Sardegna: il mirto

Sardegna: il mirto

Anche il “continente” conosce bene questo frutto, che da tutti viene associato, non a caso, alla Sardegna. Sulle nostre sponde le bacche dell’isola giungono nella versione liquorosa ed alcolica che ha reso il mirto una bevanda nota in tutto il Paese. Al di fuori dei grandi circuiti industriali, tuttavia, il mirto di produzione artigianale gustato in Sardegna assume un sapore incredibilmente più particolare e gradevole di quello, pur squisito, che siamo soliti assaggiare sulla penisola.

Il liquore ricavato dalle bacche e dalle loro foglie appartiene ad una antichissima tradizione che accomuna – ancora una volta – Sardegna e Corsica, confondendo tra le Bocche di Bonifacio l’origine stessa di una cultura che è riuscita a far sorgere da un frutto selvatico una bevanda che riesce a mostrare la propria particolarità, muovendosi sul solco confortevole e familiare dell’amaro.

Spostandoci dalla collocazione geografica a quella temporale, gli esperti individuano la nascita del mirto nell’Ottocento, lasciando in questo caso un’incognita sulla precisa origine del liquore.

Ovviamente la grande turba turistica che si muove verso la Sardegna, cerca il mare sopra ogni elemento culturale e culinario. Tuttavia sono ben pochi i turisti che, trascorsa la propria vacanza in Sardegna, lasciano l’isola senza aver provato il mirto e, soprattutto, notato la differenza della sua versione artigianale, rispetto a quella industriale.

La tentazione, insomma, sta là, suadente ed irresistibile: il mare limpido al mattino e, la sera, un sorso di liquore nero. E per assaporare tutte le note aromatiche del mirto, viaggi a bordo dei traghetti Genova Porto Torres. Acquista sul sito di Snav il tuo titolo di viaggio: è semplice e veloce.

Il vino cotto: antico rimedio ischitano

Ischia è uno dei pochi posti dove si può ancora assaggiare il vino cotto, una delle più antiche ricette della tradizione rurale. Il vino cotto è la risultante di una lenta cottura del mosto d’uva, e viene utilizzato assoluto come bevanda dolce o come condimento nella preparazione di alcune pietanze. Lo sciroppo d’uva veniva usato ad esempio nella cottura di carni di maiale e di polpette.
Ma questo speciale prodotto della terra ischitana non serviva solo come alimento, bensì veniva utilizzato anche come rimedio dalle proprietà terapeutiche: è infatti ricco di polifenoli antiossidanti. Nella tradizione contadina le madri lo usavano per massaggiare la pelle dei neonati, curandone così tutti i malanni.
Tutt’oggi viene utilizzato in campagna come rimedio contro l’influenza, lo si beve caldo e aromatizzato con cannella, chiodi di garofano e scorza di limone. La ricetta tradizionale viene ancora preparata in Contrada Campagnano, frazione di Ischia Ponte, utilizzando il mosto appena fatto. Nelle antiche case di quella zona accanto al camino c’è sempre una grossa pentola di rame, dove avviene la lentissima cottura del mosto, che verrà successivamente imbottigliato.
Il vino cotto è usato tutto l’anno, ma specialmente a Natale in ricette tipiche ischitane come il baccalà nel vino cotto. Tra i prodotti tipici di Ischia il vino cotto è sicuramente una delle specialità da assaggiare se trascorrerete una vacanza su quest’isola, nei ristoranti più attenti a preservare la tradizionale gastronomia di Ischia, che cucinano pietanze tradizionali come i “pinzocheri” fritti con salsa di castagne, cioccolato e vino cotto.

