Sicilia: La canzuna di l’emigranti

Sicilia: La canzuna di l’emigranti

La canzuna di l`emigranti (La canzone dell’emigrante) è una canzone popolare siciliana.

Il brano, scritto completamente in dialetto siciliano, racconta di un emigrante che sta per lasciare la sua terra.

La canzone inizia con un io narrante che chiede all’emigrante cosa può avere messo in una valigia così grande e spesso vuota.
L’uomo, che sta partendo a malincuore, risponde che dentro la valigia ha messo la casa, le strade del suo paese, la piazza e le feste popolari.
La valigia in questione è in realtà una metafora: è il cuore spezzato dell’emigrante che lascia la Sicilia, costretto per la mancanza di lavoro.
Infatti, nella “valigia” mette le canzoni popolari (la lingua di li me canzuni), la pasta e un po’ di pane che sa di certo, non lo ritroverà così buono nel luogo in cui sta per andare.

La verità è che è povero, ma il ricordo degli amici e della sua terra, sono le cose più belle che porterà con sé, dentro appunto a quella grande valigia (però lu ricordu è `nta `sta valigia, Li cosi cchiù beddi `un si ponnu lassari).

Ricordiamo, infine, che l’indimenticabile Sicilia è raggiungibile imbarcandosi a Napoli sui traghetti per Palermo Snav.

Sicilia: Jetta la riti, canzone popolare siciliana dei pescatori

Jetta la Riti è una canzone popolare siciliana, appartenente principalmente alla tradizione marinara, scritta e interpretata dal cantante folk agrigentino Gian Campione.

Il testo del brano, scritto completamente in dialetto siciliano, racconta il difficile lavoro dei pescatori durante una notte in mezzo al mare.

I pescatori intonano il ritornello “Jetta la riti jettala, tirala quannu e china, si vo` piscari bonu e aviri assa` furtuna”.

Finalmente dopo tanto lavoro vengono ripagati da un’abbondante pesca e al loro ritorno vengono accolti da grandi, vecchi e bambini che fanno una grande festa.

La canzone, sul finire, intona che i pescatori hanno le braccia stanche, ma remano più forte di prima, perchè sanno che presto riabbracceranno i loro cari.

Il cantante Gian Campione, scoperto nella metà degli anni ’60 durante la Sagra del Mandorlo in fiore mentre cantava con il gruppo folkloristico Val d’Akragas, è stato eletto nel 1997 Ambasciatore della canzone siciliana nel mondo. Purtroppo è scomparso prematuramente nel 2005.

La Sicilia con le sue splendide canzoni popolari che raccontano storia e tradizione, è raggiungibile imbarcandosi a Napoli sui traghetti per Palermo Snav.

Sicilia: Vitti ‘na crozza, canzone popolare

Vitti ‘na crozza è un famoso canto popolare siciliano, forse quello che più simboleggia la Sicilia e le sue tradizioni musicali.

Venne interpretato per la prima volta dal tenore Michelangelo Verso e inciso su dischi Cetra.

Sul nome dell’autore ci sono molte incertezze, ma la maggior parte attribuisce a Franco li Causi di Agrigento la paternità della canzone.
Il brano fu interpretato da grandi cantanti tra cui l’indimenticabile Domenico Modugno, Carlo Muratori, Rosa Balistreri e la cantante pop-rock Gianna Nannini. La melodia siciliana è stata anche parte della colonna sonora del film Il cammino della speranza di Pietro Germi.
Vitti ‘na crozza” significa letteralmente “Ho visto un teschio sopra un cannone”.

La canzone, probabilmente cantata in tempo di guerra, racconta la storia del teschio di un uomo appena giustiziato, esibito al “pubblico” su una torre di guardia (cannuni). Il testo è ispirato alle usanze locali in materia di giustizia… nell’800.

Ricordiamo agli amanti delle canzoni popolari, che possono raggiungere la Sicilia imbarcandosi a Napoli sui traghetti per Palermo Snav.

Ciuri ciuri: la famosa canzone popolare siciliana

ciuri ciuri è una celebre canzone sicilianaLa Sicilia è una terra fatta di arte, di cultura, di mare e di personaggi, ma anche di tanta musica.
I canti popolari parlano d’amore, di carretti, di fanciulli e di serenate che trascinano con i suoi ritmi allegri e vivaci gli amanti della musica siciliana.

Ciuri Ciuri” è forse la canzone popolare più celebre della Sicilia e il titolo tradotto significa “fiori, fiori”.

Le versioni esistenti sono tante e cantate da diversi artisti e i testi variano da zona a zona, ma la prima versione appartiene a Francesco Paolo Frontini, il famoso compositore e direttore d’orchestra catanese che la scrisse nel 1833.

L’inizio della versione più popolare, tradotta, inizia così: “Il sabato si sa, rallegra il cuore, beato chi ha la moglie bella, perchè se è bella accende il cuore, se è brutta gli viene la febbre ed il freddo.”

Il ritorello canta in dialetto siciliano: “Ciuri, ciuri, ciuri di tuttu l’annu, l’amuri ca mi dasti ti lu tornu” che tradotto significa “Fiori fiori, fiori di tutto l’anno, l’amore che mi hai donato io lo ricambio”.

I turisti che desiderano visitare la Sicilia e ascoltare i suoi canti popolari, possono raggiungerla imbarcandosi al porto di Napoli sulle navi per Palermo Snav.