Sicilia: biancomangiare alle mandorle

Sicilia: biancomangiare alle mandorle

biancomangiare alle mandorleIl biancomangiare alle mandorle è un dolce al cucchiaio tipico della Sicilia, diffuso soprattutto nell’antica contea di Modica (Ragusa). Il suo nome deriva dagli ingredienti, che si accomunano perchè tutti di colore bianco.

L’origine del biancomagiare è da attribuire ai francesi; si diffuse in Italia intorno al 12° secolo, ne sono testimonianza molti ricettari dell’epoca.
Ecco a voi la ricetta:

Tritare finemente 400 gr di mandorle pelate e metterle in una ciotola con un lt di acqua fredda, unire la scorza grattuggiati di 1 limone e di 1 pezzetto di zenzero fresco e lasciare riposare coperto per 6 ore. Il liquido ottenuto dovrà essere filtrato da un colino a maglia fine, al qzale andranno aggiunti 200 gr di zucchero e 120 gr di amido di grano (evitare che si formino grumi); unire infine 250 gr di panna liquida e cuocere a fuoco dolce mescolando fino all’ebollizione. A questo punto versare la crema in uno stampo, lasciare intiepidire e riporre in frigo per una notte prima di servire.

I buoni dolci siciliani possono essere degustati sull’isola partendo dal porto di Napoli con i traghetti per Palermo Snav.

Sicilia: “Il Consiglio d’Egitto” di Leonardo Sciascia

il consiglio d'egittoIl Consiglio d’Egitto è un romanzo del 1963 di Leonardo Sciascia.
Si tratta di un romanzo storico ambientato nel XVIII secolo, nel quale si narra dell’imbroglio perpetrato dall’abate Vella ai danni degli intellettuali siciliani, che consistette nel falsificare la traduzione di un testo arabo e di crearne poi uno nuovo dal nulla, per trarne benefici personali.

I due testi (“Il Consiglio di Sicilia” e “Il Consiglio d’Egitto”) mettono in contrapposizione nobiltà e re, e si inseriscono nel tentativo di modernizzare la Sicilia da parte del Vicerè Caracciolo.
Alla figura dell’abate si contrappone quella dell’avvocato Francesco Paolo di Biasi, il quale tenterà di organizzare una rivoluzione in nome dell’uguaglianza degli uomini. Scoperto, verrà torturato e decapitato. Ma la sua figura, a differenza di quella dell’abate, rimane un simbolo di speranza, perchè ha cercato di cambiare lo status imposto dalla nobiltà.

Per chi volesse visitare la Sicilia, ricordiamo che è possibile partire dal porto di Napoli con i traghetti per Palermo Snav.

Curiosità: significato dei vespri siciliani

palermo, chiesa dello spirito santo width=I Vespri siciliani è il termine con il quale viene indicata la rivolta popolare scoppiata a Palermo, un massacro contro gli invasori francesi avvenuta il 31 marzo 1282.

In quel tempo gli angioini, dinastia francese, dominavano la Sicilia. Il 31 marzo, in attesa della funzione del Vespro (vespro indica l’ora in cui tramonta il sole) sul sagrato della Chiesa dello Spirito Santo (nella foto), un soldato francese molestò una nobildonna siciliana, con il pretesto di doverla perquisire.
La giovane sposa, che era accompagnata dal consorte, si aggrappò al marito e quest’ultimo sfilò la spada del soldato e lo uccise. Da quell’episodio scaturì una vera e propria guerra contro i francesi, una rivolta che fece 2000 vittime.
I Vespri Siciliani divenne anche il titolo dell’opera lirica di Giuseppe Verdi, nella quale le campane che celebrarono il matrimonio dell’Elena, avevano lo stesso rintocco di quelle dei vespri. Anche l’opera, come la rivolta, non ha un lieto fine, infatti finisce con l’uccisione del governatore Monforte.

La Sicilia, con la sua storia, è raggiungibile partendo dal porto di Napoli con i traghetti per Palermo Snav.

Sicilia: “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana

la meglio gioventùLa meglio gioventù” è un film di Marco Tullio Giordana che ripercorre 37 anni di storia italiana, dall’estate del 1966 alla primavera del 2003.

Il film, della durata di ben 6 ore, era stato prodotto per essere trasmesso in 4 puntate dalla Rai, ma dopo essere stato presentato al 56° Festival di Cannes, nel quale riscosse un enorme successo (si aggiudicò il premio come miglior film della sezione Un Certain Regard), si decise di proporlo al cinema.