Sapori campani: la torta caprese

La torta caprese, il gustoso dolce a base di mandorle e cioccolato fondente, è uno dei prodotti tipici di Capri. Questo trionfo di cacao e mandorle cela però una storia che vale la pena di raccontare.
La leggenda vuole che la famosa torta sia nata dalle mani del cuoco caprese Carmine Di Fiore, intorno agli anni ‘20 del secolo scorso. A quanto si racconta tre malavitosi americani, giunti a Capri per acquistare una partita di ghette per Al Capone, ordinarono al cuoco una torta alle mandorle. Il pasticcere, un po’ impacciato dalla presenza di quei loschi figuri, dimenticò di aggiungere la farina all’impasto e il risultato fu così buono che i tre americani ne pretesero la ricetta.
Di Fiore battezzò la torta, “caprese”, e cominciò a produrla con regolarità nel suo laboratorio, ottenendo in breve tempo un grande successo che è giunto fino ai nostri giorni. Infatti, sono numerosissimi a Capri, i successori di Di Fiore, che sempre nel segno della tradizione del grande cuoco caprese, creano dei veri e propri capolavori dell’arte dolciaria.
Le partenze delle navi per Capri da Napoli ricorrono di frequente e fare una gita nella bella isola azzurra del golfo campano, alla scoperta dei sapori dell’isola, potrebbe essere un’ottima idea per il weekend.

Croazia: il parco naturale del Plitvice

La Croazia da visitare non è solo mare ma anche parchi naturali. Un vero esempio di bellezza per gli amanti della natura è Il Parco Nazionale del Plitvice, all’interno rispetto alla costa di Spalato. Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco dal 1979, il parco si estende su una superficie di oltre 30.000 ettari ed è inserito in un territorio ricco di foreste, corsi d’acqua, cascate.
Il parco si compone di sedici laghi in successione, ma il paesaggio è molto variegato: difatti nella parte superiore si troveranno i laghi più grandi immersi in una valle dolomitica, e si potranno ammirare le spettacolari cascate che li collegano.
Nella parte inferiore i laghi sono più piccoli e la vegetazione meno fitta darà spazio alla scoperta della ricchissima fauna: oltre 150 specie di uccelli, farfalle, orsi, lupi, e altri animali gli abitanti di questa riserva.
All’interno del parco è possibile spostarsi con un trenino elettrico e battelli, oltre che a piedi e in bici. Il prezzo del biglietto è compreso tra le 70 e le 110 kune, con uno sconto del 50% per i ragazzi tra i 7 e i 18 anni e gratis per i bambini sotto i 7 anni.
Tra i parchi naturali della Croazia questo è assolutamente un luogo imperdibile da visitare, una destinazione per una vacanza estiva alternativa rispetto al mare, raggiungibile facilmente dall’Italia con i collegamenti Snav.

Capri: la lucertola azzurra

Il suo vero nome è Podarcis sicula coerulea ed è una delle tante varianti di lucertola campestre, ma noi la chiameremo più semplicemente “lucertola azzurra”. Il simpatico animale dalle squame blu ha scelto come sua residenza, una meta esclusiva: i Faraglioni e lo scoglio del Monacone a Capri.
Il medico naturalista Ignazio Cerio, uno dei primi a scoprire questi interessanti rettili che popolano la bella isola azzurra, rese nota la scoperta nel 1870. Mentre nel 1872, l’erpetologo Eimer pubblicò la prima descrizione scientifica della lucertola.
La singolare colorazione, che ben s’intona al mare e al cielo di Capri, è un interessante caso di mimetismo che conferisce all’animale una scarsa appetibilità o lo rende meno visibile ai predatori. La lucertola si distingue per la particolare colorazione azzurra della gola, del ventre, dei fianchi e del sottocoda, e dalla pigmentazione nerastra del dorso.
Presenta inoltre, una corporatura elegante, capo ben distinto, lingua piatta bifida e retrattile, occhi muniti di palpebre mobili e con pupille rotonde. Durante un’escursione ai Faraglioni, potremmo avere la fortuna di incontrare questo animale così singolare, e magari potremmo anche riuscire ad immortalarlo in una bella foto ricordo.
Una vacanza a Capri può diventare l’occasione giusta anche per ammirare questa meravigliosa creatura che ha catturato il cielo e il mare caprese.

