Come creare un Presepe napoletano

0 commenti 14 dicembre 2015

Presepe napoletano

Se si vuole realizzare un presepe alla napoletana“, non possono sfuggire alcune regole né si possono dimenticare alcuni personaggi che hanno una valenza fondamentale. Anzitutto bisogna tener conto dello spazio a disposizione e scegliere pastori della giusta grandezza. Se il presepe si sviluppa in verticale, quindi, bisognerà collocare sulla parte più alta i pastori più piccoli, in basso quelli più grandi.

Centro del presepe è la Natività, rappresentata ovviamente da Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù, alle spalle dei quali non possono mancare il bue e l’asinello. La grotta, secondo le Scritture, si trovava poco al di fuori della città di Betlemme; nel presepe napoletano, spesso, la troviamo al centro, circondata da un pullulare di personaggi che assistono alla scena, mentre altri continuano nelle loro attività. Vediamo ora quali sono le principali statue da collocare sul presepe.

Gli Angeli e il Pastore della Meraviglia

Gli Angeli sono i primi a dare l’annuncio ai pastori, e li chiamano per adorare il “Bambinello”. Gli Angeli possono essere collocati in sospensione o davanti ai pastori. Da collocare vicino agli Angeli c’è il Pastore della Merviglia, così chiamato perché la statuina è immortalata in un atteggiamento di chiaro stupore, quindi con la bocca aperta e gli occhi sgranati.

I Pastori e Benino

Sono i primi a ricevere l’annuncio della nascita del Redentore. Ci sono diverse tipologie di pastori, che si distinguono in base alle attività che stanno svolgendo. Si possono trovare pastori genuflessi, immortalati nell’atto di adorare Gesù, e vanno collocati davanti alla capanna; altri portano dei doni e possono essere inseriti un po’ più in là, per dare maggior realismo alla scena. Infine, ci può essere anche il gruppo di pastori che dorme o è intento nella cura del bestiame: questi ultimi vanno collocati ancora più lontano rispetto alla capanna. Tra i pastori principali ricordiamo Benino, che si trova generalmente nel punto più alto del presepe. Il pastorello è immortalato nell’atto di dormire ed è solitamente circondato da pecorelle. Secondo la tradizione popolare, Benino non solo dorme ma sogna il presepe: non deve essere svegliato, altrimenti sparirebbe il presepe stesso!

I Magi

Maghi, studiosi e potenti re, i Magi si collocano presso la capanna il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania. Sono spesso raffigurati a cavallo oppure nell’atto di prostrarsi per adorare il Redentore e offrirgli i loro ricchi doni. I loro abiti sono lussuosi, così come tutti i particolari che li circondano. Nelle versioni più artistiche e complesse del presepe troviamo dietro di loro un corposo seguito fatto di paggi, odalische e servitori. Un personaggio, in particolare, è piano piano sparito, ed è quello della “re Magia”. La regina è raffigurata su una portantina sorretta da quattro schiavi e dovrebbe rappresentare la Luna, che guida i Magi nell’oscurità della Notte, quest’ultima rappresentata dal marito, il Re Moro, che è uno dei Magi.

 Gli artigiani

Il presepe napoletano è strettamente collegato con l’attualità. Infatti, non deve stupire se attorno alla grotta troviamo botteghe e artigiani di tutti i tipi, che talvolta padroneggiano attrezzi più moderni rispetto all’epoca della nascita di Gesù. Ciò è un segno di come il presepe venga attualizzato e reinterpretato in base al periodo storico. I mestieri rappresentati sono quelli antichi, come il falegname, il fabbro, il calzolaio, l’arrotino e il fornaio. Tutti questi artigiani sono rappresentati mentre stanno lavorando. Esistono anche versioni di pastori in movimento: troveremo fornai intenti a cuocere il pane, fabbri che battono i martelli sulle incudini e così via.

I venditori

Ecco un’altra categoria che assume diversi significati. La tradizione vuole che le più comuni tipologie di venditori siano la personificazione dei mesi dell’anno:

  1. Gennaio: salumiere e macellaio
  2. Febbraio: venditore di formaggi
  3. Marzo: pollivendolo
  4. Aprile: venditore di uova
  5. Maggio: venditore di ciliegie
  6. Giugno: panettiere
  7. Luglio: venditore di pomodori
  8. Agosto: cocomeraio
  9. Settembre: venditore di fichi
  10. Ottobre: vinaio
  11. Novembre: castagnaio
  12. Dicembre: pescivendolo

Ogni bottega può essere corredata da ceste e particolari aggiuntivi che consentono di arricchire e rendere ancora più realistica ogni ambientazione. Le botteghe si dispongono tutt’intorno nel presepe. Inoltre, si possono collocare delle statuine generiche di popolani, così da rappresentare gli avventori del negozio.

