Grazia Deledda e la poetica del 900

Uno degli elementi caratterizzanti della Sardegna è aver ospitato nei secoli popoli e culture diverse, oltre ad aver formulato nel tempo un’espressione linguistica che è permeata anche nella produzione letteraria. Questo fenomeno ha preso forma nel ‘900 ed è rappresentato da scrittori come Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1926, che hanno adoperato il sardo nelle loro opere.
La poetica della Deledda si basa su vicende di amore, sofferenza e morte, accompagnate da senso di colpa e del peccato, e riecheggia in molte opere di alcuni altri autori del ‘900 che hanno adottato queste stesse scelte stilistiche. Ad esempio la produzione della Deledda viene spesso paragonata al verismo di Verga, ma sono stati numerosi anche i parallelismi con scrittori russi come Tolstoj.
La letteratura di questa scrittrice è profondamente legata alle sue radici, particolarmente alla cultura sarda e alle tradizioni della Barbagia (sua regione d’origine). Alcuni critici hanno racchiuso la sua opera in diverse correnti letterarie, dal verismo al decadentismo, mentre molti altri riconoscono la singolarità della sua poetica che può essere, da un lato, ben contestualizzata in quella del ‘900, ma dall’altro appartiene alla letteratura sarda.
Nelle sue opere la Deledda racconta la sua terra, le sue genti, la saggezza dei popolani. Altro tema che ha visto protagonista questa scrittrice è stato l’uso della lingua: ha considerato l’italiano una lingua non sua e l’Italia una civiltà distante da quella sarda, ma tuttavia ha rappresentato un ponte tra queste due realtà, mettendo in comunicazione le sue storie nuoresi con il resto del mondo.