Sonorità sorrentine: il mandolino

Considerando le sonorità campane, molto probabilmente il nostro primo pensiero si rivolge al mandolino, che in effetti, rappresenta lo strumento musicale simbolo della regione; la sua origine risale alla metà del XVII secolo, quando appunto la celebre Casa Vinaccia iniziò a produrre questa tipologia di strumenti.
Considerando in particolare il folklore di Sorrento non possiamo fare a meno di ricordare il vecchio detto che recita: “E surrentine teneno ‘a musica int’ è stentino”, cioè “i sorrentini hanno la musica negli intestini”. In fondo Sorrento, è stata sempre una terra generatrice di gruppi folkloristici, bande musicali e complessi “mandolinistici”; tra cui ricordiamo, per la grande originalità delle elaborazioni, l’Orchestra Stabile Mandolinistica “Surrentum”. Il motivo per cui questa orchestra risulta essere davvero unica nel suo genere è dato dal fatto che, le sue esecuzioni, pur basandosi su classiche melodie popolari, vengono rielaborate come composizioni appartenenti a repertori di Orchestra da Camera. Nonostante questo tipo di rielaborazione, le melodie, in fondo, non perdono l’anima, lo spirito, e la caratteristica atmosfera delle musiche campane.
Per ascoltare queste fantastiche e coinvolgenti musiche il consiglio è visitare Sorrento. Snav offre un servizio di aliscafi, con partenze giornaliere in tutti i mesi dell’anno. La navigazione è rapida, sicura e ricca di ogni comfort e le prenotazioni dei biglietti possono essere effettuate on line comodamente da casa.

Le musiche balcaniche

La musica dei popoli balcanici, così passionale e coinvolgente, è una magia che attraversa il mare e cattura il cuore di genti diverse e lontane.
In Croazia la musica è la principale fonte d’ispirazione di ogni momento compositivo. Basti pensare, ad esempio, a come queste antiche melodie riecheggino nelle opere principali di Haydn e come abbiano rivestito un ruolo fondamentale per lo sviluppo della musica classica.
Accompagnate dalla tamburitza (un mandolino di derivazione turca) e dalla cetra (o meglio, la citura, lo strumento principe del nord-est croato), le musiche balcaniche trionfano nelle colorate e vivaci feste locali, animate da energici balli tradizionali come il Kolo, che è sorretto da una musica tzigana.
Ma le influenze delle melodie balcaniche si sentono anche nella musica moderna, più amata dai giovani. Riaffiorano tra le note dei gruppi pop e rock e perfino nella musica elettronica, house e techno che anima le discoteche croate, ma anche nel drum’n’ bass e minimal, generi particolarmente amati dai dj croati.
In Croazia, il turista potrà apprezzare la suggestiva musica croata sia nel folklore delle feste locali, che in particolari eventi musicali che si tengono soprattutto a Porec e a Dubrovnik.
Ma la musica croata è più vicina all’Italia, soprattutto grazie alla flotta della Snav, che garantisce sempre un viaggio comodo e sicuro a bordo delle sue navi.

Il Gattopardo

Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un pilastro della letteratura italiana del Dopoguerra. Pubblicato per la prima volta nel 1958, il volume tratta le vicende di una famiglia nobile siciliana tra i 1860 e il 1910. Il Gattopardo è ambientato a Palermo e nel feudo di Donnafugata, vale a dire l’odierno paese di Palma di Montechiaro in provincia di Agrigento.
Tomasi di Lampedusa decisa di raccontare le vicende di un suo antenato, il bisnonno Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa. Nell’opera ne cambia però il nome, che diventa Principe Fabrizio Salina. Il Gattopardo dà uno spaccato della Sicilia negli anni più importanti del Risorgimento, parlando di una famiglia che per lungo tempo “non aveva mai saputo fare neppure l’addizione delle proprie spese e la sottrazione dei propri debiti”. Il romanzo fu poi “portato” al cinema da Luchino Visconti nel 1963, col lungometraggio omonimo.
In Sicilia vengono organizzate escursioni a Palma di Montechiaro alla scoperta dei luoghi de Il Gattopardo (oltre a quelli di Palermo). In particolare nel paese dell’agrigentino è possibile visitare la Chiesa Madre, il Palazzo Ducale, il Castello e la Chiesa e Convento delle Benedettine. In quest’ultimo edificio, uno dei tantissimi palazzi storici della Sicilia, è conservata la tomba di Isabella Tomasi di Lampedusa.
E’ possibile raggiungere la cittadina da Palermo con pulman che effettuano la tratta 4 volte al dì e impiegano poco più di due ore. Inoltre dal capoluogo siciliano Palma di Montichiari è raggiungibile in auto attraversando la regione, per un percorso di circa 150 chilometri, tramite la A19.