 I venditori ambulanti

Oltre alle botteghe, troviamo anche la serie dei venditori ambulanti, che possono servire ad animare ulteriormente il presepe. Tra questi ultimi ci sono il pescivendolo, generalmente rappresentato con una cassetta di pesce in testa o in mano, il bottigliaro o colui che vende le bottiglie, e il maccheronaro o venditore di maccheroni: questi sono due mestieri scomparsi che rivivono proprio grazie al presepe. L’acquaiuolo è un altro venditore ambulante che si presenta in diverse versioni: o con un otre in mano oppure accanto a un carretto ricco di arance e limoni, pronto per preparare le sue specialità. Il saponaro è un altro dei mestieri antichi ed è rappresentato nell’atto di recuperare la roba vecchia dalle case o mentre tira il suo pesantissimo carretto. Il venditore di castagne lo si incontra ancora oggi per le strade di Napoli, e sul presepe è raffigurato nell’atto di preparare i classici cuoppetielli di caldarroste o mentre cuoce le castagne nella tipica padella bucherellata. Infine, altri due mestieri antichi sono rappresentati dalla maccaturara o venditrice di fazzoletti e dallo sbregliaiuolo o venditore di fascine.

Personaggi femminili

Sul presepe si collocano anche diversi personaggi femminili che hanno una valenza simbolica. Prima fra tutte è la lavandaia, che da un lato è testimone del parto di Maria, mentre dall’altro è una figura che indica la purificazione, e va collocata nei pressi della grotta. La zingara, invece, è colei che predice il futuro ed è spesso rappresentata con un cesto di attrezzi di ferro, che figurano gli oggetti utilizzati per la Crocifissione. La zingara è collocata lontano dalla capanna o vicino all’osteria. La Donna col bambino è un altro personaggio molto diffuso. Quest’ultima si identifica con una giovane di nome Stefania, di cui troviamo notizia nei Vangeli Apocrifi. Stefania era una vergine che desiderava adorare il Redentore. Gli Angeli, tuttavia, non le concedevano di avvicinarsi poiché non era sposata. La tradizione vuole che ella, per nulla demoralizzata, prese una grossa pietra e l’avvolse in alcune fasce, dandole delle sembianze da bambino così da ingannare gli Angeli. Una volta davanti alla Madonna, la pietra starnutì e si trasformò in un bambino al quale fu messo il nome di Stefano.

L’oste e l’osteria

L’oste e l’osteria sono il simbolo concreto di come sacro e profano convivano sulla scena presepiale. L’oste è rappresentato da un uomo dal faccione gaudente e può essere accompagnato da un’ostessa, raffigurata mentre serve i clienti. L’osteria non ha niente da invidiare agli odierni locali, visto il pullulare di clienti. Presso l’osteria, per l’appunto, si possono collocare i tavoli dei clienti, questi ultimi intenti nelle più disparate e piacevoli attività: dal gustare un piatto di pasta fino a giocare a carte o a tombola. Si possono trovare anche dei gruppi di statuette danzanti che mimano i passi della tarantella. A questo punto basterà collocare anche le statuine di musicisti e si creerà perfettamente il clima spensierato e allegro dell’osteria.

Ciccibacco

Il ciccibacco è un personaggio che potremo definire strampalato. Quest’ultimo è rappresentato mentre guida un carro pieno di botti o seduto su una botte sorseggiando un fiasco di vino. Si accosta all’osteria e la sua espressione è un’invito all’ebrezza.

I deformi e i malati

Nei presepi più complessi troviamo queste categorie di personaggi, che si sono diffuse tra il Seicento e il Settecento. Il grottesco e l’orrido approdano sul presepe, caricando di ulteriore realismo le opere di molti mastri. Questo fenomeno, tuttavia,  non riguarda solo l’arte presepiale ma l’arte in generale. Tra i primi a raffigurare la deformità e la malattia con drammatico realismo ci fu Caravaggio, le cui opere sono presenti a Napoli e hanno influenzato anche gli artigiani del presepe, in passato come oggi. Tra i deformi si distinguono almeno cinque categorie, tra cui lo scartellato o gobbo, che secondo la tradizione partenopea è segno di fortuna, gli storpi raffigurati con ogni sorta di deformità, che rappresentano insieme ai lebbrosi dei reietti sociali, poiché la loro malattia è simbolo di una punizione divina. Continuando la nostra rassegna troviamo il nano, un personaggio grottesco e dal comportamento misterioso perché talvolta benevolo, altre volte diffidente e impenetrabile. Chiudiamo la panoramica con il guercio, che presenta una deformità negli occhi ed è anche allegoria dei miracoli compiuti da Cristo di cui leggiamo nei Vangeli.

Siamo giunti alla fine di questo percorso. Se si ha voglia di costruire il proprio presepe, o si desidera ammirare i capolavori più famosi dell’arte presepiale, non resta che venire a Napoli per girare per la città e scoprire dove sono conservati i più bei presepi al mondo.

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