riguardano edifici, sculture e anche il ritrovamento di alcuni sarcofagi.  La storia di Vragnizza continua nel periodo medioevale quando la cittadina appartenente al distretto di Salona era nota con il nome di Durania e poi Urania dopo il 1205, quando l’abitato venne distrutto dai Veneziani, a seguito di una rappresaglia che li vedeva contrapposti al vescovo di Spalato.

Vragnizza fu dominio esclusivo dell’arcivescovo di Spalato per secoli, e proprio in tal proposito nel XV secolo sorse, proprio in quest’area, il massiccio castello arcivescovile. Quest’ultimo era una vera e propria fortezza, intorno al quale poi si sviluppò il villaggio medioevale.  A seguito dell’invasione dei Turchi, il centro fu abbandonato dalla popolazione e l’abitato distrutto.

Vragnizza restò in mano agli Ottomani per circa un secolo più tardi, nel 1671 la cittadina venne nuovamente abbandonata.  L’abitato attuale venne a crearsi proprio in virtù di una scelta di ripopolamento dell’area che fu poi di fatto effettuata da emigranti dell’entroterra, provenienti dai boschi del massiccio dello Zagora, situato sopra la Riviera dei Castelli e dal villaggio di S. Pietro di Dernis.

A questo periodo risale la costruzione dell’istmo che avrebbe collegato l’isola alla terraferma, attraverso un’operazione di riempimento del canale preesistente.

Vrgnizza è nota anche per la sua chiesa parrocchiale che nel corso dei secoli fu eretta e distrutta più volte, ed è dedicata a S. Martino, a S. Stafano papa ed alla Madonna. Nel dettaglio l’ultima ricostruzione risale della chiesa risale al 1914, e nel 1928-30 ci furono dei lavori di ristrutturazione che videro impegnato anche Jozo Kljaković che ebbe il compito di affrescarne le pareti.

Tra le attrazioni che troviamo in zona c’è l’Acquario di Split dove grandi e piccini potranno ammirare le diverse specie marine presenti in questa struttura. Nelle vicinanze, invece, si trova il Marjan Park, quest’ultimo ideale per chi ama le escursioni all’aria aperta.

Per chi desidera, invece, ammirare i resti delle bellezze architettoniche costruite dai romani, oltre al Palazzo di Diocleziano presente a Spalato, sarà possibile visitare i resti dell’anfiteatro di Salona e Ministirine.

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Ponza: Punta della Madonna

Ci sono luoghi che per la bellezza paesaggistica non possono non far emozionare chi li frequenta. Tra questi ultimi, presso l’isola di Ponza, possiamo ammirare Punta della Madonna. Questa località, poco distante dal porto,  si trova nella parte orientale dell’isola, si raggiunge solo via mare e prende il nome dalla piccola cappella della Madonna della Salvazione.

Questa costruzione risulta sicuramente particolare visto che è ricavata nella viva roccia scavata. La cappella è ubicata nell’area dove attualmente è stato adibito il cimitero isolano. In tempi più antichi, con riferimento all’epoca romana, i faraglioni  erano collegati a quest’area cimiteriale ed erano parti integranti della Villa estiva dell’imperatore Augusto di cui si conservano opere in muratura e le Grotte di Pilato, che costituivano un tempio.

A largo di Punta della Madonna sono visibili i tre faraglioni, i quali, come abbiamo detto, sono raggiungibili solo via mare. In particolare, nel periodo estivo sono diverse le imbarcazioni che partono dal porto di Ponza e consentono non solo di fare un giro attorno queste meraviglie della natura, ma allo stesso tempo è possibile sostare e fare un tuffo nelle acque cristalline dell’isola.

Questo luogo è anche molto frequentato dagli appassionati di immersioni. Nel dettaglio, anche chi è alle prime armi, in questa località potrà effettuare le immersioni in tutta tranquillità, dato che sono presenti alcune condizioni che favoriscono tale attività, come: la vicinanza al porto, la tranquillità del luogo e la mancanza di correnti forti.

L’immersione, generalmente, si può svolgere lungo la parete del faraglione dove le acque arrivano a una profondità di circa 6 metri, fino ad arrivare più lontano dove si raggiunge una profondità massima di venti metri. La flora e la fauna marina sono davvero molto interessanti. Qui si può ammirare una vasta prateria di posidonia dove vivono alcune specie molto interessanti tra cui possiamo annoverare il pesce ago “cavallino”.

Ci sono centri diving che organizzano anche immersioni notturne, che possono essere effettuate proprio grazie alla serie di condizioni privilegiate di cui abbiamo già accennato nei paragrafi precedenti.

Un altro modo per godere della bellezza dei faraglioni di Punta della Madonna è osservarli da lontano, grazie alla vista panoramica  di cui è possibile godere dal Giardino botanico dell’isola di Ponza. Questa struttura si trova in via Madonna ,collina Belvedere ed è molto apprezzata per la bellezza e la ricchezza delle essenze vegetali raccolte e conservate al suo interno e perché proprio da questo angolo è possibile fruire di uno stupendo panorama proprio sui faraglioni e su Punta della Madonna.

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