La tarantella sorrentina

La tarantella sorrentina nasce come danza popolare e come espressione folcloristica, per diventare poi, nel corso degli anni, una vera e propria attrazione turistica; un elemento di forte interesse per tutti coloro che desiderano fare una vacanza a Sorrento.
Chiunque visiti la Costiera Sorrentina, infatti, non può assolutamente privarsi di tutti quelle sensazioni che, solo osservando la tarantella, si possono provare. Si tratta di una danza conosciuta in tutto il mondo, che grazie alla sua leggiadria, freschezza, alla sua musica e ai suoi costumi, ha il potere di suscitare in ognuno di noi un fortissimo senso di allegria e di assoluto benessere; stesse sensazioni che in fondo, si possono percepire passeggiando lungo le stradine strette, o le eleganti piazze della Terra delle Sirene.
Ormai la tarantella, oltre ad essere una danza particolarmente coinvolgente, è diventata anche uno dei più suggestivi biglietti da visita per la costiera sorrentina. A tal proposito, vengono spesso organizzati degli spettacoli, in locali specializzati, che sullo sfondo delle rappresentazioni, propongono straordinarie immagini paesaggistiche dell’antica Sorrento.
Ma perché la tarantella sorrentina si differenzia da tutte le altre? I motivi sono due: il primo consiste in una particolare variazione della musica, realizzata proprio durante la fase centrale della danza; il secondo motivo è dato dal fatto che la tarantella sorrentina, a differenza delle altre, è esclusivamente una danza d’amore.
Dunque, per lasciarsi trasportare dalla melodia, e sognare ad occhi aperti davanti ad incantevoli paesaggi, non rimane altro che raggiungere al più presto Sorrento. Niente di più facile e conveniente grazie al servizio di aliscafi offerto da Snav: si effettuano partenze giornaliere durante l’arco di tutto l’anno, e il servizio di navigazione è rapido, sicuro e confortevole.

I cantadores a chiterra

I cantadores a chiterra fanno parte della tradizione folkloristica sarda fin dall’ottocento. Il territorio che interessa questa tradizionale forma di musica sarda è il Logudoro, ampia zona della Sardegna centro-settentrionale, che comprende soprattutto la provincia di Sassari, e la zona della Gallura.
Le prime forme di espressione dei cantadores sono le aggregazioni spontanee di amici in campagna, nelle cantine e bettole sarde, che tra un bicchiere di buon vino e l’altro si esibivano in sfide canore soprattutto del “Canto in Re”.
Tali canti inizialmente non prevedevano un accompagnamento strumentale, ma si sono via via affinati sino a suscitare interesse e diffusione in occasioni importanti come i matrimoni, dove i cantadores si esibivano in canti inaugurali in onore degli sposi.
Alla voce dei cantadores si è affiancato prima l’uso dell’organetto e successivamente quello della tipica chitarra sarda, con intarsi madreperlati, e solo in tempi più recenti è subentrata la fisarmonica.
Ma l’aspetto più interessante del Cantu a chiterra è la “disfida” gara tra i cantatori. Ad esempio i canti d’amore “Muttos”, tradizionalmente serenate, alle volte divenivano canti “A dispreziu” cioè canti scherzosi dei cantadores l’uno contro l’altro, usati per rallegrare le serate.
L’ampio panorama di attività turistiche legate a questa meravigliosa isola, comprende anche il folklore in Sardegna, terra dalle antichissime tradizioni popolari tra cui, appunto, quella ancora presente dei cantadores a chiterra.