Salina: visita a Leni

Salina: visita a Leni

Il comune di Leni confina con Santa Marina di Salina e Malfa, e occupa circa un terzo dell’isola di Salina. L’origine del nome del comune è tutt’ora avvolto nel mistero.

C’è chi attribuisce l’origine alla parola greca lenòs, che vuol dire torchio, riferendosi alla vocazione agricola del territorio, utilizzato per la produzione di olive e vino. Un’altra suggestiva ipotesi vuole che il paesino sia stato dedicato a una donna di nome Elena, da cui deriverebbe appunto il nome Leni.

Il comune comprende le frazioni di Rinella e Valdichiesa, due località molto frequentate dai turisti, ma anche dagli abitanti dell’isola.

In particolare, Valdichiesa è la località dove sorge il Santuario della Madonna del Terzito. Il santuario, molto caro agli abitanti dell’isola, è nato sui resti di un edificio realizzato da un’eremita, la cui “unica compagnia” era un quadro che raffigurava la Vergine Maria. Il dipinto fu ritrovato nel corso del 1600 da un abitante dell’isola che lo rinvenne tra le rovine.

Fu così che proprio su quelle rovine fu eretta la nuova chiesa. Durante il XIX ci fu un primo restauro, mentre più recenti sono le modifiche di ampliamento della navata centrale e dei due campanili posti ai lati dell’edificio. All’interno della chiesa è presente una tela risalente al Settecento con l’immagine della Vergine Maria nell’atto di proteggere le isole e una statua in legno, sempre dedicata alla Madonna. Il 23 luglio il comune festeggia la sua patrona con un calendario di eventi liturgici e non.

Dalla chiesa, inoltre, comincia il percorso escursionistico che porta al monte Fossa delle Felci, uno dei luoghi più apprezzati per le passeggiate e il trekking della natura.

Rinella, invece, è un piccolo borgo di pescatori che porta al mare. Possiamo dire che Rinella è uno dei luoghi più caratteristici dell’isola. Tra le attrazioni principali che richiamano i turisti, c’è la spiaggia caratterizzata da sabbia nera e dalla forma di mezzaluna. La spiaggia è sormontata da grotte scavate nella roccia, che venivano utilizzate come ricovero per le barche.

La costa è costituita da fondali bassi e sabbiosi, che rendono questo luogo particolarmente adatto per lo snorkeling. Oltre alla ricca fauna e flora marina, qui si possono ammirare i fenomeni vulcanici chiamati sconcassi.

Infine, il comune di Leni è anche noto perché località dove si svolgono diversi eventi culturali. Infatti, dal 2007 il comune ospita il SalinaDocFest, manifestazione dedicata al cinema e in particolare ai documentari.

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Salina

Museo Eoliano dell’Emigrazione

L’isola di Salina ospita il Museo Eoliano dell’Emigrazione, un luogo dove memoria e cultura eoliana sopravvive per raccontare la storia di chi, ha abbandonato le isole dell’arcipelago eoliano per trovare fortuna oltreoceano. Il museo è stato realizzato dall’Associazione C.I.R.C.E.

Il progetto ha visto anche la collaborazione di docenti dell’Università di Messina e dell’Università di New York.  I materiali raccolti a Salina e all’estero hanno il compito di testimoniare l’ondata migratoria che interessò l’isola nel corso dell’Ottocento e Novecento.

Il Museo Eoliano dell’Emigrazione si trova nei pressi della Biblioteca Comunale, dove sono conservati i documenti e i materiali audiovisivi che ci offrono uno spaccato nazionale e sulle comunità eoliane per quanto riguarda i viaggi verso le Americhe e l’Australia, queste ultime mete preferite per chi lasciava il bel paese in cerca di fortuna.

I reperti presenti nel museo sono disposti in ordine cronologico, così da chiare gli aspetti che hanno decretato il fenomeno dell’emigrazione. Tra questi ultimi possiamo ricordare eventi quali l‘invasione della filossèrica che determinò la distruzione delle viti nella primavera del 1889, e il conseguente il crollo dell’economia isolana.

