Sardegna: i fuochi di Sant’Antonio

0 commenti 27 dicembre 2010

La meravigliosa Sardegna, la meta turistica più amata dai turisti in estate, è anche una terra in cui rivovono le antiche tradizioni di un tempo, attraverso le sue sagre, le sue manifestazioni religiose e i suoi eventi.

A Orosei, a Desulo, a Samugheo, a Bosa, a Budoni e in tanti altri comuni della Sardegna, la notte tra il 16 e il 17 Gennaio si accendono falò in onore di Sant’Antonio Abate, il santo appartenente alla corrente dell’ascetiscmo egiziano del III secolo d. C. Sant’Antonio Abate è tutt’oggi venerato dalla comunità cristiana sarda in quanto strenuo oppositore dei diavoli e delle fiamme dell’inferno. La leggenda che ruota attorna al Santo infatti, tramanda che Sant’Antonio avrebbe rubato una favilla incandescente dal Regno degli Inferi per donarla all’umanità, dotandola, così, del fuoco.

La notte del 16 gennaio, i fedeli invocano Sant’Antonio per ottenere grazie e miracoli in un contesto quasi magico, caratterizzato dall’imponente presenza del falò che brucia grandi cataste di legna. Questo rituale, che mescola devozione cristiana ad antiche tradizioni pagane, è attestato fin dalla metà del XIX secolo, ma le sue origini sono certamente più antiche. Dopo i riti liturgici e la benedizione del fuoco, i fedeli si fermano dinnanzi ad esso, intenti ad intessere conversazioni, cantare, gustare dolci e bere vini offerti dalla comunità. Il fuoco continua a bruciare per tutta la notte e saranno proprio le forme del fumo emanato a suggerire auspici e profezie.

I turisti che desiderano visitare questa splendida isola, possono raggiungerla, imbarcandosi al porto di Civitavecchia sui traghetti per Olbia Snav.

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Categoria: folklore

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