Le vicende d’Italia da Roma a Torino, da Palermo alla Toscana, sono raccontate attraverso la vita della famiglia Carati che si intreccia con i fatti più salienti della storia della nazione: l’alluvione di Firenze, il ’68, le Brigate Rosse, Tangentopoli e l’omicidio di Giovanni Falcone.
Gli attori Luigi Lo Cascio e Alessio Boni, che interpretano i due fratelli Nicola e Matteo Carati, hanno vinto con il cast maschile il premio miglior attore protagonista ai Nastri d’Argento 2004.
Il film ha ottenuto numerosi premi anche ai David di Donatello e al Globo d’Oro 2004.

La Sicilia, regione nella quale si sono susseguite numerose vicende raccontate nel film “La meglio gioventù“, è raggiungibile partendo dal porto di Napoli con i traghetti per Palermo Snav.

Sicilia: “Un sultano a Palermo” di Ali Tariq

ali tariqUn sultano a Palermo” è un libro scritto da Ali Tariq, romanziere e saggista pakistano.

La storia si svolge in uno dei momenti di massimo splendore della civiltà di Palermo, quando regnava re Ruggiero II, epoca del Medioevo nella quale le diverse etnie e dottrine convivevano l’un l’altro nel reciproco rispetto.
Il protagonista della vicenda è il consigliere, scienziato e grande amico di Ruggiero il Normanno: Muhammad al-Idrisi, chiamato in arabo Rujari. L’anno è il 1153 e Palermo è una città musulmana di grande splendore al pari di Bagdad e Cordoba. La lingua parlata è quella araba e la Sicilia è intrisa di arte e cultura.
Re Ruggero II, da tempo malato è prossimo alla fine, ma il suo regno è allo sfacelo.
Alla corte del re, infatti, musulmani, concubine e abili eunuchi che fanno parte dell’élite islamica complottano contro il potere, tra intrighi, passioni e impenetrabili segreti.

Ai turisti che volessero visitare la Sicilia, isola protagonista del romanzo di Ali Tariq, ricordiamo che possono raggiungerla partendo dal porto di Napoli con i traghetti per Palermo Snav.

Museo di Santa Restituta a Ischia

ischia museo di santa restitutaNel comune di Lacco Ameno (Ischia) si trova il Museo di Santa Restituta, cuore dell’antica storia dell’isola verde.

L’edificio fu costruito nei primi anni cinquanta, dopo che fu ritrovata, durante i lavori di riparazione della cappella dedicata appunto alla martire africana Santa Restituta, una cripta paleocristiana.
Nei pressi del cimitero è stata identificata anche una fabbrica dove si cuocevano i famosi vasi pitecusani, oltre a anfore e cocci di ceramica greca.

Gli archeologi hanno continuato gli scavi ritrovando tanti altri reperti, tra cui anche statuette raffiguranti divinità come la Testa di Demetra e la Testa denna ninfa Aretusa. I reperti rappresentano oggi per Ischia una grande testimonianza della vita e della cultura sull’isola dall’epoca dei greci fino a quella cristiana.

I turisti che visitano Ischia non possono perdere l’occasione di visitare il Museo di Santa Restituta, la cui particolarità sta anche nel fatto di essere stato realizzato proprio sui luoghi degli antichi insediamenti.
Ricordiamo, inoltre, che l’isola verde è raggiungibile imbarcandosi al porto di Napoli sugli aliscafi per Ischia Snav.

Sicilia: la leggenda di Colapesce

La leggenda di Colapesce è un racconto siciliano, cantato e narrato fin dal 15° secolo.

Colapesce, pescatore e abilissimo nuotatore, amava trascorrere la maggior parte del suo tempo nel mare che bagna Messina.
Un giorno re Federico II incontrò Colapesce e volle mettere alla prova le sue abilità gettando una coppa d’oro in mare, chiedendo al ragazzo di recuperarla con la promessa di una copiosa ricompensa.
Il sovrano volle sottoporre il ragazzo a nuove prove sempre più difficili e ogni volta il giovane tornava a galla con gli oggetti recuperati.
Arrivati al centro dello Stretto, il re gettò nuovamente la coppa promettendogli la mano della figlia se l’avesse riportata a galla; la folla che assisteva alle prove lo incitò a desistere, Colapesce, invece, si tuffò di nuovo in mare e scomparve tra le onde. Ma la leggenda narra che il ragazzo non è morto: accadde che una volta sul fondo vide che Messina era sorretta da 3 colonne e una di queste stava bruciando, allora rimase laggiù a sostenere il pilastro per non far sprofondare la sua amata terra.