Non mancano infografiche che mostrano visivamente la crescita del fenomeno migratorio e la direzione dei flussi. Non mancano elenchi che riportano i nomi di coloro che hanno abbandonato le isole Eolie, i cui nominativi sono stati recuperati dai registri della Capitaneria di Porto di Messina e dall’Ufficio Emigrazione.

Sono esposti materiali che enfatizzano la partenza verso le sponde d’oltreoceano, mentre il materiale fotografico ci mostra come avveniva il trasferimento dei passeggeri. Le immagini ci mostrano che le isole venivano abbandonate con barche, che caricavano i passeggeri su navi più grandi che li avrebbe condotti al porto di Messina, per poi salire sul transatlantico che li avrebbe portati verso le mete oltreoceano.

Ci sono anche testimonianze che documentano le partenze di fine Ottocento e i primi del Novecento, tra cui bagagli capi di abbigliamento, lettere e così via. Ci sono spazi dedicati al racconto delle comunità eoliane d’America, anche attraverso il racconto delle biografie dei personaggi di spicco eolo-americani.

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Salina Archeologica

Sull’isola di Salina sono presenti diversi siti archeologici che testimoniano che l’isola fu abitata fin da tempi antichissimi.

Il villaggio di Portella, ad esempio, situato tra Santa Marina Salina e Faro e scoperto nel 1954, è un sito preistorico la cui facies è sicuramente attribuibile alla cultura milazzese. Le costruzioni riportate alla luce possono essere datate all’Età del Bronzo medio, quindi in un periodo dal XV-XIII secolo.

Il villaggio di Portella è stato costruito su più livelli, in un luogo facilmente difendibile, vista la conformazione del territorio. Gli scavi hanno riportato alla luce più di 20 unità abitative. Parliamo di capanne di forma circolare o ovale, il cui diametro si attesta tra i 3-4 metri.

Le costruzioni sono state scavate nella roccia vulcanica e circondati, in alcuni casi, da muri a secco. All’intero delle capanne sono stati ritrovati oggetti che accompagnavano la vita quotidiana e gli arredi. Questi reperti sono arrivati fino a noi perché lasciati in loco, dato che il villaggio fu abbandonato per un incendio.  I reperti rinvenuti a Portella hanno permesso l’allestimento del Museo Civico di Lingua a Santa Marina Salina.

La necropoli di Mastrognoli, invece, si trova tra la ricca vegetazione presente alle pendici orientali del Monte delle Felci. La località è nota, in particolare, perché qui si trova uno dei più antichi sentieri che percorrono i fianchi della montagna. Quest’ultimo rappresenta, allo stesso tempo, anche uno dei percorsi naturalistici più affascinanti dell’isola di Salina.

L’area archeologica in questione è situata sopra un banco di tufo dal colore grigio chiaro. Qui sono state rinvenute 16 tombe di forma rettangolare, scavate seguendo il pendio della roccia. Parte di queste tombe risulta danneggiata a causa della naturale erosione che nel tempo ha corroso il banco tufaceo.

Altro fattore che ha portato all’erosione è stato lo scavo di un sistema per la raccolta d’acqua costituito da canalette, pozzetti e vasche. Sia nell’area delle tombe che all’interno della cisterna sono stati trovati diversi oggetti di uso comune e frammenti di vasellame che possono essere datati dall’età greco-ellenistica al periodo tardo romano. Tutto questo ci indica che il sito è stato utilizzato con una certa regolarità nel corso del tempo.

Infine, una menzione riguarda il sito di Barone dove sono stati rinvenuti i resti di un complesso termale di età romana. Il sito è stato poi rifunzionalizzato in età posteriore come stabilimento per la lavorazione e la salagione del pesce. Ricordiamo che la località Barone è nota proprio per la lavorazione del pesce salato, che si è sviluppata grazie alla presenza delle saline di Lingua che venivano utilizzate già dall’età romana.

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