Leggende procidane: il pirata e l’Arcangelo

Spesso da eventi storici drammatici scaturiscono delle leggende che danno vita a vere e proprie forme di culto che si radicano profondamente nella coscienza di un popolo. E’ il caso di questa storia che racconteremo oggi, che vedrà contrapporsi un feroce corsaro e un Arcangelo.

Procida è il teatro degli eventi: su quest’isola, infatti, nel 1534 arrivò il corsaro Khayr-al-Din, anche conosciuto con il nome di battaglia Barbarossa. Con la sua ciurma, Barbarossa mise a ferro e fuoco il rione Terra Murata, che costituiva, in quel tempo, la parte più abitata dell’isola. I pirati ridussero molti abitanti in schiavitù, in più saccheggiarono, bruciarono e distrussero le coltivazioni. All’epoca l’isola era sotto la guida di Alfonso d’Avalos, a cui era stata concessa come feudo da Carlo V, che al tempo dominava il Regno di Napoli.

A questo primo saccheggio ne seguì un altro, a dieci anni di distanza, che fu ancora più devastante del primo. Al di là della verità storica, la leggenda invece narra che i filibustieri musulmani furono bloccati dall’Arcangelo Michele. Questa racconta:

“Verso la metà di agosto il corsaro Barbarossa arrivò nei pressi dell’isola di Procida, con l’intento di perpetrare ignominiose scorrerie. Con le sue navi veloci tentò di assaltare l’isola, ma si trovò davanti un avversario tanto imprevisto, quanto temibile. L’Arcangelo Michele comparve in cielo con la sua spada sfavillante e per proteggere la piccola isola la cinse di fiamme.

Una volta che la difesa risultò assicurata, l’Arcangelo Michele passo all’attacco, mettendo in fuga gli invasori lanciando contro di loro dei fulmini. Per fuggire alla svelta i pirati gettarono in acqua le ancore e le catene. Ancora oggi, i vecchi pescatori procidani raccontano che nelle loro battute di pesca hanno intravisto sui fondali, al largo dell’isola, le catene e le ancore gettate via dalla ciurma del corsaro Barbarossa per assicurarsi una rapida salvezza.”

Da questa leggenda si capisce anche perché i Procidani siano devoti, tutt’oggi, a San Michele, tanto da farne il proprio protettore. In particolare all’Arcangelo è stata dedicata l’Abbazia del rione Terra Murata, che si trova proprio nel punto più alto dell’isola. A San Michele fu anche dedicata una statua d’argento.

Non è l’unica occasione in cui si San Michele è intervenuto per proteggere l’isola e gli isolani. Infatti gli furono attribuiti molti miracoli, tra cui la protezione dell’isola dall’attacco dei briganti nel 1799. Nel 1855, invece, grazie a San Michele fu scongiurata una grave siccità. L’Arcangelo protesse l’isola anche durante tre terribili epidemie di colera, avvenute nel 1866, 1873 e 1893. Per finire, secondo i Procidani fu grazie a San Michele che nel 1883 l’isola fu salva dai danni di un devastante terremoto.

Quali altri misteri e leggende riserva la bella isola di Procida, sta a te scoprirli!

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