La Sicilia, splendida terra amata dal leggendario Colapesce, è raggiungibile partendo dal porto di Napoli con i traghetti per Palermo Snav.

Grotte Paleolitiche dell’Addaura e Grotta Niscemi, Palermo

palermo grotte paleoliticheCon i suoi 2500 anni di storia, Palermo è tra le più antiche città del mondo e il suo sottosuolo ha conservato numerose tracce delle varie epoche storiche.

Tra i vari importanti complessi storici, troviamo nel massiccio del Monte Pellegrino quello dell’Addaura, costituito da tre grotte naturali sulle cui pareti sono state ritrovate incisioni rupestri che si collocano nel periodo che va dalla fine dell’Epigravettino all’inizio del Mesolitico.
Le grotte, purtroppo, non sono più visitabili dal 1997 a causa dell’instabilità del costone roccioso, ma molti dei reperti sono custoditi nel Museo Archeologico di Palermo.

Lo stesso Monte Pellegrino ospita sulle pendici del versante occidentale la Grotta Niscemi, di origine marina, nella quale sono state ritrovate incisioni paleolitiche, puniche e medievali.
I graffiti ritraggono animali (equini e bovini) e risalgono a circa 14000 anni fa, ma sono stati scoperti solo nel 1954, successivamente a quelli delle grotte d’Addaura.

Ricordiamo ai turisti che volessero visitare il Museo Archeologico Antonio Salinas che ospita i reperti rupestri, che possono raggiungere la Sicilia partendo dal porto di Napoli con i traghetti per Palermo Snav.

Sardegna: il Supramonte

supramonte, sardegnaIl Supramonte è un complesso montuoso della Sardegna, tra i più conosciuti dell’isola.
L’altopiano si estende per circa 35mila ettari (tra entroterra e territorio costiere) e comprende cinque comuni della provincia di Nuoro: Baunei, Dorgali, Urzulei, Oliena e Orgosolo.

Ciò che rende così suggestivo e “selvaggio” il Supramonte sono i suoi territori aspri e ostili, fatti di gole, dirupi, cayon e ambienti “lunari” che hanno contribuito a rendere il panorama un meraviglioso palcoscenico naturale.

Tra gli animali che hanno trovato nel Supramonte il loro habitat naturale citiamo mufloni, cervi, cinghiali e daini; oltre a lepri, gatti selvatici, uccelli (corvi imperiali, picchio muraiolo), rettili e anfibi.

Di particolare importanza, nella flora, la grandissima foresta di lecci secolari nel comune di Orgosolo (1050 ettari); la vegetazione comprende inoltre
ginepri, agrifogli, tassi, gigli, elicrisi e altre piante endemiche.

Il territorio impervio ha fatto si che gran parte del Supramonte è rimasto incontaminato; i turisti che volessero visitare questo luogo mitico, possono raggiungelo imbarcandosi al porto di Civitavecchia sui traghetti Sardegna Snav.

Sicilia: penne gratinate con tonno, capperi e olive

penne alla siciliana con capperi, tonno e oliveTra i primi piatti della cucina siciliana, oggi proponiamo un’eccellente portata: penne gratinate con tonno, capperi e olive.

Scolare 300 gr di tonno dall’olio di conservazione e spezzettarlo. Sciacquare e strizzare accuratamente 50 gr di Capperi di Pantelleria sotto sale; tagliare a pezzetti 100 gr di olive nere.
Tritare finemente 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio e 1 peperoncino fresco, unirvi 1 rametto di origano e 1 di prezzemolo. Soffriggere il trito preparato con 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, regolare di sale e pepe e mescolare con cura.
Cuocere 320 gr di mezze penne in abbondante acqua salata; scolarla al dente e condirla con il sugo di tonno.
Prendere 1 pirofila, ungerla con 1 cucchiaio di olio e versarvi la pasta; cospargere con 200 gr di mollica sbriciolata di pane raffermo, unire 1 cucchiaio di olio e fare gratinare in forno al grill. Appena sfornata cospargere con prezzemolo tritato e servire.

I turisti che desiderassero gustare le penne gratinate con tonno, capperi e olive direttamente in Sicilia, possono approdarvi imbarcandosi al porto di Napoli sui traghetti per Palermo Snav.